rotate-mobile
Domenica, 19 Maggio 2024
Un paradosso

La beffa del bonus mamme fino a 3mila euro: premia chi ha uno stipendio più alto

L'agevolazione pensata per sostenere la natalità e, più in particolare, le famiglie numerose, consiste in un'esenzione contributiva per le madri che svolgono un lavoro dipendente a tempo indeterminato nel settore pubblico o privato, anche part-time. Ad essere avvantaggiate, però, sono coloro che hanno buste paga oltre i 35mila euro: le simulazioni

Le lavoratrici con uno stipendio più alto sono avvantaggiate rispetto a chi ha un reddito più basso. È il paradosso del bonus mamme lavoratrici con almeno due figli a carico, il supporto economico introdotto dal governo Meloni nell'ultima legge di bilancio, pensato per sostenere la natalità e, più in particolare, le famiglie numerose, e che consiste in un'esenzione contributiva per le madri che svolgono un lavoro dipendente a tempo indeterminato nel settore pubblico o privato, anche part-time. Pochi giorni fa l'Inps ha pubblicato una circolare per evidenziare il funzionamento della misura, che dovrebbe partire da questo mese di febbraio, comprendendo anche gli arretrati di gennaio 2024.

Come funziona? Le donne con almeno due figli (di cui il minore con meno di 10 anni) quest'anno hanno diritto a un esonero della contribuzione previdenziale del 9,19%, fino a un massimo di 3mila euro annui (250 euro al mese). Non possono accedere al bonus le donne che non hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato e sono escluse anche tutte le autonome e le precarie, oltre alle lavoratrici domestiche. Per ottenere il bonus non serve fare domanda, ma è sufficiente comunicare al datore di lavoro o all'Inps di avere i requisiti per riceverlo, indicando in un'autodichiarazione il numero dei figli a carico e i relativi codici fiscali. A quel punto il datore di lavoro potrà inserire la richiesta di esonero nella denuncia retributiva. Spetta poi all'Inps verificare l'esistenza del requisito, con dei controlli per risalire ai codici fiscali dei figli a carico.

Perché il bonus mamme premia chi ha uno stipendio più alto

Facciamo due conti, cominciando col dire che le lavoratrici che hanno uno stipendio fino a 35mila euro lordi possono già contare sul taglio del cuneo fiscale introdotto prima dal governo Draghi e poi confermato dal governo Meloni, che lo ha reso non cumulabile con il nuovo bonus. La Fiom, sindacato dei metalmeccanici della Cgil, ha simulato alcuni esempi. Una mamma lavoratrice che guadagna 700 euro al mese può già contare su un esonero contributivo di 49 euro, spettante a tutti. Il bonus mamma in questo caso sarebbe di 64 euro, ma visto che 49 sono già scontati, indipendentemente dal numero dei figli, lo sconto aggiuntivo sarà di 15,33 euro al mese.

Bonus mamme, le simulazioni della Fiom

Prendiamo poi il caso di una mamma con una busta paga mensile da duemila euro. Il bonus mamma sarebbe di 183 euro, sempre al mese, ma visto che il taglio del cuneo fiscale ne garantisce già 120, lo "sconto" aggiuntivo risulta essere di 63,8 euro. L'ultimo caso preso in esame è quello di una mamma che guadagna 2.720 euro: visto che lo stipendio è superiore ai 35mila euro lordi l'anno, questa dipendente non ha diritto al taglio del cuneo fiscale. Quindi, il suo bonus mamma sarà pieno, cioè pari a 250 euro al mese, per un totale di 3mila euro l'anno.

Una sorta di beffa. "Paradossalmente del bonus mamme ne beneficeranno nella sua totalità (3mila euro annui) le lavoratrici con stipendi medio alti. Le donne a basso reddito beneficiano di tale bonus in misura irrisoria se non nulla", sottolinea la Fiom.

Come viene calcolato il bonus mamme

Nel dettaglio, il bonus mamme rappresenta una decontribuzione del 9,19% dello stipendio complessivo, corrispondente alla quota che la lavoratrice dovrebbe versare per il contributo "Ivs" nel settore privato e il contributo "Fap" in quello pubblico. Il primo si chiama anche contributo "infortuni e vecchiaia" per i lavoratori subordinati, ed è un pilastro della previdenza sociale in Italia: è, in sostanza, una somma di denaro che viene trattenuta automaticamente dallo stipendio mensile del lavoratore dipendente e versata all'Inps. Fap, invece, è l'acronimo di "fondo adeguamento pensioni", la cui voce in busta paga indica l'ammontare della fonte di pagamento prevista per la futura pensione del dipendente.

Tecnicismi a parte, l'esonero contributivo può coprire fino a 250 euro al mese - tremila euro all'anno al massimo - e viene calcolato in base alla retribuzione. Per le madri con almeno tre figli a carico il bonus si estende per un periodo che va dal 1° gennaio 2024 al 31 dicembre 2026. Tra i requisiti per accedere all'agevolazione c'è l'età del figlio più giovane, che deve essere inferiore ai 18 anni. In via sperimentale, il bonus è esteso nell'anno in corso anche alle madri lavoratrici con due figli a carico. In questo caso, il più giovane deve avere un'età inferiore ai 10 anni. Sono escluse invece le madri di un solo figlio, anche se disabile. Nel caso di rapporti di lavoro avviati o conclusi nel mese, la soglia dell'esonero deve essere ricalcolata.

Il governo Meloni ha stanziato 450 milioni di euro per questo incentivo. La relazione tecnica alla legge di bilancio 2024 stima che siano circa 800mila le donne interessate dalla misura. Nel settore privato le mamme lavoratrici con due figli, di cui uno sotto i 10 anni, sono circa 571mila, mentre quelle con tre o più figli di cui uno minorenne sono 111mila. A queste vanno aggiunte le mamme lavoratrici dipendenti del settore pubblico, pari a un quinto di quelle del settore privato.
 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La beffa del bonus mamme fino a 3mila euro: premia chi ha uno stipendio più alto

Today è in caricamento