Martedì, 21 Settembre 2021
Economia

Buro-pazzia: c'è un muro di 71 'carte' per aprire un bar

Gli adempimenti burocratici sono il nemico numero uno per chi vuole avviare un'impresa. E per officine e falegnamerie la strada è ancora più dura. I dati dell'osservatorio della Cna 'Comune che vai, burocrazia che trovi'

Foto di repertorio

Se in Italia si vuole avviare un'attività non esiste soltanto il problema delle spese da sostenere, qualsiasi sia il tipo di impresa che si vuole mettere in piedi, il nemico numero uno rimane sempre lo stesso: la burocrazia. Uno 'scoglio' fatto di pile di scartoffie e documenti che non risparmia nessuno, dai baristi ai parrucchieri, passando per gelatai e meccanici. Passando ai numeri l'ostacolo burocratico è chiaramente rappresentato dal numero di adempimenti richiesto: si va dagli 86 di un'officina, ai 78 per una falegnameria, passando a 73 per una gelateria, a 71 per un bar e a 65 per un salone di acconciatura.

A fotografare questa situazione è la Cna nella prima edizione dell'Osservatorio 'Comune che vai, burocrazia che trovi', ad aver condotto un'indagine che ha interessato 52 associazioni territoriali di altrettante città e che ha preso in considerazione le cinque attività descritte. Elevati anche i costi che vanno da 19.742 euro per aprire una falegnameria ai 12.660 per una gelateria, passando per 18.550 per aprire una autofficina, 14.667 per aprire un bar e 17.535 per aprire un salone per acconciature.

"La burocrazia rimane un elemento che frena le potenzialità di sviluppo e di crescita dell'Italia. E presta il fianco a comportamenti opachi che non di rado alimentano la corruzione. Questo nonostante i numerosi tentativi di riforma, i proclami di ogni governo e di ogni forza politica, l'avanzare dei processi di innovazione e digitalizzazione. Quasi la burocrazia fosse un Moloch invincibile", commenta l'associazione nel presentare il rapporto.

L'odissea per aprire un'officina

Andando nel dettaglio, racconta la Cna nella sua indagine, il muro più alto da scalare è quello che si troverà davanti l'aspirante autoriparatore. Oltre ai già citati 86 adempimenti, avrà a che fare con un numero elevato di enti: dai 30 ai 48 contatti, con oltre 18.550 euro di costi burocratici da affrontare. Per diventare responsabile tecnico di un'attività di autoriparatore (meccatronica, gommista, carrozzeria) occorre poi un corso propedeutico della durata di 500 ore che costa 2mila euro. I diritti Scia oscillano tra la gratuità e un costo superiore ai cento euro. Molte amministrazioni, inoltre, fanno ulteriori richieste rispetto a quelle previste dalla normativa unica. Particolarmente numerosi per l'aspirante autoriparatore sono gli adempimenti ambientali, dall'impatto acustico all'assimilazione acque reflue. Con l'aggravante, anche su questo fronte, dei comuni che procedono in ordine sparso. Pavia, a esempio, chiede anche planimetria dei locali, destinazione d'uso, elenco con la tipologia dei rifiuti e contratto di smaltimento rifiuti.

Fare il falegname: 'incubo' obblighi ambientali

Quanto al futuro falegname, la difficoltà non è da meno: fino a 78 gli adempimenti, gli enti coinvolti vanno dai 26 ai 39 con una spesa che addirittura supera quella dell'autofficina: si arriva fino a 19.742 euro per le spese delle pratiche burocratiche. L'adempimento in sé più oneroso è il certificato controlli antincendi rilasciato dai Vigili del fuoco: mediamente costa 1.600 euro e per averlo serve attendere 60 giorni. Data la particolarità dell'attività di falegname non sempre è il Suap (Sportello unico attività produttive) l'interlocutore di riferimento. Talvolta è un apposito sportello comunale al quale si può inviare tramite Pec o in via telematica.

Tasse bruciate dal Carrozzone Italia: metà delle spese statali per burocrazia e debiti

Rispetto ad altre attività, continua la Cna nel suo rapporto, la falegnameria presenta un numero molto elevato di obblighi ambientali. Con costi, tempi ed enti coinvolti estremamente variabili da un comune all'altro. Rimanendo ai costi si va da 150 a 600 euro per le pratiche relative allo scarico di acque reflue, da 500 a mille euro per l'impatto acustico, da 150 a 700 euro per l'industria insalubre e da 500 a 1.100 mila euro per le emissioni in atmosfera. Guardando alle speranze di un aspirante gelatiere, il sogno potrebbe infrangersi su 73 adempimenti, 26 enti coinvolti e 41 contatti differenti e con una spesa per le pratiche burocratiche che da sola arriva a 12.660 euro. Anche in questo caso è previsto come pre-requisito quello della frequenza di un corso di Somministrazione alimenti e bevande. L'iter burocratico vero e proprio si apre con la presentazione della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), di solito accompagnata da una notifica sanitaria. Agli adempimenti standard in questa fase alcuni comuni ne aggiungono di facoltativi: dalla planimetria con relativa relazione alla verifica dell'adeguatezza locali e dell'impianto elettrico.

Aprire un bar: un'impresa

Aprire un bar richiede invece fino a 71 adempimenti e coinvolge anche 26 enti con i quali, però, ci si può dover interfacciare fino a 41 volte perché ad alcuni enti ci si deve rivolgere varie volte. La spesa sfiora i 15mila euro (14.667 per la precisione). L'aspirante imprenditore, spiega la Cna, deve aver frequentato un corso che costa in media sui 600 euro ma dura tra le cento (Emilia Romagna, Marche, Piemonte e Sicilia) e le 160 ore (Campania). Gli adempimenti obbligatori sono cinque. Un terzo dei comuni, però, ne richiede anche altri: dalla relazione sui locali e le attrezzature (140 euro) alla verifica dell'adeguatezza dei locali (300 euro), dal certificato di agibilità (mille euro) alla verifica dell'impianto elettrico. I diritti Scia spesso sono gratuiti ma in sei comuni il loro costo supera i cento euro. 

Parrucchieri: c'è anche l'esame

Infine, sono 65 gli adempimenti, 26 gli enti coinvolti, fino a 39 file (reali o virtuali) da sciropparsi e una spesa di 17.535 euro, il tutto per aprire un salone di acconciatura. A monte della presentazione della Scia, va previsto il superamento di un esame teorico-pratico a compimento di un corso triennale e di uno stage dalla durata variabile: dalle 500 ore richieste nel Lazio alle 1.200 in Lombardia e in Sicilia. Oltre alla documentazione obbligatoria per legge, da presentare al Suap un terzo dei comuni pretende attestazioni facoltative. Che possono essere molto onerose. Catania e Ragusa, a esempio, chiedono il certificato di agibilità dei locali, che si ottiene in 60 giorni e costa 1.500 euro.

Si parla di
Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Buro-pazzia: c'è un muro di 71 'carte' per aprire un bar

Today è in caricamento