Martedì, 20 Aprile 2021
La desertificazione delle città / Torino

Non riesce a pagare l'affitto del locale, barista si incatena per protesta

"Servono aiuti veri o si rischia la desertificazione delle città". L'associazione degli artigiani e delle piccole e medie imprese ha fatto il conto rivelando quanto degli aiuti statali sia veramente finito in tasca a imprenditori e commercianti

Salvatore Chiarello, titolare del bar Retrò di via San Secondo

Salvatore Chiarello, titolare del bar Retrò di via San Secondo a Torino, aperto soltanto a dicembre 2019, da ieri, venerdì 26 marzo 2021, protesta contro lo Stato incatenandosi al déhors del suo locale dopo avere ricevuto un'ingiunzione a pagare gli ultimi due mesi di affitto del locale, che aveva regolarmente saldato a fine dicembre nonostante le difficoltà della pandemia.

Il secondo lockdown gli è stato fatale e i ristori arrivati dal governo sono insufficienti a sostenere tutte le spese. "È giusto che i clienti conoscano la nostra situazione", dice Chiarello, che gestisce il locale insieme alla moglie ed è specializzato nella preparazione di brioches dopo una vita in cui aveva avuto un'attività analoga nel quartiere Barriera di Milano.

Sostegni o ristori, per le attività una elemosina: "Rimborsare affitti"

Proprio oggi l'associazione degli artigiani e delle piccole e medie imprese aveva fatto i veri conti sui ristori rivelando quanto degli aiuti statali fosse veramente finito in tasca a imprenditori e commercianti.

  • Ad un bar che nel 2019 ha fatturato 90 mila euro e a causa della pandemia l'anno scorso ha perso il 50% del fatturato, - evidenzia la Cgia - l'importo che gli verrà riconosciuto nelle prossime settimane sarà di 2.250 euro, praticamente il 5% della perdita.
  • Ancora peggio per un'agenzia di viaggi che, ad esempio nel 2019 ha registrato un fatturato di 200 mila euro e l'anno successivo ha subito un calo dell'80%, gli verrà riconosciuto infatti un rimborso di 6.667 euro, pari al 4,2% della perdita di fatturato.
  • Un albergo che nel 2019 ha fatturato 500 mila euro e nel 2020 ha visto contrarsi lo stesso del 60% riceverà 10 mila euro, ''coprendo'' il 3,3 per cento delle perdite.
  • Una piscina o una palestra con un fatturato di 2 milioni di euro e un calo del medesimo registrato nel 2020 del 75 per cento, ''porterà'' a casa 37.500 euro. Cifra che ammonta al 2,5 per cento della perdita subita.
  • Una azienda tessile con un fatturato 2019 di 7 milioni di euro e una perdita avvenuta nel 2020 del 35% gli verrà riconosciuto un indennizzo di 40.833 euro. Importo, quest'ultimo, che compenserà l'1,7% delle perdite.

L'Ufficio studi della Cgia stima che fino a ora gli imprenditori italiani hanno beneficiato di 27 miliardi di euro, mentre le risorse ascrivibili alla legge di Bilancio 2021 e quelle riconducibili al ''decreto Sostegni'' espleteranno i propri effetti principalmente nel corso di quest'anno. Sebbene in termini assoluti questi 64,7 miliardi di euro costituiscono un importo molto rilevante, tuttavia, se rapportati ai circa 350 miliardi di euro di contrazione del fatturato registrato dalle aziende italiane nel 2020, ''compensano'' solo il 18,5% dei mancati ricavi totali.

I piccoli imprenditori: "Si rischia la desertificazione delle città"

Oltre a rimborsare in misura maggiore le perdite subite, secondo la l'Ufficio studi della Cgia bisogna compensare anche una buona parte dei costi fissi, così come fanno in Francia e in Germania che da mesi hanno recepito le nuove disposizioni introdotte dall`Ue in materia di aiuti di stato alle imprese. Costi, quelli fissi (come gli affitti, le assicurazioni, le bollette energetiche, etc.) che, nonostante l'obbligo di chiusura e il conseguente azzeramento dei ricavi, le attività economiche continuano purtroppo a sostenere. 

"Se i nuovi aiuti saranno stanziati con una certa continuità e con dimensioni economiche accettabili almeno fino alla fine di quest`anno - come ha annunciato nei giorni scorsi il ministro dell`Economia Daniele Franco - possiamo ancora farcela.
Altrimenti, dice ancora la Cgia, rischiamo una chiusura generalizzata di tante botteghe artigiane e di altrettanti piccoli negozi commerciali che provocherà la desertificazione sia dei centri storici sia dei quartieri periferici".

Salvini sferza Draghi: "Tra 10 giorni riparire bar, ristoranti, palestre"

Proprio all'indomani della conferenza stampa durante la quale il premier Mario Draghi ha annuciato il protrarsi del lockdown anche oltre i giorni "rossi" della Pasqua, il leader della Lega Matteo Salvini è tornato a sferzare i colleghi di maggioranza chiedendo la riapertura delle attività: "Oggi è il 27 marzo. Se dopo Pasqua, fra dieci giorni, la situazione sanitaria in tante città italiane sarà tornata tranquilla e sotto controllo, secondo voi sarà giusto riaprire bar, ristoranti, scuole, palestre, teatri, centri sportivi e tutte le attività che possano essere riavviate in sicurezza? Secondo me sì -  scrive in un post su facebook - Correre con vaccini e terapie domiciliari, e appena possibile riaprire in sicurezza: il 'sostegno' più utile e importante, è tornare al lavoro".

Tuttavia come ha spiegato lo stesso premier riapire in sicurezza è difficile con i numeri della pandemia che anche oggi segnano il triste computo di quasi 400 vittime.

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