Sabato, 19 Giugno 2021
ECONOMIA / Stati Uniti d'America

Facebook, Netflix e le altre: quando il cambio di sesso lo paga il capo

Sempre più imprese americane hanno deciso di allargare la copertura assicurativa per i propri lavoratori anche per i trattamenti relativi al cambio di sesso. Un passo in avanti nella lotta alle discriminazioni, ma anche un modo a costo (quasi) zero per farsi belli, insinuano gli esperti: in un anno appena un dipendente su 20mila ha richiesto quelle prestazioni

Il mondo cambia e le aziende più moderne si evolvono con esso. Se qui in Italia si giosce perché le imprese più aperte si muovono in anticipo rispetto alla legge e predispongono congedi parentali e permessi retribuiti anche per le coppie non sposate (nell'ottica di fare un "buon investimento", come ha detto Ivan Scalfarotto, perché "un dipendente felice produce di più"), le aziende statunitensi si aggiornano e nei loro piani assistenziali estendono la copertura sanitaria anche per quei dipendenti che desiderano cambiare sesso.

Secondo i dati diffusi dall'Human Rights Campaign, un'associazione per i diritti umani con sede a Washington, un sondaggio condotto su circa 780 imprese "gay friendly" ha rivelato che più di 415 di esse offrono coperture ad esempio per la terapia ormonale o per gli interventi necessari al cambio di sesso. Nel 2009 erano appena 49, nel 2012 erano la metà di oggi. Tra le 82 imprese che si sono aggiunte nella lista quest'anno ci sono aziende che più di altre sono simbolo di modernità non solo nel proprio campo di azione ma anche per quanto riguarda il rapporto con i propri dipendenti, come Facebook e Netflix, ma nel 2008 già Goldman Sachs aveva predisposto questo tipo interventi. Coca Cola, Yahoo!, American Express lo faranno presto.

Lotta dura alle discriminazioni nelle aziende americane, quindi, ma c'è anche chi non si lascia prendere dall'entusiasmo e mette in guardia: secondo gli esperti, infatti, queste concessioni non sono altro che un modo a costo (quasi) zero che le imprese hanno trovato per far vedere quanto sono aperte e attente al tema. Uno studio pubblicato da un ricercatore dell'università della California, infatti, svela che un dipendente ogni 20mila utilizza in un anno la copertura assicurativa per cambiare sesso.

"Ormai è partita quasi una corsa a chi arriva primo", denuncia James Baron, professore di "human studies" alla Yale School of Management, parlando con l'americana Bloomberg. "Impegnarsi in questo tipo di iniziative consente alle aziende di mettere una freccia in più nel proprio arco senza dispendiose complicazioni".

Eppure la domanda cresce e i medici si organizzano, come il dottor Curtis Crane di San Francisco, che quest'anno ha eseguito già circa 700 interventi e che per l'anno prossimo ne prevede almeno 1000, tanto da aver bisogno di un aiutante. Tre anni, quando il dottor Crane iniziò la propria attività, circa il 90 per cento dei pazienti pagava in contanti. Ora, assicura, il 95 per cento viene pagato dalle assicurazioni. Intanto il governo statunitense ha proposto nuove regole che dovrebbero impedire alle compagnie assicurative di rifiutarsi di coprire i trattamenti necessari per il cambio di sesso.

Gli osservatori non mancano di far notare come in America ormai il dibattito sul tema sia all'ordine del giorno, complice sia le varie aperture legali messe in atto dalle massime autorità statunitensi (non ultimo la legalizzazione del matrimonio "same-sex" da parte della Corte Suprema) sia la grande eco mediatica suscitata dalla transizione da uomo a donna dell'ex campione olimpionico Bruce Jenner, che ha adottato ora il nome di Caitlyn Jenner, con tanto di copertina su Vanity Fair. 

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