Fisco, ipotesi bonus per i lavoratori incapienti. Rischio stangata sui beni "di lusso"

Entro fine mese il decreto sul taglio del cuneo fiscale. Il viceministro dell'Economia Antonio Misiani pensa ad un'imposta negativa per aiutare i redditi più bassi. E al Tesoro si inizia a lavorare alle prime simulazioni sulle possibili soluzioni per ridurre la zavorra delle clausole Iva per il 2021

Foto di repertorio

Per il decreto sul taglio del cuneo fiscale è ormai questione di giorni. Il tavolo con le parti coinvolte sarà avviato entro gennaio con l'obiettivo di predisporre a stretto giro di posta il decreto attuativo e dare così tempo ai datori di lavoro di adeguarsi. La platea interessata sarebbe quella dei lavoratori con reddito tra i 26-25mila euro, estendendo dunque i beneficiari del bonus Renzi. "Dobbiamo decidere rapidamente a chi tagliare le tasse. L'orientamento prevalente è quello di alleggerire il carico sui lavoratori dipendenti, tra 26 mila e 35 mila euro di imponibile, che oggi sono fuori dagli 80 euro", ha detto in un'intervista a 'Repubblica il viceministro al Mef Antonio Misiani.

In arrivo anche un bonus per gli incapienti?

"Io credo però che bisognerebbe prestare attenzione anche ai 4 milioni di lavoratori dipendenti 'incapienti', cioè con un imponibile inferiore agli 8 mila euro: ci sono giovani precari, part time involontari, fragilità vecchie e nuove del mondo del lavoro. Potremmo aiutarli sperimentando una imposta negativa, sotto forma di bonus come l'Earned Income Tax Credit di Clinton", ha aggiunto.

Se il governo dovesse privilegiare dipendenti con reddito superiore ai 25mila euro e incapienti, va da sé che ad essere esclusi dai benefici potrebbero essere quei lavoratori che oggi percepiscono il bonus di 80 euro, che peraltro potrebbe essere trasformato in una detrazione. Ad oggi tuttavia sono solo ipotesi. 

Gualtieri: "Abbiamo preso il Paese sull'orlo del baratro"

"Mi aspetto un confronto con le parti sociali prima di arrivare al varo del decreto" ha detto oggi il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri spiegando che il decreto verrà varato entro fine mese. Secondo il titolare di via XX Settembre, "dobbiamo collocare questo atto all'apertura di un tavolo importante su una riforma fiscale necessaria al Paese per la crescita e l'occupazione".

"Il nostro Paese non può andare da nessuna parte se non sa affrontare l'enorme cappio da 109 miliardi l'anno di evasione fiscale". "Dal punto di vista delle entrate - ha aggiunto Il titolare di via XX Settembre - i dati che stiamo riscontrando negli ultimi mesi dell'anno ci dicono che stiamo sulla strada giusta e che è possibile recuperare risorse importanti per le politiche pubbliche". 

"La manovra - spiega - dà delle basi solide e credo sia bene acquisire la piena consapevolezza di questo fatto. Abbiamo saputo prendere il paese per i capelli, sull'orlo del baratro, che rischiava di mettere in discussione persino la stessa collocazione europea, mettendolo in sicurezza su un sentiero di crescita, sviluppo e di stabilità".

Per Gualtieri "i risultati sono stati raggiunti con una forte dose di discontinuità rispetto all'impostazione del governo dominato dalla Lega. Abbiamo ereditato una manovra basata su condoni, flat tax, taglio a welfare e comuni. Una manovra basata sul conflitto con l'Europa e zero misure su crescita e occupazione". "Siamo riusciti non solo a evitare l'aumento dell'Iva - ha concluso - ma a farlo senza inutili conflitti con l'Europa e impostando linee di azione strategiche".

Iva, stangata in vista sui beni "voluttuari"

E al Tesoro si inizia a lavorare alle prime simulazioni sulle possibili soluzioni per ridurre la zavorra delle clausole Iva per il 2021 superiori a 20 miliardi di euro. Tra le ipotesi, nel quadro di una riforma fiscale più ampia, una rimodulazione dell'Iva a vantaggio dei prodotti del cosiddetto carrello della spesa a fronte di un rialzo per i beni voluttuari. Il tutto accanto ad una riduzione delle tax expenditures.

A che punto è la spending review

Work in progress anche per la nuova fase di spending review: dovrebbe essere infatti istituita una commissione ad hoc per riuscire nell'arduo compito di tagliare gli sprechi senza compromettere i servizi. Dovrebbero restare fuori dall'operazione scuola e sanità.

Il futuro di Quota 100

Infine, nel dibattito politico e tecnico iniziano a emergere le prime ipotesi per il superamento di Quota 100 a a partire dal 2022, quando si esaurirà la misura triennale voluta dalla Lega nel precedente governo ed evitare che dal 2023, in assenza di interventi, si torni alla rigidità della legge Fornero. Tra le opzioni di tecnici e politici lo schema Quota 102 (64 anni di età e 38 di contributi) ma dai sindacati è già arrivata la levata di scudi.

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