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Sabato, 25 Maggio 2024
Verso la riforma

Come cambia il canone Rai: c'è l'ipotesi di "legarlo" al telefono

Il governo sta vagliando diverse "strade" per la riforma del canone televisivo. La nuova idea annunciata dal ministro Giorgetti: l'imposta legata a un'utenza telefonica e non più al possesso di una tv

Che ne sarà del canone televisivo? Una delle imposte più odiate dagli italiani è al centro di un dibattito che dovrebbe portare diversi cambiamenti. Una riforma di cui si è discusso durante l'audizione avvenuta alla Commissione di vigilanza sulla Rai, in cui il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha sottolineato l'esistenza di diverse "strade" su cui il governo sta ragionando: "Sul canone Rai ci sono una pluralità di ipotesi di riforma allo studio".

L'ipotesi: il canone Rai legato al telefono

La principale novità, che coinvolge gli utenti, riguarda il pagamento del canone tv: l'ipotesi sarebbe quella di legarlo non più al possesso di una televisione ma a un'utenza telefonica: "Ormai le nuove tecnologie permettono di vedere i programmi televisivi anche tramite smartphone e tablet - ha spiegato Giorgetti - Qualora il presupposto impositivo dovesse essere il possesso di una utenza telefonica comporterebbe di ridurre il canone pro capite. Basti pensare che oggi il canone risulta pagato da 21 milioni di utenti e le utenze telefoniche attive sono circa 107 milioni". Un'altra ipotesi di riforma del canone Rai al vaglio del governo è quella di scorporare dal canone la quota destinata agli investimenti, spostandola a carico fiscalità generale con graduale calo del canone pro capite.

"Le ipotesi di riforma allo studio si differenziano anche sui tempi, ma deve esser chiara la definizione degli oneri connessi al servizio pubblico e ci deve essere un'attenta revisione delle dinamiche di spesa dell'azienda - ha aggiunto Giorgetti - ho convocato un apposito tavolo di lavoro". Il ministro si è poi soffermato sul panorama a livello europeo: "Oggi in Ue ci sono tre categorie di finanziamento: Paesi che si avvalgono solo del canone come la Svezia e, prima della Brexit, il Regno Unito; Paesi dove il canone è stato abolito o che non lo hanno mai avuto (la Spagna ad esempio dal 2010 finanzia l'emittente pubblica per metà con sovvenzioni statali e metà con una tassa sulle compagnie telefoniche e radiotelevisive) e ci sono i sistemi misti tra canone e pubblicità, e tra questi rientra l'Italia".

Nelle risposte durante l'audizione il ministro ha poi sottolineato che nelle ipotesi di revisione del canone Rai "oggettivamente dobbiamo fare una riflessione rispetto ad un universo nuovo" legato alle nuove tecnologie e al "tipo diverso di base imponibile al quale ci riferiamo tenendo conto dell'equità, delle famiglie e degli anziani".Sulla revisione del canone Rai "nessuna" ipotesi "è perfetta", ha osservato ancora, aggiungendo con una battuta: "Io non vedo la televisione e affermerei il diritto di non pagare canone, allora".

Quanto alle risorse in arrivo del canone serve il "rigido controllo nell'utilizzo improntato alla parsimonia e diligenza di un padre famiglia". E "ulteriori risorse" di finanziamento della Rai potrebbero arrivare "ricorrendo al mercato dei capitali", ha detto Giorgetti, aggiungendo che il rallentamento del contesto economico comporta la "necessità di rimodulare alcune iniziative" e in questa cornice si valuta anche "un piano immobiliare sull'intero patrimonio" con "interventi in discontinuità" con il passato. Infine, il ministro ha spiegato che in base al consuntivo 2022 e nell'assestamento 2023 le risorse del canone Rai ammontano complessivamente a circa 1,85 miliardi.

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