Lunedì, 15 Luglio 2024
BENZINA

"Basta tasse sulla benzina": a urlarlo ... i petrolieri

Alessandro Gilotti, presidente dell'Unione petrolifera, attacca duramente il livello di tassazione sui carburanti. Lo sfogo in un'intervista ad Avvenire: "Il carico fiscale rappresenta il 60% del prezzo finale"

"Dobbiamo proteggere le nostre industrie e questo è un compito di cui deve farsi carico l'Europa". Dopo queste prime parole, diciamo così, accomodanti, il presidente dell'Unione petrolifera, Alessandro Gilotti, si sfoga in un'intervista all'Avvenire parlando del dossier energia e osserva che "è arrivata l'ora di una moratoria fiscale sulla benzina".

"Abbiamo un carico fiscale che non ha uguali in Europa e rappresenta oltre il 60% del prezzo finale dei carburanti. In questi ultimi anni - osserva - il nostro prezzo industriale, cioè quello al netto delle tasse, si è progressivamente ridotto ma i consumatori non se ne sono accorti perché l`aumento delle accise disposto a partire dal 2011, ha più che compensato ogni possibile vantaggio. A perdere è ormai anche l'erario, per effetto di una domanda sempre più elastica all`aumento del prezzo".

In merito ai possibili rischi nelle forniture di gas a lungo termine, nel caso la situazione in Ucraina dovesse peggiorare, Gilotti ritiene che ci sia "un rischio reale e perciò va gestito con attenzione. La Russia non è cruciale solo per gli approvvigionamenti di gas, ma anche per la fornitura di petrolio, essendo il primo paese produttore al mondo. La crisi in corso sta avvenendo a una velocità inedita anche per i mercati e ci espone a turbolenze fino a ieri sconosciute".

Parlando della situazione delle raffinerie e dei posti di lavoro, sottolinea che "tutti i posti sono a rischio se è vero, come siamo convinti, che tutte le raffinerie sono a rischio. Nessuna esclusa, anche le più efficienti. Il nostro sistema di raffinazione, ma più in generale quello europeo, per sua natura si confronta sul mercato internazionale, ma deve fare i conti con un complesso sistema di regole che altri paesi non hanno e che si traducono in uno vero e proprio svantaggio competitivo. La concorrenza non arriva più solo dai paesi asiatici che non hanno praticamente oneri ambientali e sociali, ma anche dagli Stati Uniti, grazie alla rivoluzione dello shale gas e dello shale oil".

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