Venerdì, 18 Giugno 2021

Come e perché il bonus internet e pc è stato un flop

Foto di repertorio Pixabay

Un fallimento. Non ci sono altre parole per descrivere il flop del bonus pc e internet che nelle intenzioni del governo (Conte) avrebbe dovuto colmare il digital divide ma si è rivelato alla fine un buco nell'acqua. L'idea era buona, lo svolgimento non lo è stato altrettanto. Lo dicono i numeri. Nel momento in cui scriviamo, stando ai dati del ministero delle Finanze, dei 200 milioni stanziati ne sono stati attivati solo 69,5, mentre altri 6 milioni risultano prenotati. Restano dunque inutilizzati oltre 117 milioni di euro. Se in alcune Regioni la misura ha riscontrato un certo successo (Lombardia, Marche e Piemonte su tutte), in altre è stata pressoché ignorata (è il caso ad esempio di Emilia-Romagna, Lazio e Liguria). Il dato generale però è sconfortante: il 60% delle risorse non sono ancora state spese. E dire che il bonus sarebbe anche abbastanza sostanzioso: si parla di 500 euro a nucleo familiare, di cui 200 euro per la connessione e altri 300 per l'acquisto di un pc o un tablet. Il tutto sotto forma di sconto sul prezzo di vendita dei canoni di connessione ad internet. La misura, destinata alle famiglie con reddito Isee inferiore ai 20mila euro, era stata pensata soprattutto per agevolare lo smart working e la didattica a distanza durante la pandemia. Con un obiettivo di medio periodo anche più ambizioso: colmare il gap che ci separa dagli altri Paesi europei nell'utilizzo di internet.

Perché il bonus internet e pc è stato un flop

Nonostante le buone intenzioni, il progetto non è mai decollato. Perché? Secondo Consumerismo, associazione non profit specializzata in tecnologia, alla base del flop ci sarebbero due fattori: da un lato la decisione poco saggia del governo di lasciare a Infratel, società coordinata da Invitalia e con sede operativa presso il Ministero dello sviluppo economico, "la scelta dei requisiti tecnici e degli operatori autorizzati ad offrire prodotti sul mercato". Dall'altra "le condizioni poste ai consumatori da parte delle compagnie telefoniche". Che non sempre sono a prezzi stracciati.

Altroconsumo elenca altre possibili cause: il fatto che ad esempio gli utenti non siano liberi di decidere quale dispositivo comprare, ma siano obbligati a scegliere quello offerto dalla compagnia telefonica. E poi, si chiede l'associazione, perché vincolare il bonus all'attivazione di una banda ultralarga ad almeno 30 Mbps quando ci sono zone della penisola che non sono neppure connesse? Resta il fatto che la misura non ha riscontrato il favore degli utenti. O in altri casi si è rivelata poco fruibile. Così il problema del digital divide resta lì, irrisolto. Il ministro dell'Innovazione tecnologica e Transizione digitale, Vittorio Colao, ha snocciolato di recente al Senato numeri che ben descrivono il gap dell'Italia in materia di competenze informatiche: 1 italiano su 5, "il 17% della popolazione fra i tra i 16 e i 74 anni non ha mai usato internet, contro il 9% in Europa, quasi il doppio", mentre "solo il 42% degli italiani", sempre fra i teenager e gli over 70, possiede "competenze digitali di base, contro il 58% in Europa" ha rilevato Colao mostrando uno dei faldoni su cui sta già lavorando anche alle Commissioni riunite Trasporti della Camera e Bilancio, Lavori pubblici e Politiche dell'Ue del Senato nel corso della sua audizione di oggi. Ma il problema ovviamente non riguarda solo i teenager: è molto più vasto e generalizzato e coinvolge anche la macchina pubblica. Il dossier ora è al centro del recovery fund uno dei cui cardini è proprio quello della transizione digitale, all'interno della Pubblica Amministrazione ma non solo. Sarà la volta buona?

 




 

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