Sabato, 8 Maggio 2021
Uno smacco per 230 strutture

La beffa dei parchi a tema, apertura il 1° luglio: "Noi discriminati, è un'assurdità"

La denuncia dell'Associazione Parchi Permanenti Italiani: ''Le nostre strutture all'aperto sono considerate inspiegabilmente pericolose''. L'appello al premier Draghi: ''Negli Usa e in Gran Bretagna sono stati i primi a riaprire''

Una delle attrazioni di Mirabilandia (Foto di repertorio Ansa)

L'attesa per le riaperture che avranno inizio il prossimo 26 aprile sta per concludersi: da lunedì prossimo, nelle regioni che passeranno in zona gialla, potranno riaprire diverse attività: un piano a tappe che partirà dalla ristorazione, passerà poi per le piscine all'aperto e gli stabilimenti balneari dal 15 maggio, per poi riaprire le  attività connesse alle palestre il 1° di giugno. L'ultima tappa, almeno per il momento, è quella del 1° luglio e riguarda gli stabilimenti termali, le fiere e i parchi a tema. Una road map che per quest'ultimi si traduce in un nuovo smacco, una beffa che riguarda 230 parchi divertimento sparsi sul territorio italiano, denunciata dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani: ''Le nostre strutture all’aperto e ipercontrollate, sono inspiegabilmente considerate attività pericolose. Siamo costretti ad azioni di protesta eclatanti: le categorie che hanno urlato di più, hanno ottenuto più attenzione''.

Riaperture, la beffa dei parchi a tema

La decisione del Governo ha lasciato di stucco l'associazione aderente a Confindustria, che nell'appello lanciato al Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Maria Stella Gelmini, al Ministro del Turismo Massimo Garavaglia, al Ministro della Cultura Dario Franceschini e al Presidente del Consiglio Mario Draghi, fa perno sui diversi studi scientifici che hanno evidenziato un minor rischio di contagi all'aria aperta. Inoltre, è stato anche provato che la presenza del cloro nelle piscine elimina in pochi attimi l’agente virale. Ma nonostante questo, il Comitato tecnico scientifico ha ritenuto più opportuno ritardare l'apertura di queste strutture considerate ''pericolose''. Una beffa soprattutto se si pensa a quanto successo nel 2020: ''Se lo scorso anno - ricorda l'associazione - con la pandemia in atto e senza vaccinazioni, il settore è stato riaperto a fine maggio, nel 2021 con la campagna vaccinale in corso, i farmaci e le nuove accortezze, incomprensibilmente, il Governo toglie un mese di lavoro al settore''.

Un tema, quello dei contagi nei parchi e delle regole, introdotto anche dall'Amministratore Delegato di Gardaland, Aldo Maria Vigevani: "Lo scorso anno Gardaland ha applicato un efficace Protocollo di Sicurezza e non è stato registrato nessun contagio tra i suoi Ospiti. Gardaland,con oltre 1.500 dipendenti diretti e 10.000 occupati nelle aziende dell'indotto del Lago di Garda, rappresenta una colonna portante dell'economia italiana. Inoltre è dato scientifico ormai assodato che la contagiosità del virus dipenda dalla sua concentrazione nell'aria, che quindi all'aperto si riduce in maniera esponenziale. Solo lo 0,1% dei contagi avviene all'aria aperta".

La denuncia: ''Trattati con disparità''

Secondo Giuseppe Ira, Presidente Associazione Parchi Permanenti Italiani, aderente a Confindustria, e del parco tematico Leolandia di Bergamo, il trattamento ricevuto dal settore genera una inevitabile e dannosa concorrenza sleale: ''La disparità di trattamento rispetto ad altre categorie è configurabile in una vera e propria concorrenza sleale, che genera rabbia e risentimento negli Associati. Siamo trattati peggio delle sale giochi e delle altre attività al chiuso, inclusi i ristoranti, nei quali si sosta per ore senza mascherina. Le attività dei nostri parchi si svolgono sempre all’aperto, con ampi spazi a disposizione e sotto il controllo di personale preposto, a differenza di quanto può accadere per strada o nelle aree gioco per bambini dei parchi pubblici, peraltro già aperte, dove manca ogni tipo di monitoraggio del distanziamento e non sono presenti i presidi per la sanificazione delle mani. Contingentiamo gli ingressi per evitare ogni rischio di assembramento e abbiamo predisposto severi protocolli di sicurezza che hanno già ampiamente dimostrato la loro efficacia lo scorso anno. Negli Usa i parchi sono stati aperti in febbraio, non appena è partita la campagna vaccinale, e in Gran Bretagna hanno deciso di riaprire subito i pub all’aperto e tutti i parchi di divertimento''.

L'associazione elenca poi i casi emblematici della disparità operata dall'esecutivo: riaprono i musei al chiuso dal 26 aprile nelle zone gialle, ma non i parchi faunistici e i parchi avventura all'aperto; il 15 maggio via libera per le piscine all'aperto ma non per i parchi acquatici; poi toccherà ai ristoranti al chiuso, al pubblico negli stadi, tutti prima dei parchi tematici. 

