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Venerdì, 23 Febbraio 2024
Lavoro e diritti

Buoni pasto in smart working: chi ne ha diritto e chi no

Esistono importanti differenze nell'assegnazione dei buoni pasto tra dipendenti del settore pubblico e privato e nella pubblica amministrazione tra lavoratori da remoto e lavoratori agili

Non tutti i lavoratori a distanza della pubblica amministrazione hanno diritto ai buoni pasto. Ad eliminare ogni possibile dubbio sulla questione ticket restaurant è l’Aran - Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, facendo una netta distinzione tra lavoro da remoto e lavoro agile. Chi ha diritto ai buoni pasto? Andiamo per ordine.

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PA, sui buoni pasto decidono le singole amministrazioni

L’Aran, agenzia tecnica che rappresenta le pubbliche amministrazioni nella contrattazione collettiva nazionale di lavoro, ha provato a fare chiarezza sui buoni pasto per i lavoratori pubblici in smart working, vista la posizione ambigua della Funzione pubblica sull’assegnazione dei ticket. Una cosa è certa: il personale in smart working non ha in automatico diritto al buono pasto, la decisione spetta a ciascuna amministrazione nell’ambito della sua autonomia organizzativa.

Nella nota del Dipartimento della Funzione pubblica 0047621 del 10/06/2022, avente ad oggetto una richiesta di parere in merito alla possibilità di erogazione del buono pasto ai dipendenti ammessi alla fruizione del lavoro agile, si legge: "le amministrazioni devono assumere le decisioni più opportune in relazione all’attivazione o meno dei buoni pasto sostitutivi, alle conseguenti modalità di erogazione degli stessi, nonché all’attivazione di adeguate misure volte a garantire la verifica di tutte le condizioni e dei presupposti che ne legittimano l’attribuzione ai lavoratori, nel rispetto del vigente quadro normativo e contrattuale".

Si rinvia anche all’art. 36 della legge 81/2017 sul lavoro agile secondo il quale "lo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità agile non modifica la natura del rapporto di lavoro in atto. Fatti salvi gli istituti contrattuali non compatibili con la modalità a distanza, il dipendente conserva i medesimi diritti e gli obblighi nascenti dal rapporto di lavoro in presenza, ivi incluso il diritto ad un trattamento economico non inferiore a quello complessivamente applicato nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’amministrazione".

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Lavoro agile e lavoro da remoto: le differenze

Dopo aver ricordato l’autonomia decisionale delle amministrazioni pubbliche sull'assegnazione dei buoni pasto, l’Aran specifica però che i ticket possono essere riconosciuti "solo nel caso di lavoro da remoto". Così ha risposto alla domanda: "È possibile l'erogazione del buono pasto ai dipendenti ammessi alla fruizione del lavoro agile?". Quando parliamo di smart working, infatti, ci riferiamo sia al lavoro agile sia al lavoro da remoto. Nella spiegazione delle differenze tra le due tipologie di lavoro a distanza ci viene in aiuto la stessa Agenzia, specificando che il lavoro agile è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato "senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro", mentre il lavoro da remoto prevede "un vincolo di luogo e anche di tempo". Detto questo, nel CFL204 l’Aran sentenzia: "Si ritiene che solo nel caso di lavoro da remoto, comportando questo un vincolo di tempo e di luogo, sia riconoscibile il buono pasto".

Buoni pasto anche per chi fa lavoro agile?

L’Aran chiude così ogni possibilità di attribuzione dei buoni pasto ai lavoratori agili della pubblica amministrazione, anche perché i ticket secondo la giurisprudenza consolidatasi in materia non posso essere considerati parte integrante della retribuzione ma benefit di natura assistenziale, fanno parte del cosiddetto welfare aziendale. Nel lavoro da remoto, l’orario di lavoro viene definito dall’amministrazione pubblica e quindi il lavoratore non ha la possibilità di organizzarsi per fruire della pausa pranzo in libertà, cosa che invece può fare colui che opera in modalità agile. Questa distinzione tra lavoro da remoto e lavoro agile e l'autonomia lasciata alle amministrazioni pubbliche sui buoni pasto, crea situazioni a macchia di leopardo nelle varie amministrazioni dello Stato poco gradite ai lavoratori statali e notevoli differenze con i lavoratori del settore privato.   

Molti dipendenti pubblici, infatti, rifiutano il lavoro agile per non perdere i buoni pasto. La situazione è ben diversa nel settore privato dove i ticket vengono assegnati a quasi tutti i lavoratori in smart working. Secondo uno studio della Bocconi in Italia sono 2,4 milioni gli utilizzatori di buoni pasto: 1,5 milioni nel settore privato e solo 900mila nel pubblico. Si stima, inoltre, che il valore complessivo dei buoni pasto in Italia sia pari a circa 3 miliardi di euro, lo 0,72% del Pil (dati 2020).

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