Bekaert, vertenza infinita: nel piano di salvataggio c'è posto solo per 90 operai su 224

Sulla scrivania del ministro Di Maio sono arrivate quattro proposte per il rilancio della fabbrica di Figline Valdarno, tra cui una dalla Biellorussia e due dall'India. Ma la Fiom frena: "Occorre salvaguardare tutti i 224 lavoratori in cassa integrazione"

Il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio e il vice capo di gabinetto Giorgio Sorial (Foto Fb)

Bekaert, qualcosa si muove: per la reindustrializzazione del sito produttivo di Figline Valdarno si starebbe profilando un possibile "solido" investitore che possa salvaguardare i livelli occupazionali e produttivi. Lo si apprende al termine dell'incontro che si è svolto oggi al Ministero dello Sviluppo economico presieduto dal vicecapo di gabinetto Giorgio Sorial alla presenza dei rappresentanti dell'azienda, dell'advisor Sernet S.p.A., della Regione Toscana, del Sindaco del Comune di Figline e Incisa Valdarno e delle sigle sindacali.

In una nota il Mise ha specificato come sono stati circa 100 i potenziali partner contattati per l'operazione e attualmente sarabbero quattro le manifestazioni di interesse su cui si sta lavorando. 

E in particolare, due risultano in stato avanzato di interlocuzione: "Una riguarda l'interesse di un'azienda italiana presente nel mercato dei prodotti derivati dell'acciaio, l'altra è proveniente dall'azienda bielorussa BMZ".

Bekaert, dalla Biellorussia un "solido investitore"

Se il possibile investimento dell'azienda bielorussa Bmz era già stato al centro del vertice bilaterale tra il ministro Di Maio e il premier bielorusso Rumas lo scorso 6 febbraio, ora sarebbe sopraggiunto "di recente" l'interessamento da parte di due possibili investitori indiani.

Il confronto tra il Ministero e i rappresentanti del governo bielorusso è poi proseguito anche con una serie di riunione tecniche, nel corso delle quali è stato confermato il concreto interesse a investire sul sito produttivo. A tal riguardo, l'azienda Bmz si è anche recata con una sua delegazione a Figline Valdarno per visitare lo stabilimento".

Il prossimo incontro del tavolo di monitoraggio è in programma a fine settembre fermo restando l'indicazione dei criteri fissati dal Mise, ovvero "la tutela del know how presente nel sito e la capacità di salvaguardare, attraverso un piano di riassorbimento o ricollocamento, i lavoratori che si trovano in cassa integrazione".

Bekaert, Fiom: "Soluzione solo per 90 operai su 224"

Tuttavia dai rappresentati sindacali della Fiom trapela insoddisfazione per l'esito del confronto. "Dopo 111 giorni dall'ultimo incontro le principali proposte di rilevare lo stabilimento sono ancora due, entrambe interessate alla produzione di filo tubi" spiega Daniele Calosi, segretario generale della Fiom Cgil di Firenze.

"La prima, da parte di un'azienda italiana che riassorbirebbe solo 90 lavoratori con l'impegno, in caso riesca a trovare partner finanziari, a ricollocarne un numero più alto in tre anni; la seconda, da parte della bielorussa Bmz, che non ha ancora presentato formalmente alcun piano industriale e che come l'altra ne riassumerebbe 90. Come Fiom abbiamo ribadito che per noi la soluzione deve salvaguardare tutti i 224 lavoratori ancora ad oggi in cassa integrazione, utilizzando anche nuovi ammortizzatori sociali. Diversamente da ciò non siamo disposti a firmare alcun accordo".

Intanto il tempo passa e la rabbia cresce. Per discutere le prossime mosse è stata convocata una assemblea dei lavoratori per giovedì 18 luglio alle 15:30 presso il Circolo Arci Rinascita di Figline.

Ricordiamo come la vertenza nasca oltre un anno fa quando la multinazionale Belga il 22 giugno 2018 aveva comunicato agli operai la chiusura unilaterale dello stabilimento a seguito della decisione di spostare in Romania le produzioni, aprendo contemporaneamente una procedura di licenziamento per tutti i lavoratori.

Il 3 ottobre 2018 era stato firmata la reintroduzione della cassa integrazione per cessazione, uno strumento per traghettare il sito produttivo verso un nuovo proprietario, evitando i licenziamenti collettivi.

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