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Lunedì, 6 Febbraio 2023
L’intervista

Caro mare, per gli ombrelloni aumenti fino al 25%

Maxi aumento del 25,15% dei canoni balneari nel 2023: "Non siamo contrari a una revisione dei canoni ma siamo estremamente preoccupati per la Bolkestein”, ha spiegato Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari in un’intervista a Today.it

Balneari sul piede di guerra per gli aumenti dei canoni decisi dal governo per il 2023. Non si aspettavano che i costi delle concessioni balneari lievitassero di oltre il 25%, pensavano che l’aumento si attestasse al massimo attorno all’11%. Eppure le associazioni di categoria hanno più volte ammesso che i canoni pagati sinora sono bassi, Briatore li triplicherebbe. Ma allora perché protestano? "È sterile soffermarci a parlare dell’aumento dei canoni quando ci troviamo oggi ad affrontare un’emergenza più grande cioè la sopravvivenza delle nostre aziende", ha dichiarato Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari in un’intervista a Today.it riferendosi alla direttiva Bolkestein che liberalizza le concessioni demaniali. Cerchiamo di fare chiarezza.

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Demanio marittimo, canoni in aumento del 25,15% nel 2023

Aumenti record dei canoni di affitto per gli stabilimenti balneari nel 2023, a causa dell’inflazione. Con una circolare diffusa alla vigilia di Capodanno il ministero delle Infrastrutture ha stabilito che gli aumenti per il 2023 saranno pari al 25,15%: il canone minimo passa così da 2.698 a 3.377 euro.

Protestano i balneari, pur riconoscendo di aver pagato sinora canoni piuttosto "bassi". Fiba Confesercenti parla in media di 8-10mila euro l’anno, sottolineando che la categoria "non è contraria agli aumenti", ma che questi andrebbero fatti "con un intervento organico e un metodo che preveda la giusta valutazione delle spiagge, classificandole in base alla redditività e dando un valore corretto al metro quadro: così lo Stato valorizzerebbe il proprio bene". Dello stesso avviso il Sib – Sindacato italiano balneari – che parla di un "provvedimento ingiustificato e ingiusto", perché l’aumento "è più del doppio dell’indice Istat registrato nel 2022 (11,5%) e più del triplo dell’inflazione (8,1%)".

La diatriba su canoni e guadagni degli stabilimenti balneari

Quello dei canoni di affitto degli stabilimenti balneari è un tema divisivo: c’è chi ritiene che sinora lo Stato abbia fatto un vero e proprio regalo alle lobby del mare e chi invece ricorda che il canone non è l’unico costo sostenuto dagli stabilimenti balneari. Prima di tutto vale la pena ricordare che nel 2020 lo Stato ha incassato 'solo' 92,5 milioni di euro dagli oltre 12mila canoni di affitto per le spiagge italiane, a fronte di un giro d’affari di 15 miliardi di euro (dati Nomisma).

Proventi beni demaniali - Corte dei Conti

Dei canoni troppo bassi si è 'lamentata' anche la Corte dei Conti: "I canoni attualmente imposti non risultano, in genere, proporzionati ai fatturati conseguiti dai concessionari attraverso l’utilizzo dei beni demaniali dati in concessione, con la conseguenza che gli stessi beni non appaiono, allo stato attuale, adeguatamente valorizzati". Tradotto vuol dire che gli stabilimenti balneari pagano troppo poco per le concessioni rispetto a quanto guadagnano.

Lo stesso Flavio Briatore, co-proprietario del lido Twiga in Versilia con il fidanzato della ministra del Turismo Santanchè (costretta a cedere la sua parte per conflitto di interessi) aveva dichiarato che i canoni andrebbero "almeno triplicati. Parlo anche per me: per il Twiga, di concessione, dovrei pagare circa 100mila euro". Sembra invece che versi allo Stato appena 17.600 euro.

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Licordari (Assobalneari): "Auspichiamo di essere convocati velocemente"

Il vero problema dei balneari però non è "l’aggiornamento radicale dei canoni" ma la Bolkestein, ha dichiarato Licordari. "Capisco si possa mal digerire l’aumento perché siamo in un momento in cui le spese si sono fatte sentire, ma tutto questo va contestualizzato in modo intelligente e non estremizzato come fatto da alcuni. Non siamo contrari a una revisione dei canoni ma al momento è necessario un tavolo per mettere tutti i problemi del settore all’interno di un ragionamento.  Fino a questo momento noi siamo stati in rispettoso silenzio perché il governo si è appena insediato e si è dovuto occupare in primis delle emergenze che attanagliano il nostro Paese. Ora però siamo estremamente preoccupati per l’evolversi della situazione, perché molti comuni stanno preparando atti amministrativi finalizzati a espletare le gare". 

"Noi oggi abbiamo la necessità di sederci attorno a un tavolo per affrontare in modo fiducioso la questione", ha puntualizzato il presidente di Assobalneari ribadendo più di una volta di "avere fiducia in quella che è stata la battaglia del presidente Meloni e fiducia nelle forze politiche che oggi fanno parte di questo governo. Siamo fiduciosi che il governo manterrà gli impegni che si è assunto in campagna elettorale per difendere le nostre imprese. Non sarà una cosa semplice, ci sarà necessità di far valere l’italianità, le caratteristiche, le specificità, e far capire a Bruxelles che non ci sono gli estremi per far applicare la direttiva in Italia".

Estate 2023: rincari in vista per ombrelloni e lettini?

A queste problematiche (di non poco conto) si aggiungono quelle del caro bollette, dell’inflazione e dei danni causati dalle recenti mareggiate. Tutti questi costi e rincari potrebbero tradursi nell’ennesima stangata estiva su lettini e ombrelloni? "È prematuro parlarne. Da qui alla stagione estiva ci sono ancora sei mesi. Io auspico che in questo lasso di tempo noi possiamo metterci attorno a un tavolo e ragionare a 360 gradi", ha risposto Licordari.

Intanto vale la pena ricordare che durante la stagione estiva 2022, quella in cui non si erano registrati aumenti significativi dei canoni, il Codacons ha rilevato incrementi medi delle tariffe giornaliere per lettini, sdraio e ombrelloni del 4-5%, con punte del 10% rispetto al 2021. Stiamo parlando di 25-30 euro al giorno per un ombrellone e due lettini, importo che sale a 100 euro nelle strutture di livello più elevato.

Dopo gli aumenti delle tariffe registrati negli ultimi due anni per le spese di sanificazione e distanziamento in spiaggia imposte dal covid, quest’anno potrebbero essere gli aumenti dei canoni demaniali, il caro bollette e l’inflazione a far lievitare il conto per gli amanti del mare. I proprietari degli stabilimenti balneari, infatti, potrebbero decidere di scaricare parte dell’aumento di questi costi (canoni inclusi) sul consumatore finale, ma è ancora troppo presto per dirlo.

Fabrizio Licordari - presidente Assobalneari

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