'Rivoluzione' bonus sociale: come cambia lo sconto in bolletta

Il presidente di Arera Stefano Besseghini ha spiegato al Parlamento la grande novità che riguarda il bonus sulle bollette di luce, gas e acqua. Sulla Tari: ''E' necessaria una ridefinizione''

Foto di repertorio

Il bonus sociale, ossia lo sconto sulle bollette energetiche riservato alle famiglie con redditi bassi, sta per subire una vera propria 'rivoluzione' che lo renderà accessibile, a partire dal prossimo anno, per tutte le famiglie in possesso dei requisiti richiesti. A spiegare questa ed altre novità al Parlamento è stato il presidente Arera, Stefano Besseghini, presentando la Relazione annuale 2019: ''Nel DL Fisco approvato lo scorso 17 dicembre, che vedrà l'applicazione tra qualche mese, il 1° gennaio 2021" c'è una "rivoluzione copernicana, per uno strumento al quale purtroppo oggi accede soltanto il 35% degli aventi diritto".

Bonus sociale, cosa succede a gennaio 2021

"Con il provvedimento - ha spiegato Besseghini - è infatti diventato legge l'automatismo del bonus sociale elettricità, gas e idrico in bolletta che l'Autorità aveva richiesto nella segnalazione inviata a Parlamento e Governo". "Grazie all'interazione fra le banche dati dell'Inps e le banche dati di energia, gas e acqua (Sistema informativo integrato e Anagrafe territoriale idrica), non sarà più necessario per le famiglie, richiedere formalmente il bonus al quale hanno diritto" aggiunge, sottolineando come "lo sconto sulle bollette verrà applicato automaticamente, garantendone la fruizione a tutti gli aventi diritto (circa 2 milioni e mezzo di famiglie in condizioni di disagio economico) ed azzerando i passaggi burocratici, senza peraltro gravare in alcun modo sul Bilancio dello Stato".

"Soltanto nel settore rifiuti e nel teleriscaldamento, i nuclei familiari vulnerabili non hanno ancora accesso ai Bonus" ricorda richiamando "la necessità di procedere, da parte della Presidenza del Consiglio, all'emissione del necessario decreto per il sistema di Bonus sociale anche per la Tari".

Coronavirus e crisi economica

Il presidente Arera ha parlato anche degli effetti economici provocati dall'emergenza sanitaria: "La grave recessione economica che si è determinata e che dispiegherà i suoi effetti anche nei prossimi anni, impone a questa Autorità di porre, nella propria azione, particolare attenzione agli effetti che i propri interventi possono avere nel contrastare quell'allargamento della forbice sociale che sempre accompagna le fasi di recessione".

"La realizzazione di nuove infrastrutture e la manutenzione di quelle esistenti, la continuità e qualità dei servizi energetici e ambientali, gli investimenti per lo sviluppo sostenibile e la riduzione del divario territoriale, sono - sottolinea - solo alcuni dei capitoli sui quali l'Autorità è chiamata a monitorare l'efficienza dei servizi e a garantire un sistema di regole in grado di liberare risorse utili alla ripresa economica del Paese".

''Necessario ridefinire la Tari''

Bollette ma non solo, Besseghini ha parlato anche della Tari, la tassa sui rifiuti: "Dopo i primi pronunciamenti del Tar, che ha rigettato i ricorsi" presentati da parte di alcuni operatori "descrivendo i poteri regolatori dell'Autorità, è innegabile che sarebbe utile un definitivo approdo normativo e giurisprudenziale, sulla natura fiscale o tariffaria della Tari". 

"Per quanto possa essere impegnativo il percorso, il superamento delle numerose criticità del nostro Paese in materia di rifiuti è una necessità preesistente al Coronavirus e passa attraverso una rapida applicazione del Metodo Tariffario" che pur nella flessibilità imposta dall'emergenza "non prevede la coesistenza di soluzioni provvisorie o indefinite".

"Se non si possono trascurare alcuni dei problemi conclamati, quali la mancanza strutturale di impianti, una governance confusa e spesso contradditoria, la polverizzazione delle gestioni e la diversa articolazione della filiera, allo stesso tempo - riconosce Besseghini - si deve riconoscere che, per affrontarli, è necessaria l'applicazione di un metodo regolatorio che ponga al centro la verifica e la trasparenza dei costi, gli incentivi allo sviluppo infrastrutturale e al miglioramento della qualità (non solo commerciale) del servizio reso ai cittadini-utenti." Il presidente dell'Autorità ricorda come "esistono gestioni territoriali che hanno dimostrato efficacemente di poter raggiungere livelli di qualità molto elevati, sia nella raccolta che nella chiusura del ciclo integrato dei rifiuti, rendendo il ricorso alla discarica residuale e comprimendo progressivamente anche il ricorso alla termovalorizzazione".

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 "La regolazione ha il compito di muovere da queste esperienze, identificandone le caratteristiche più direttamente replicabili e scalabili, sempre muovendo da una visione sussidiaria, lontana dall'idea che la semplice imposizione di un modello possa essere risolutiva. Il Metodo Tariffario - conclude - ha il pregio di costituire un elemento di riferimento nazionale comune, rispetto al quale posizionare le inevitabili differenze territoriali".

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