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Sabato, 28 Maggio 2022
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Bollette, chi ci guadagna davvero con i prezzi alle stelle? Arrivano gli aiuti (ma non per tutti)

Super guadagni per gli operatori italiani più presenti nella produzione di energia rinnovabile: ecco le stime. I prossimi aiuti per famiglie e imprese non saranno generalizzati: il governo Draghi va verso un intervento in due fasi, subito nel mirino gli oneri di sistema

Sarà un intervento ampio quello del governo per arginare il caro bollette. E sarà in due tempi. Con un nuovo decreto legge in arrivo a metà settimana in Consiglio dei ministri, sono attese le misure per ridurre l’impatto dei rincari di luce e gas, che stanno stritolando imprese e famiglie. La prospettiva è che poi questo decreto possa diventare un emendamento al Sostegni ter (che va convertito in legge entro fine marzo) facendo decadere senza conversione il dl varato nei prossimi giorni. Ma questa è la forma. In sostanza, chi avrà aiuti immediati? Le strategia del governo si basa su provvedimenti che includono temi e ambiti diversi come i bonus edilizi e il divieto di cessione multipla dei crediti fiscali. Ma il versante più caldo è senza dubbio quello delle bollette. I rincari delle bollette sono tali, soprattutto per le imprese che cominciavano a vedere un po' di luce dopo la lunga gelata della pandemia, da mettere in discussione tutte le previsioni sulla crescita per il 2022.

Caro bollette: intervento in due tempi, cosa succede

La direzione intraprese sembra essere quella di un intervento in due tempi in modo da garantire nell’immediato una nuova boccata d’ossigeno a famiglie e, soprattutto, imprese, per poi mandare a traguardo, in un secondo momento, un intervento più strutturale, che ieri tutte le forze politiche, dalla Lega a Forza Italia, hanno chiesto a gran voce.  Il nodo è la volontà espressa da Draghi di non fare nuovo deficit, quindi niente scostamento di bilancio. L'asticella dei fondi certi si sarebbe attestata attorno ai 4 miliardi di euro secondo il Sole 24 Ore.

Draghi pensa invece secondo la Stampa a un intervento-tampone del valore di 5-7 miliardi, che dovrebbe servire a evitare rallentamenti dell'economia e a dare un aiuto concreto ai cittadini. Il premier punta a ridimensionare le richieste fuori dall'ordinanza degli alleati della sua maggioranza, come Salvini, che era arrivato a chiedere 30 miliardi, e che si accontentano solo perché pensano di tornare alla carica. I fondi disponibili bastano sicuramente per la sterilizzazione anche nel prossimo trimestre degli oneri di sistema per luce e gas, che è stata finora reiterata per attutire l’impatto dell’impennata dei prezzi dell’energia: un primo passo, ma non basta.

Gli oneri di sistema sono il primo obiettivo nel mirino, il più realistico. Di fronte agli aumenti delle bollette è necessario un "alleggerimento degli oneri fiscali e parafiscali che gravano sul consumo finale di energia" come "gli oneri di sistema, il cui effetto distorsivo della concorrenza sul mercato della vendita al dettaglio dell'energia elettrica è stato già più volte evidenziato dall'Autorità in segnalazioni con le quali ha invitato il legislatore a spostare detti oneri dalle bollette ad altre fonti di finanziamento", spiega la capo di gabinetto dell'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Maria Tuccillo.

Contro il caro bollette "bisogna intervenire in due tempi. Prima di tutto provando a calmierare l'effetto su imprese, famiglie, enti locali perchè questo incide sulla ripresa. L'entità dell'intervento lo deciderà il governo, speriamo che sia un intervento di ampia portata come ha detto Draghi", ribadisce il vice segretario del Pd Peppe Provenzano. Però, ha aggiunto, "la soluzione del problema è una minore dipendenza energetica e dunque un aumento della produzione da fonti rinnovabili".

Si andrà dunque verso un secondo blocco di misure di più lungo respiro che andrebbe incontro alle richieste avanzate dalle imprese, energivori in primis, come il raddoppio della produzione nazionale di gas per assicurarne poi a valle la cessione ai gasivori a prezzi calmierati con contratti a lungo termine e l’utilizzo di parte dell’energia attualmente ritirata dal Gse per destinarla ai fabbisogni delle industrie in difficoltà agli stessi prezzi di ritiro. Non tramonta l'ipotesi della possibile cartolarizzazione (cioè dal rinvio del pagamento) di una parte della componente Asos (la voce che, dentro gli oneri, finanzia sostanzialmente gli incentivi alle rinnovabili), ma tutto ciò richiederebbe un confronto con Bruxelles per non incorrere in possibili stop collegati alla normativa sugli aiuti di Stato.

