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Giovedì, 13 Giugno 2024
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Cosa cambia sull'ex bonus Renzi di 100 euro, da oggi

La misura, che può arrivare a un massimo di 120 euro al mese e 1.200 euro annui, viene anticipata direttamente dal datore di lavoro in busta paga o erogata dall'Inps, solo a chi rispetta determinati limiti di reddito. Chi percepisce la Naspi non dovrà presentare domanda. Tutto quello che c'è da sapere

Il cosiddetto trattamento integrativo sui redditi da lavoro dipendente e assimilati è una somma riconosciuta con cadenza annuale ai lavoratori dipendenti. Dal 2020 ha sostituito quello che era conosciuto come il "bonus Renzi". Dal 1° luglio 2020, inoltre, il bonus Irpef destinato ai lavoratori dipendenti può arrivare a un massimo di 120 euro al mese, fino a un massimo di 1.200 euro annui, in base alla fascia di reddito del beneficiario. Tuttavia, a differenza dell'ex bonus fiscale Renzi, il trattamento integrativo è esteso a diverse categorie di cittadini, come lavoratori atipici e disoccupati, cassintegrati, borsisti e stagisti. È una misura che viene anticipata direttamente dal datore di lavoro in busta paga, o erogata dall'Inps. Il lavoratore può anche recuperare la cifra in occasione della dichiarazione dei redditi, chiedendo un rimborso da parte dell'Agenzia delle entrate.

Da martedì 14 febbraio, chi percepisce l'indennità mensile di disoccupazione Naspi (acronimo di "nuova prestazione di assicurazione sociale per l'impiego") non dovrà presentare domanda per avere il trattamento integrativo, visto che verrà riconosciuto automaticamente dall'Inps. Una buona notizia per chi attendeva quella somma in più, visto che nel mese di gennaio non era stata corrisposta. Per ricevere il nuovo bonus da 100 euro, insomma, il percettore della Naspi non deve fare nessuna richiesta. Sarà l'Inps a ricalcolare il reddito presunto, in base alle sole prestazioni erogate dall'istituto previdenziale.

La nuova legge finanziaria 2023 non ha modificato nulla in merito a questa agevolazione: sarà riconosciuta anche per il 2023 solo a chi rispetta determinati limiti di reddito, inferiori a 15mila euro. Ecco, nel dettaglio, le categorie che hanno diritto al bonus:

  • i lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato;
  • i soci lavoratori delle cooperative;
  • i lavoratori atipici e con contratto co. co. co.;
  • gli stagisti e i borsisti;
  • i lavoratori socialmente utili;
  • i disoccupati percettori di indennità mensile di disoccupazione Naspi;
  • i lavoratori in cassa integrazione.

Per ottenere il valore del trattamento integrativo, è necessario effettuare un calcolo sulla base della previsione del reddito, cioè simulando il reddito annuale del lavoratore. I lavoratori con reddito fino a 15mila euro annui hanno diritto all'erogazione dell'intero trattamento integrativo, pari a 1.200 euro l'anno, riconosciuto in quote giornaliere. Il credito Irpef per chi ha un reddito più alto è stato invece riassorbito dalle detrazioni fiscali.

Per avere contezza dei pagamenti del bonus trattamento integrativo 2023, bisogna andare sul sito dell'Inps e accedere con le proprie credenziali sul fascicolo previdenziale del cittadino. A questo punto, sul menu a sinistra bisogna cliccare sulla pagina "prestazioni-pagamenti". In seguito, cliccando su "prestazione" in corrispondenza della freccia, si può visualizzare il bonus (in "pagamenti piattaforma fiscale"), erogato direttamente dall'Inps, e anche stampare. Le somme possono cambiare di mese in mese. Perché? Lo spiega l'Inps: "Nel caso delle prestazioni a sostegno del reddito erogate dall'istituto, le detrazioni spettano in relazione ai giorni indennizzati. Un esempio è l'indennità di disoccupazione, dove ci si riferisce ai giorni per i quali spetta la prestazione. L'istituto, in qualità di sostituto di imposta, è tenuto a riconoscere in via automatica il credito, determinando spettanza e relativo importo sulla base dei dati a disposizione".

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