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Venerdì, 27 Gennaio 2023
Va riformato?

Le frodi sul bonus cultura da 500 euro (che Meloni vuole cambiare)

Come avvengono e quanto valgono "i raggiri" sull'incentivo per i diciottenni, introdotto dal governo Renzi con la legge di stabilità del 2016. La premier vuole riformarlo, introducendo un limite di reddito

Le frodi sul bonus cultura ammontano a oltre 17 milioni di euro, secondo un rapporto della guardia di finanza che sintetizza i risultati delle indagini effettuate su "18 app" in tre anni, dal 2018 al 2020. Il documento, in possesso dell'agenzia di stampa Agi, evidenzia alcuni tra i meccanismi fraudolenti più utilizzati: la compravendita su Internet attraverso piattaforme come Instagram, Facebook e Telegram; la conversione del bonus cultura in voucher da spendere in un periodo temporale successivo alla scadenza del periodo di validità. E ancora: l'acquisto di apparecchiature elettroniche non consentite dalla normativa (come smartphone, tablet, e console), o la simulazione dell'acquisto di un bene consentito, poi restituito in cambio di un altro bene, e infine il furto di identità digitale Spid per accedere alla piattaforma 18 app e generare il codice del buono da spendere.

Le frodi sul bonus cultura superano i 17 milioni di euro

Il monitoraggio della guardia di finanza si è concentrato su varie anomalie. Tra queste, gli esercenti presso cui nello stesso giorno 100 o più beneficiari del bonus lo hanno utilizzato in un'unica soluzione per l'intero importo, oppure per una somma superiore a 250 euro ma frazionata in più buoni spesa. Attenzione particolare anche alle incongruenze tra il volume d'affari dell'esercente e il valore dei buoni incassati dallo stesso, e il periodo temporale ristretto di utilizzo dei voucher, spesso a ridosso della scadenza di validità. Le indagini si sono svolte con accessi negli esercizi commerciali sospetti, per acquisire informazioni sulle modalità di spesa dei buoni.

I finanzieri hanno anche effettuato riscontri dell'effettiva giacenza di magazzino dei beni ceduti e disponibilità dei servizi forniti, e verificato i nominativi dei beneficiari della misura. Oltre a segnalare le truffe alla magistratura e alle prefetture, la guardia di finanza ha attivato, laddove possibile, dei provvedimenti cautelari per il recupero delle somme indebitamente sottratte allo Stato.

Dal rapporto della guardia di finanza risulta che tra il 2018 e il 2020 sono stati spesi bonus cultura per un totale di 354.181.519 milioni di euro: le truffe hanno dunque riguardato il 3,85% della spesa. Gli importi indebitamente percepiti ammontano a 13.653.354 euro, mentre operazioni sospette per ulteriori 3.557.874 euro sono state segnalte al ministero della cultura: il totale è dunque di 17.211.228 euro. I controlli hanno riguardato complessivamente 639 persone, e in 501 casi sono emerse irregolarità. Sono 299 le persone segnalate alla magistratura.

Perché oggi si parla del bonus cultura "18 app" da 500 euro

Del bonus cultura, noto anche come "18 app", si parla molto in queste ore. Introdotto dal governo Renzi con la legge di stabilità del 2016, è un incentivo di 500 euro da spendere per musica, libri, biglietti di teatro e molto altro, destinato a chiunque diventasse maggiorenne in quell'anno, a prescindere dal reddito del nucleo familiare. L'unico requisito per ottenerlo è, appunto, compiere 18 anni. La misura è stata rinnovata di manovra in manovra con nuove risorse e, con l'ultima legge di bilancio del governo Draghi, è stata resa strutturale dal 2022, con una spesa massima annua di 230 milioni di euro. Il bonus in questione è da spendere attraverso un'app, 18 app appunto, in cinema, musica e concerti, eventi culturali, libri, musei, visite a monumenti e parchi archeologici, teatro e danza, prodotti dell'editoria audiovisiva, corsi di musica, corsi di teatro e corsi di lingua straniera, nonché abbonamenti a quotidiani anche in formato digitale.

Dal 2016 a oggi ne hanno usufruito 2,5 milioni di neo maggiorenni, con un impiego di risorse di circa 1,1 miliardi di euro. Nel 2017, secondo dati diffusi dall'allora ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, i nati nel 1998 lo hanno speso nell'80,6% dei casi in libri, per un totale di quasi 133 milioni di euro tra acquisti online e in negozio; nell'8.9% in concerti, cioè 15 milioni; nel 7.2% per il cinema, per 11 milioni; e solo nello 0,3% per musei ed eventi culturali.

Ora il presidente del Consiglio Giorgia Meloni vuole riformare questo bonus, introducendo un limite di reddito. "Questi 500 euro non c'è ragione per cui debbano averli i figli di un milionario, dei parlamentari o mia figlia quando li compirà. Mentre la stessa misura concentrata sui redditi più bassi può essere molto più impattante", ha detto Meloni. Matteo Renzi, che ha introdotto l'incentivo sei anni fa, non è d'accordo: "La 18app non è stata pensata come un sussidio per i poveri, ma come il modo con il quale lo Stato accoglie i diciottenni nella comunità degli adulti. Con l'incentivo alla cultura, non con la mancia per i poveri. Noi siamo per la cultura, la Meloni è per i sussidi", ha detto il leader di Italia Viva.

Giorgia Meloni sul bonus 18app per i 18enni ha ragione

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