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Giovedì, 22 Febbraio 2024
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Lo sciopero dei buoni pasto oggi: perché non accettano i ticket

La protesta delle sigle della ristorazione e della grande distribuzione organizzata per i costi eccessivi del servizio. Ma alcune associazioni dei consumatori denunciano le ricadute su famiglie e lavoratori e lanciano il contro-sciopero. Ecco perché il sistema non regge e rischia di saltare tutto

Oggi è "sciopero" per i buoni pasto: mercoledì 15 giugno i ticket non sono accettati nei bar, ristoranti, alimentari, supermercati e ipermercati che aderiscono alle principali associazioni di categoria della distribuzione e del commercio: Ancd Conad, Ancc Coop, Federdistribuzione, FiepeT-Confesercenti, Fida e Fipe-Confcommercio. Lo ricorda Federdistribuzione in una nota, sottolineando che si tratta di "un'azione drastica" (comunicata ai consumatori a mezzo stampa e con l'affissione di locandine), "resasi necessaria per chiedere con urgenza al governo una riforma radicale del sistema dei buoni pasto, con l'obiettivo di salvaguardare un servizio importante per milioni di lavoratori e renderlo economicamente sostenibile".

Perché oggi c'è lo sciopero dei buoni pasto, e cosa significa

Stop all'incasso dei buoni pasto nella giornata di oggi, dunque. Ma perché c'è questo sciopero? Lo spiega Alberto Frausin, presidente di Federdistribuzione: "In Italia abbiamo commissioni non eque, le più alte d'Europa. Parliamo del 20% del valore nominale di ogni buono - dice Frausin -. È un meccanismo influenzato enormemente dagli sconti ottenuti dalla Consip nelle gare indette con la logica del massimo ribasso. Peccato che i risparmi che la centrale di acquisto pubblica riesce ad ottenere nell'assegnazione dei lotti di buoni pasto siano sostanzialmente annullati dal credito d'imposta che le società emettitrici ottengono a fronte della differenza Iva tra le aliquote applicate in vendita e in riscossione. A pagare il conto sono le nostre aziende".

La richiesta è chiara: "Vogliamo che i buoni pasto, un servizio prezioso per milioni di lavoratori e famiglie, continuino a essere utilizzati anche in futuro, ma ciò sarà possibile solo sulla base di condizioni economiche ragionevoli e di una riforma radicale dell'attuale sistema che riversa commissioni insostenibili sulle imprese e ne mette a rischio l'equilibrio economico", conclude Frausin. Aldo Mario Cursano di Fipe-Confcommercio aggiunge che "l'adesione allo sciopero di 24 ore indetto per oggi cresce di ora in ora ed è solo l'inizio di una serie di iniziative che porteranno a non poter spendere più i buoni pasto se non ci sarà una radicale inversione di tendenza già a partire dalla prossima gara Consip del valore di 1,2 miliardi di euro".

Alcune associazioni dei consumatori, però, non condividono questa battaglia. Anzi, lamentando il disservizio proprio per lavoratori e famiglie, rilanciano un contro-sciopero degli acquisti, per far sentire il loro peso sulla grande distribuzione e sulla ristorazione. "Ancora una volta i consumatori italiani vengono usati come ostaggi dalle organizzazioni della Gdo e dei ristoratori per rivendicazioni che, seppur giuste nella sostanza, finiscono per danneggiare solo ed unicamente i cittadini", affermano le associazioni dei consumatori Adoc, Adiconsum, Assoutenti e Federconsumatori, che bocciano senza mezzi termini lo sciopero dei buoni pasto indetto per oggi.

"Se la protesta contro le condizioni svantaggiose dei buoni pasto è corretta nelle sue motivazioni, il soggetto contro cui viene attuato lo sciopero, ossia i consumatori, è del tutto errato - proseguono le quattro associazioni -, perché saranno solo gli utenti a pagare il prezzo di tale iniziativa. Non si capisce perché le organizzazioni della Gdo e degli esercenti non abbiano pensato a proteste contro Consip e Mef, unici responsabili delle condizioni imposte sui ticket per la spesa". Per questo motivo, Adoc, Adiconsum, Assoutenti e Federconsumatori hanno indetto un "contro-sciopero dei buoni pasto", invitando i consumatori italiani a disertare i supermercati e a rimandare la spesa.

L'Unc (unione nazionale dei consumatori) si spinge oltre: "Chiederemo la revoca della convenzione per gli esercizi scioperanti per il grave inadempimento delle obbligazioni contrattuali", attacca il presidente Massimiliano Dona. Il tutto mentre Altroconsumo - secondo la quale oggi, in Italia, circa 3 milioni di lavoratori ricevono buoni pasto per un valore di circa 3,2 miliardi, un terzo dei quali è assorbito dalla pubblica amministrazione - chiede la modifica delle norme "per consentire alle aziende italiane di versare il corrispettivo dei buoni pasto direttamente nelle buste paga dei lavoratori, mantenendo per entrambe le parti le agevolazioni fiscali oggi previste per i buoni pasto".

Buoni pasto addio? Così rischia di saltare tutto

A prescindere dalla protesta di oggi, le imprese della distribuzione commerciale e della ristorazione potrebbero smettere di accettare i ticket, se non ci sarà a breve una riforma radicale. C'è chi è pronto a non accettare più i buoni pasto. La forma di protesta più dura ed efficace viene minacciata dagli esercenti nel caso non si ponga fine alla strategia delle gare al massimo ribasso. I tre milioni di lavoratori che quotidianamente utilizzano i buoni pasto seguono con apprensione l'evolversi della vicenda. Ne abbiamo parlato qui.

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