Sabato, 23 Ottobre 2021
Economia

Finisce l'era Draghi: l'ultimo aiuto all'Italia che ora è più sola

Il pacchetto di nuove misure di stimolo dell'economia è una risposta della banca centrale europea all'indebolimento dell'economia. Dalla Germania le maggiori critiche: qui la situazione è tornata a livelli che non si vedevano dalla recessione del 2009

Tassi di interesse inchiodati a zero nell'area euro, con la Banca centrale europea che ribadisce l'orientamento a non aumentarli per un prolungato periodo di tempo. Questo la decisione dell'ultimo Consiglio direttivo presieduto da Mario Draghi: l'economista italiano da Novembre lascerà il posto alla francese Christine Lagarde.

Tra gli ultimi provvedimenti approvati c'è la conferma della misura più rappresentativa dell'era Draghi, il Quantitative Easing: la Bce ha infatti confermato il riavvio degli acquisti di titoli di Stato dal primo novembre, al ritmo di 20 miliardi di euro al mese e "finché necessario a rafforzare l'impatto di accomodamento dei suoi tassi di riferimento", quindi senza fissare una scadenza a queste operazioni.

Il pacchetto di nuove misure di stimolo dell'economia è una risposta della banca centrale all'indebolimento dell'economia che compromette una risalita dell'inflazione ai valori obiettivo dell'istituzione. I dati delle indagini sulle imprese di ottobre hanno confermato un quadro di stagnazione nell'area euro, zavorrata dalla contrazione nel settore manifatturiero.

Dalla Banca centrale europea quindi una "necessaria posizione altamente accomodante" che potrebbe durare ancora a lungo, ma il presidente della Bce richiama i Paesi dell'area euro che dispongono di margini di Bilancio "ad agire tempestivamente" verso una politica economica più espansiva incoraggiando invece i Paesi ad alto debito pubblico a perseguire politiche economiche prudenti "in modo da assicurare il funzionamento degli stabilizzatori automatici".

Un duplice richiamo facilmente identificabile rispettivamente per Germania e Italia.

Ma in attesa del passaggio di consegne alla guida della Bce che si terrà il prossimo 28 novembre, occorre guardare a questi ultimi otto anni per capire cosa aspettarsi dal nuovo Board.

Draghi lascia l'istituzione potendo contare sul giudizio positivo della stragrande maggioranza degli osservatori che lo considera il salvatore dell'euro. Basti ricordare il celeberrimo discorso del luglio 2012 quando spiegando che la Bce avrebbe fatto tutto il possibile ("whatever it takes") per salvare la moneta unica nel momento della crisi del debito sovrano, aveva paragonato l'euro a un calabrone, che secondo le leggi della fisica non può volare, auspicando che si trasformasse in una vera ape.

Draghi rivendica inoltre che anche in Italia, uno dei paesi più euroscettici, sia cambiata la percezione della bontà della moneta unica, percepita ora come "irreversibile".

Luci ma anche ombre: dalla Germania continuano a provenire le maggiori critiche. Qui la situazione si è aggravata a livelli che non si vedevano dalla recessione del 2009. Le ultime analisi none escludono addirittura una caduta in recessione tecnica del Pil.

Quale futuro per Mario Draghi

Libero dall'incarico a Francoforte ora Mario Draghi rischia di finire strattonato per la giacca dai vari politici italiani, in cerca di un uomo forte dal celebrare sull'altare elettorale. 

A 24 ore dall'endorsment di Silvio Berlusconi che vorrebbe poterlo indicare come candidato premier, è arrivata la risposta di Draghi che con ironia ha spiegato:

"Come sapete generalmente non ho idee sul cosa farò dopo la presidenza della Bce, ma se volete più informazioni chiedete a mia moglie".

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