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Sabato, 28 Maggio 2022
Canone Rai

Canone Rai, il gettito aumenta ma la tassa non scende

Nel 2018, a meno di annunci dell'ultim'ora, pagheremo di nuovo 90 euro. Ma la tivù pubblica incasserà l'8,6% in più rispetto al 2016. L'Unc: "Una vergogna, l'importo va ridotto"

Il 2017 potrebbe essere un anno d’oro per la casse della tivù pubblica. Secondo i dati diffusi ieri dal ministero dell’economia e delle finanze, nei primi dieci mesi dell’anno il gettito del canone Rai è infatti aumentato dell’8,6% rispetto allo stesso periodo del 2016. Un dato significativo se pensiamo che nel frattempo l’ammontare dell’imposta è passato da 100 a 90 euro, incidendo meno sulla tasche degli italiani. Il piano messo a punto dall’ex premier Renzi ha dunque oggettivamente funzionato. Almeno a livello di conti. Un dato su tutti: nel 2016 gli abbonati alla tv di stato sono passati da 16,5 milioni a 22 milioni. "Pagare meno, pagare tutti: si può fare", diceva Renzi nel maggio scorso commentando i dati sull’evasione (in netto calo) diffusi dal Mef. Renzi aveva poi aggiunto di avere "in mente altre iniziative" perché il canone "continua ad essere una tassa esosa".

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Ma il governo Gentiloni sembra non voler fare suo il motto "paghiamo tutti-paghiamo meno" tanto caro all’ex premier. Ad oggi infatti nulla è stato comunicato circa una eventuale riduzione del canone nel 2018, che dunque, a meno di annunci dell’ultima ora, sarà verosimilmente di nuovo pari a 90 euro. E dire che per il 2017 è previsto un gettito totale di circa due miliardi. Un altro dato è utile a inquadrare meglio la situazione. Nel 2014, quando il balzello si pagava con il 'classico' bollettino, l'incasso per la tivù pubblica era stato pari a 1,59 miliardi.

Canone Rai, per non pagare si può presentare domanda di esenzione

La rivoluzione voluta da Renzi ha dunque portato a maggiori incassi e minori spese per i contribuenti. E allora perché il gettito extra non viene redistribuito abbassando l'imposta?

Canone Rai, "riduzione non prevista per il 2018"

Sul caso le associazioni dei consumatori stanno dando già battaglia. "L'impegno assunto - spiega Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori - era che, in caso di recupero dell’evasione, l’importo del canone sarebbe stato ridotto. La riduzione è avvenuta nel 2017 ma non è stata prevista per il 2018". E c’è di più: "La Legge di stabilità 2016, prevedeva che le eventuali maggiori entrate per gli anni dal 2016 al 2018, fossero destinate all’ampliamento sino ad 8.000 euro della soglia reddituale di esenzione per chi ha un’età pari o superiore a 75 anni. Siamo alle porte del 2018 e ancora non è stato fatto. Una vergogna!". Secondo Dona l’imposta dovrebbe dunque essere ulteriormente ridotta “con un emendamento alla Legge di Bilancio”. Come direbbe Renzi: si può fare. 

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