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Domenica, 14 Aprile 2024
L'istantanea

Il rischio beffa su benzina e diesel dalla prossima settimana (e il cartello col prezzo medio è in bilico)

Alla Camera l'emendamento del governo al decreto: la raffica di correttivi proposti dai gruppi è stata depositata. Traballa l'obbligo di esporre il prezzo medio, ma meno sanzioni ai gestori. Occhi puntati sui prezzi dopo il 5 febbraio

Ci siamo (quasi). Atteso alla Camera nelle prossime ore l'emendamento del governo al decreto carburanti. La raffica di correttivi proposti dai gruppi (una novantina) è stata depositata, serviranno ora i pareri di ammissibilità e la prossima settimana si dovrebbe votare. 

Le novità in arrivo sul decreto carburanti

Non ci sono certezze, solo indiscrezioni. Secondo il Sole 24 Ore non sarà cancellato il nuovo obbligo di esposizione del prezzo medio calcolato su base regionale per le stazioni collocate nelle città, sulle strade provinciali e su quelle statali. Novità invece in vista per quel che riguarda i distributori di benzina sulle autostrade: lì la media sarebbe calcolata su base nazionale. Potrebbero anche cambiare i termini di applicazione del decreto ministeriale per la tempistica delle comunicazioni: i quindici giorni andrebbero conteggiati a partire dall'entrata in vigore della legge di conversione. Dettagli.

Per garantire il tempestivo adeguamento delle informazioni di prezzo a vantaggio dei consumatori, verrebbe poi introdotto un obbligo di comunicazione settimanale e infrasettimanale al variare, in aumento e in diminuzione, del prezzo comunicato. Dovrebbe debuttare (ma chissà quando) anche l'app pubblica gratuita a disposizione degli utenti per visualizzare prezzi medi dei carburanti e tariffe praticate. All'orizzonte c'è anche un sostanziale alleggerimento delle sanzioni ai gestori "furbetti" previste originariamente dal decreto. Arriverebbero solo in quei casi di strutturale omessa comunicazione settimanale o di reiterata mancata comunicazione di ogni variazione dei prezzi. La sospensione da 1 a 30 giorni (già ridotta dalla prima versione 7-90) diventerebbe quasi impossibile, nei fatti, perché scatterebbe automaticamente soltanto in caso di ben 4 (e non più 3) mancate comunicazioni corrette dei prezzi nell'arco di due mesi. Le multe subiranno anche una riduzione da 500 e 6mila euro nel decreto di partenza a 200 e 2mila euro.

Resta da capire se il "nuovo cartello obbligatorio" col prezzo medio sarà davvero realtà. Fratelli d'Italia deve guardarsi infatti anche dai colleghi di maggioranza. Forza Italia propone di eliminare l’obbligo e sostituirlo con l'esposizione di un Qr code, oppure di eliminarlo del tutto. Così anche la Lega e il Pd, con propri emendamenti. Per ora il cartello col prezzo medio rimane, ma quella che era stata pensata come una semplice misura di trasparenza, che il Consiglio dei ministri ha varato per contrastare le presunte speculazioni sul caro-carburanti, ha più ostacoli del previsto sulla sua strada.

Quanto guadagnano davvero i benzinai

Perché i prezzi potrebbero aumentare dalla prossima settimana

La data cerchiata in rosso sul calendario è quella di dopodomani, domenica 5 febbraio, il giorno in cui scatterà l'embargo ai prodotti raffinati provenienti dalla Russia. L'embargo al petrolio russo è stato deciso già dal 5 dicembre dall’Unione europea, ma solo a breve si estenderà ai prodotti della raffinazione, a partire dal diesel, e ciò potrebbe generare altra volatilità sui prezzi. Vietata l'importazione, con tutto quello che ne consegue: mancheranno all’appello l’equivalente di oltre un milione di barili al giorno, un quarto della domanda di tutta la Ue. Andranno sostituiti (e in parte lo si è fatto, per tempo), facendo scattare una corsa alla domanda che, inevitabilmente, potrebbe portare a nuovi rialzi dei prezzi ai distributori. L'Italia, a differenza che per il gas, non è particolarmente esposta a riguardo, ma per gli analisti l'embargo porterà a un nuovo generale aumento dei prezzi dei carburanti, soprattutto per quanto riguarda il gasolio. Il timore, in parole povere, è che possano esserci aumenti.

Si potrebbe far notare che l'embargo al petrolio russo, scattato già da due mesi, in realtà non abbia provocato particolari problemi per le forniture. La disponibilità di greggio rimane elevata nel mondo e la quota di petrolio russo è stata sostituita senza particolari contraccolpi. Ma il caso dei prodotti raffinati è leggermente differente: è un'attività che il mondo occidentale dall'inizio del secolo ha quasi messo al bando, dando il là alla riconversione verso i biocarburanti e lavorazioni sostanzialmente meno inquinanti. Sono attività che nessuno vuole più fare, anche per la difficoltà di costruire impianti per le resistenze locali. Servirebbero comunque anni prima di costruirne di nuovi. La Russia e i paesi del Golfo, dove ambientalismo e opposizione sono un miraggio, hanno rifornito l'Europa, che ha pensato di aver risolto "per sempre" il problema. La guerra in Ucraina ha cambiato le carte in tavola e sostituire i prodotti raffinati russi è diventato un'esigenza.

Le scorte accumulate  faranno da cuscinetto ed eviteranno probabilmente un'impennata immediata delle quotazioni in Europa. Le compagnie europee si sono affrettate a riempire gli stoccaggi di gasolio, con flussi che hanno raggiunto il massimo dell'ultimo anno. L'Ue ha già dimezzato le importazioni di gasolio russo dal 50% precedente all’invasione al 27% odierno, aumentando nel frattempo le importazioni dagli Stati Uniti e da altri paesi. L'Ue sta facendo scorte anche da Medio Oriente e Asia, a cominciare dalla Cina. Hedi Grati, responsabile della ricerca su combustibili e raffinazione di S&P global commodity insights, sottolinea poi "l'ampliamento della capacità di raffinazione di Kuwait, Arabia Saudita e Oman, che potrebbe alleviare qualsiasi impennata di prezzi derivante dal divorzio con la Russia".

Tuttavia, a un certo punto, il conto dell'embargo potrebbe arrivare (basti pensare semplicemente ai costi di trasporto che saliranno rispetto a oggi, con possibili riflessi alle pompe). A quel punto sì che sarà utile contare sull'accisa mobile prevista dal governo. Perché, in conclusione, un generale incremento dei listini è possibile.

In Italia la benzina dovrebbe costare meno che nel resto d'Europa

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