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Lunedì, 20 Maggio 2024
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Bollette: chi deve passare al mercato libero da aprile 2023

La scadenza riguarda condomìni e microimprese. Per i clienti domestici nessun obbligo fino a gennaio 2024

A partire dal 1° gennaio 2023 i condomìni dovranno passare al mercato liberato dell'energia elettrica abbandonando quello tutelato. Parliamo, meglio premetterlo subito, dei contratti che riguardano le parti comuni degli edifici, quindi la fornitura di elettricità per scale, ascensori, garage o cantine e non le singole utenze degli appartamenti.

Lo stesso discorso vale per le così dette "microimprese". Se infatti, come spiega Arera sul proprio sito, per le piccole imprese con potenza impegnata superiore a 15 kW la tutela di prezzo è terminata il 1° gennaio 2021, per le altre "microimprese" la data di attivazione del servizio a tutele graduali è stata posticipata al 1° aprile 2023. Per questo motivo, spiega l'autorità di regolazione della rete, "nel periodo tra il 1° gennaio 2023 e il 1° aprile 2023 coloro che ancora non hanno scelto un venditore del mercato libero, sono serviti transitoriamente ancora dal proprio esercente la maggior tutela, alle stesse condizioni attive, garantendo così la continuità della fornitura".

Ad aprile dunque la transizione diventerà effettiva. Quegli utenti - siano essi imprese o condomìni - che non hanno scelto un fornitore, finiranno comunque nel servizio a tutele graduali che viene erogato "da venditori selezionati attraverso specifiche procedure concorsuali". 

Ciò significa che il condomìnio o l'impresa non resteranno senza energia, ma il servizio predisposto da Arera li accompagnerà nel passaggio dal mercato tutelato a quello libero. Dal 1° aprile comunque si cambia. A meno che, beninteso, non subentrino ulteriori proroghe al mercato tutelato, eventualità che visti i precedenti non possiamo escludere del tutto. 

Nulla cambia invece per i clienti domestici. Almeno per ora. L'obbligo di passare al mercato libero, sia per le utenze di luce che per le forniture di gas, è stato infatti prorogato fino a gennaio 2024. Anche in questo caso però non è detto che da qui al nuovo anno le forze politiche non riescano a ottenere ulteriori rinvii. 

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