Le richieste del settore

Alla luce di questa situazione, il presidente dell'Associazione Parchi Permanenti Italiani, chiede di colmare questo gap: ''Vogliamo l’immediata equiparazione ai comparti merceologicamente simili altrimenti dovremo intraprendere azioni eclatanti. Abbiamo sempre mantenuto un profilo dialogante e collaborativo, ma evidentemente non è servito a nulla: le categorie che hanno urlato scompostamente hanno ottenuto più attenzione e parziali risposte. Siamo tra i primi settori ad essere colpiti dalla crisi e le aziende del comparto registrano in media una perdita dell’80%: quest’anno avremmo bisogno di una stagione più lunga, per contro la decisione del Governo condanna molti parchi all’impossibilità di aprire. Fino al 2019, il nostro settore coinvolgeva direttamente 25.000 occupati, circa 50.000 con l’indotto. La perdurante incertezza porterà ad una fortissima contrazione degli occupati, ormai in FIS da troppi mesi. La nostra forza lavoro non ce la fa più: i migliori hanno trovato un altro impiego, ma migliaia di persone faticano a sopravvivere, dopo aver dilapidato i propri risparmi e quelli dei propri familiari. Ci aspettiamo anche una presa di posizione da parte del Ministro Garavaglia, che abbiamo incontrato più volte e che ci aveva assicurato il suo impegno per il passaggio della categoria dei parchi sotto il Ministero del Turismo''.  

Ma la disparità di trattamento non è l'unico ''neo'' legato alla decisione del Governo di ritardare al 1° luglio l'apertura dei parchi a tema: il settore infatti, il settore rientra ancora nella categoria ''Circhi e Spettacoli Viaggianti'' facente capo al Dicastero dei Beni Culturali, e da questo dipende la sistematica inadeguatezza degli interventi predisposti a sostegno della categoria nel corso degli ultimi 14 mesi.

Cosa vuol dire? Che nonostante i costi fissi legati al mantenimento delle strutture degli animali e del verde, a cui vanno aggiunti i livelli occupazionali garantiti, i Parchi non sono stati ricompresi in almeno 4 provvedimenti legati ai ristori. In prima battuta perché il raffronto tra il mese di aprile 2019 e il mese di aprile 2020 non dava scostamenti significativi, in quanto molti parchi in aprile non sono operativi, poi perché è stato limitato l’accesso al credito alle imprese con più di 5 e 10 milioni di fatturato. 

Infine, non facendo parte del settore turistico, i parchi non hanno potuto accedere alle agevolazioni fiscali concesse alle imprese del comparto, come ad esempio l'esenzione dall'Imu. ''Per non parlare dei finanziamenti - conclude Ira - un’azienda che perde l’80% nel 2020 e nel 2021 avrà comunque risultati negativi, a causa del Covid-19 e della chiusura disposta dal Governo, non è considerata affidabile. Gli Istituti Bancari si sono limitati a coprire le loro esposizioni, consolidandole a 6 anni con garanzie statali, mentre il credito alle aziende è stato erogato raramente ed a un costo altissimo in termini di interesse''. 

Parchi tematici: nel 2020 persi 10mila posti di lavoro

La prolungata chiusura dei parchi a tema ha avuto ovviamente conseguenze nefaste sull'occupazione: nel 2020 il 20% dei parchi ha rinunciato completamente all'apertura e si sono persi 10.000 posti di lavoro stagionali. Una ''strage'' che rischia di coinvolgere migliaia di lavoratori e centinaia di imprese, già messe in ginocchio dalla crisi economica e adesso ''beffate'' dalle decisioni del Governo. Esclusi i cosiddetti big player, facenti già capo a gruppi multinazionali e Leolandia (uno dei pochi grandi parchi ad essere ancora saldamente in mano ad imprenditori italiani) il comparto è costituito da imprese di piccole e medie dimensioni che non hanno voce, pur giocando un ruolo importante nell’ambito dell’offerta del territorio e alimentando un forte indotto. Un grido d'aiuto che non può restare inascoltato, considerando che il settore dei parchi tematici nel 2019 ha generato un giro d'affari da 400 milioni di euro, che sale ad un miliardo se si contemplano anche hotel, ristorazione, merchandising, manutenzione e le altri voci correlate.

Bonaccini: "Speriamo di poter anticipare alcune aperture"

Un piccolo spiraglio sulla possibilità di anticipare alcune riaperture, come ad esempio quelle dei parchi, è arrivato da Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia-Romagna: "Si è riusciti ad anticipare le aperture rispetto a quanto era stato previsto in diversi casi, a partire dai ristoranti. Per quanto riguarda i ristoranti all'aperto, sta succedendo esattamente quello che dissi io qualche settimana fa. Capisco che siamo in un Paese in cui non ci si ricorda quasi più nulla ma così esattamente sta andando''.

"Comprendo la necessità di utilizzare gli spazi aperti - ha aggiunto Bonaccini - so che per alcuni ristoratori è impossibile, io mi auguro che se le cose nelle prossime settimane, monitorandole quotidianamente, potranno migliorare, si potrà arrivare anche a un anticipo di aperture che riguardano il mese di giugno e addirittura, come nel caso dei parchi, il primo di luglio. Se le cose vanno bene, nelle prossime settimane ci potrà essere una parziale revisione di queste regole''.

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