Bollette a 28 giorni, perché c'è speranza per i rimborsi

Il Consiglio di Stato ha rigettato la sospensiva sui rimborsi richiesta dalle compagnie telefoniche, invitandole a predisporre un piano di rimborsi. Il Codacons: ''Le aziende si arrendano''

Foto di repertorio

Si riaccende la speranza di ottenere i rimborsi per gli utenti 'vittime' delle bollette a 28 giorni delle compagnie telefoniche. Ancora è presto per cantare vittoria, ma qualche passo avanti è stato fatto. Martedì 21 maggio il Consiglio di Stato ha rigettato la sospensiva richiesta dalle aziende telefoniche nel procedere ai rimborsi, invitandole a predisporre un piano per i rimborsi. Adesso Vodafone, Wind Tre e Fastweb dovranno quindi predisporre un piano di 'storno scaglionato', in attesa della prossima udienza del Consiglio di Stato, prevista per il prossimo 4 luglio. 

La 'storia' delle bollette a 28 giorni

Il caso delle bollette a 28 giorni scoppiò nell'autunno del 2017, quando si scoprì che le compagnie telefoniche inviavano le fatture ai loro clienti basate su quattro settimane (28 giorni appunto) e non su base mensile, con il risultato che ogni famiglia si trovava a pagare 13 bollette l'anno invece che 12. Questa strategia, considerata da molti un 'trucco scorretto', è stata più volte oggetto di multe e provvedimenti  da parte dell'Agcom, dell'Antitrust, prima di arrivare alla legge che ha vietato alle compagnie telefoniche questa pratica, obbligandole a tornare alla fatturazione mensile. 

Le compagnie sono quindi tenute a restituire agli utenti quanto incassato in più nel periodo tra giugno 2017 e aprile 2018. I rimborsi dovevano arrivare entro il 31 dicembre 2018, termine poi spostato al 31 marzo 2019 e infine slittato a fine maggio. 

Rimborsi per le bollette a 28 giorni: cosa succederà

In attesa della sentenza del prossimo 4 luglio, la decisione del Consiglio di Stato di rigettare la sospensione dei rimborsi dà nuova speranza agli utenti. Nel frattempo le compagnie telefoniche stanno predisponendo delle offerte con dei servizi da sottoporre ai consumatori, si tratta di proposte che vanno intese 'in sostituzione' dei rimborsi monetari, ma sarà comunque il consumatore a decidere se ricevere il rimborso in contanti in bolletta oppure accettare un’offerta di servizi.

Bollette a 28 giorni, Unc: ''Il cerchio si stringe''

La decisione del Consiglio di Stato è stata accolta con approvazione dalle associazioni dei consumatori, in particolar modo dall'Unc, che ha diffuso un commento del presidente Massimiliano Dona: "Era ora! Finalmente si stringe il cerchio intorno alle compagnie telefoniche e anche gli ultimi tentativi fatti dalle compagnie telefoniche si stanno rilevando inutili. Ora i rimborsi sono alle porte".

 "Peraltro le compagnie- prosegue Dona - stanno già presentando dei piani alternativi di rimborso sotto forma di servizi. I consumatori sono liberi di accettarli, ma devono verificare se sono effettivamente convenienti e conformi alle linee guida dell'Agcom. In ogni caso resta salvo il diritto del consumatore di avere il rimborso in fattura".

Bollette a 28 giorni, Codacons: ''Le aziende telefoniche si arrendano''

Anche il Codacons, attraverso una comunicazione ufficiale, ha commentato la notizia: "La telenovela delle fatturazioni a 28 giorni si arricchisce oggi di un'altra puntata, con i giudici di Palazzo Spada che riconoscono l'inadempimento dei gestori e suggeriscono un piano di storno scaglionato - afferma il presidente Carlo Rienzi - Riteniamo tuttavia che la vicenda si sia trascinata troppo a lungo, mentre i consumatori attendono da tempo i rimborsi cui hanno diritto, rimborsi che non appaiono affatto alle porte. Farebbero bene le aziende telefoniche ad arrendersi e ad abbandonare la strada dei ricorsi e controricorsi, riconoscendo gli indennizzi agli utenti così come stabilito dall'Agcom". 

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