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Venerdì, 20 Maggio 2022
Caro carburante

Blocco dei tir, cosa sta succedendo in Sardegna (e cosa può succedere in Italia)

Merci da buttare, prodotti bloccati e disagi per i consumatori: lo stop di alcuni autotrasportatori ha mostrato i primi effetti in Sardegna. L’intervista ad Arnaldo Boeddu della Filt Cgil: "In caso di blocco totale le conseguenze sarebbero disastrose"

Mentre i prezzi dei carburanti rimangono folli, lo spettro di un blocco totale degli autotrasportatori diventa sempre più concreto. La data del 4 aprile, annunciata dall?unione delle associazioni nazionali dell?autotrasporto (Unatras) dopo l?incontro al ministero dei Trasporti, è stata infatti presentata nei tempi previsti dal Garante degli scioperi. Nonostante fino ad oggi non sia stato messo in atto uno sciopero vero e proprio, sono diversi gli autotrasportatori che in questi giorni hanno deciso in autonomia di non mettere in moto i motori, perché lavorare sarebbe stato meno conveniente di restare fermi. Una delle regioni dove molti tir sono rimasti fermi davanti ai porti e alle zone industriali è la Sardegna. Uno stop, seppur parziale, che ha causato molti disagi, come spiegato a Today da Arnaldo Boeddu, Segretario Generale Filt Cgil Sardegna: "Quello avvenuto in Sardegna non è stato uno sciopero, ma una serrata di alcuni piccoli autotrasportatori, il cui numero è però abbastanza importante da creare disagi nell?importazione e nell?esportazioni delle merci, anche dei beni di prima necessità".

Blocco dei tir, cosa sta succedendo in Sardegna

Infatti, le conseguenze provocate dal blocco dei camion, sono molteplici vanno a ricadere su diversi "attori", dai settori collegati all?autotrasporto fino ai consumatori: ?Una serrata fatta in questa maniera crea moltissimi disagi agli altri settore ? ha sottolineato Boeddu - Basta pensare all?agricoltore che raccoglie i carciofi dopo un anno di lavoro e deve vederli andare a male perché non vengono trasportati in tempo per essere venduti. Se blocchi l?esportazione o il trasporto delle merci, c?è il rischio concreto che quintali di prodotti finiscano buttati. Questo è soltanto un esempio di come questa protesta può far ?saltare? il settore agricolo, ma lo stesso meccanismo è applicabile ad altre categorie. Se non arrivano le materie prime, ci sono tutta una serie di imprese che devono bloccare le loro produzioni, senza considerare i rider e i corrieri, anche loro costretti a restare fermi?. 

Per arginare le problematiche derivanti dal caro-carburante il Governo ha messo in piedi il Decreto taglia-prezzi, un pacchetto di misure considerato però insufficiente dai sindacati: "La strada è quella giusta - ha spiegato il Boeddu - ma la misura è totalmente insufficiente. Serve un intervento strutturale almeno fino alla fine del conflitto in Ucraina e fino a quando il prezzo del carburante non tornerà a scendere. Da anni chiediamo l?abbattimento delle accise e una rimodulazione dell?Iva, ma servono anche dei ristori per le imprese virtuose che hanno lavorato negli ultimi mesi con i prezzi alle stelle".

"Dopo aver evitato conseguenze peggiori nell?immediato - ha aggiunto il Segretario Generale Filt Cgil Sardegna - servirà fare un ragionamento più serio e approfondito sulle politiche energetiche e industriali: non è possibile che la nostra economia sia in balìa di un conflitto che avviene in un altro Paese o della protesta di una categoria di lavoratori. Le motivazioni sono corrette, era giusto fare una manifestazione, ma adesso tocca al Governo agire, continuare con i blocchi porterà la situazione a degenerare".

Le conseguenze in caso di blocco totale

Ma cosa succederebbe se i blocchi visti in Sardegna venissero replicati in tutta Italia? "Le conseguenze in caso di un blocco totale degli autotrasporti sarebbero disastrose, danni enormi come quelli causati all?economia della nostra regione, dalle merci da buttare ai settori bloccati, oltre alle inevitabili ricadute sulle tasche dei consumatori. È un problema che ricade su tutti, l?aumento dell?energia e dei carburanti ha provocato rincari su tutti i prodotti, alimentari e non, è una cosa più grande degli autotrasportatori. I blocchi non risolvono i problemi, la questione va affrontata in maniera diversa, con un intervento diretto della politica".

E la politica? Il decreto realizzato dall?esecutivo in un primo momento non ha convinto le federazioni degli autotrasportatori aderenti a Unatras, che hanno annunciato il fermo per il prossimo 4 aprile, giudicando "insufficienti" i possibili interventi presentati dalla viceministra Teresa Bellanova e chiedendo ?provvedimenti seri e concreti?. Una posizione chiara e ferma, quella degli autotrasportatori, che potrebbe essersi ammorbidita nella serata di ieri, quando l?Unione delle associazioni nazionali più rappresentative dell?autotrasporto (Unatras) ha annunciato di aver sottoscritto un protocollo d?intesa con il Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, in merito ad alcune norme inserite nel provvedimento che il Consiglio dei ministri è pronto a varare.

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Un provvedimento ?"emergenziale e ad hoc per l?autotrasporto" richiesto da Unatras che "aumenta ulteriormente l?attuale rimborso sulle accise e riguarda norme di settore necessarie al corretto riequilibrio delle condizioni di mercato delle imprese dell?autotrasporto". Al momento la protesta del 4 aprile rimane confermata ma, come sottolineato su Twitter dalla viceministra Bellanova, sono ?un primo passo verso la revoca dei blocchi e delle manifestazioni?.
 

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