Chi ci guadagna con le bollette alle stelle?

Se i fondi disponibili subito saranno oltre gli 8 miliardi, come qualcuno ventila in queste ore, una parte non può che essere in arrivo da una mini tassazione degli extraprofitti realizzati dagli impianti a fonti rinnovabili. Come è evidente, ma va sottolineato e spiegato per capire bene cosa sta succedendo alle nostre bollette, c'è chi in questa fase ci sta guadagnando parecchio.  In base un'analisi condotta dall'Associazione Reseller e Trader dell'Energia (Arte) e Assoutenti su dati Terna e Arera e stime basate su valori medi di costi di produzione e prezzi di vendita, quest'anno gli extraprofitti delle rinnovabili potrebbero superare i 9 miliardi di euro: 2,9 miliardi da idroelettrico, 3,9 miliardi da eolico, 1,1 miliardi da geotermico, 2,5 miliardi da biomassa e rifiuti. L'energia green fa bene soprattutto a chi la produce. A beneficiare di questi maggiori guadagni annui sarebbero gli operatori italiani più presenti nella produzione di energia rinnovabile. Le stime vanno dai 4,6 miliardi di Enel, leader nazionale del green, ai 320 milioni di Iren.

L'analisi Arte-Assoutenti parte da dati Terna e Arera su come sono ripartiti tra gli operatori i 116.054 GWh di energia da fonti rinnovabili prodotta in Italia. Quindi stima gli extraprofitti assumendo che il Prezzo unico nazionale (Pun) si mantenga a 220 euro a MWh e che i costi medi a MWh dei produttori siano i seguenti: 20 euro per l'idroelettrico, 60 euro per eolico e fotovoltaico, 30 euro per il geotermico e 90 euro per biomassa e rifiuti. «Con questi costi – spiegano le associazioni – vendendo a 220 euro a MWh i maggiori ricavi vanno dai 130 euro garantiti da biomassa e rifiuti ai 200 euro dell'idroelettrico».

Come mai un'energia prodotta a un costo di 20 euro a MWh è venduta a 220 euro? E' il meccanismo, obsoleto, di formazione del prezzo dell'energia, dove il costo di produzione è sempre rapportato al livello più alto possibile, indipendentemente dalla fonte di produzione. Sulla Borsa elettrica a fare il prezzo è infatti l'ultimo MWh offerto per soddisfare la domanda di energia, ora per ora. La richiesta di usare questi maggiori guadagni di aziende di Stato ed ex municipalizzate per fermare l'emorragia e restituirli alle aziende nei prossimi anni prende piede.

"Torniamo a estrarre gas nazionale"

Tornare a estrarre gas e utilizzare le riserve strategiche. Sono questi due degli elementi su cui si discute nell'elaborazione del decreto per affrontare il caro-energia. L'ha spiegato in un'intervista pubblicata oggi sul Corriere della Sera Gilberto Pichetto, sottosegretario allo sviluppo economico. "Aspettiamo la stesura finale (del decreto del governo), in questo momento si sta lavorando per recuperare più risorse possibili per disporre di cinque miliardi, evitando comunque uno scostamento di bilancio", ha detto Pichetto. "Tra le misure del decreto - ha proseguito - potrebbe esserci la cartolarizzazione degli oneri di sistema relative al sostegno alle energie ricavate da fonti rinnovabili, ma al momento, ripeto, non c'è un quadro completo. Ci sono inoltre ipotesi sia di aumentare la capacità estrattiva di gas nazionale, sia di ricorrere a una nuova parte delle riserve strategiche. Nel caso si decidesse di estrarre più gas si creerebbe, d'altra parte, la condizione per ripristinare al più presto le riserve strategiche. Questa produzione aggiuntiva potrebbe essere destinata a prezzi calmierati ai settori cosiddetti energivori".

L’ipotesi di tassare i profitti straordinari delle compagnie energetiche, con un “contributo di solidarietà”, beneficia di un appoggio politico largo, ma ci sono difficoltà applicative. Il taglio dell’Iva, costoso, produrrebbe i suoi effetti troppo tardi. Più facile allora ridurre ancora tramite decreto  - come già fatto in parte -  gli oneri di sistema che gravano sulle bollette (come il contributo per lo smantellamento delle centrali nucleari). 

In conclusione, i prossimi aiuti non saranno generalizzati, ma mirati ad aiutare le categorie più in difficoltà: famiglie a basso reddito e piccole imprese o imprese in settori particolarmente danneggiati. 

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