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Venerdì, 3 Febbraio 2023
Economia

Caos fisco, in un anno duemila pagine di novità: "Così si scoraggiano gli imprenditori"

Lo studio della Cgia di Mestre rivela che l'anno scorso sono stati approvati 11 nuovi decreti in materia fiscale che hanno modificato 110 normative: "L'oppressione fiscale sta debordando sempre più, disorientando non solo i contribuenti, ma anche gli addetti ai lavori"

L'anno scorso tra leggi e decreti legge in materia fiscale ne sono stati approvati 11, queste novità legislative hanno modificato 110 normative esistenti; inoltre, sono stati emanati 36 decreti ministeriali composti da ben 138 articoli; il direttore dell'Agenzia delle Entrate ha firmato 72 provvedimenti, infine gli uffici del ministero delle Finanze e dell'Agenzia delle entrate hanno pubblicato 50 circolari e 122 risoluzioni costituite, complessivamente, da quasi 2.000 pagine.

In difficoltà anche gli addetti ai lavori

La denuncia, sollevata dalla CGIA, mette in luce in maniera inequivocabile un aspetto: nonostante le promesse politiche, "l'oppressione fiscale sta debordando sempre più, disorientando non solo i contribuenti, ma anche gli addetti ai lavori, come i Caf, i commercialisti e gli esperti delle associazioni di categoria".

"Fisco arcaico e indecifrabile"

"Con un sistema fiscale così complesso, estremamente farraginoso, spesso contradittorio e poco trasparente – dichiara il coordinatore dell'Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – non dobbiamo sorprenderci se l'anno scorso 21 milioni di contribuenti, pari al 54 per cento circa del totale, avevano una pendenza economica con Equitalia inferiore a 1.000 euro. Sicuramente tra questi debitori ci sono anche coloro che, probabilmente, non hanno pagato il bollo dell'auto o il canone Rai, ma la grande maggioranza è costituita da soggetti vittime di un fisco arcaico e spesso indecifrabile, che in questi ultimi anni ha fatto aumentare in misura esponenziale il rischio di commettere errori formali a seguito di un ingorgo normativo che non ha eguali nel resto del mondo".

Il peso fiscale in Italia

Oltre ad avere un peso fiscale in Italia che rimane tra i più elevati tra i paesi più industrializzati, rimane altrettanto inaccettabile che il grado di complessità raggiunto dal fisco scoraggi la libera iniziativa e la voglia di fare impresa. Oltre a ciò, la CGIA tiene a precisare che non è nemmeno più rinviabile una riflessione sull' "assetto" della Magistratura giudiziaria che coinvolga non solo gli addetti ai lavori.

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"Il nostro sistema fiscale – conclude Zabeo - è costituito da 3 attori: il legislatore, l'Amministrazione finanziaria e la giustizia tributaria. Ad ognuno di questi soggetti la Costituzione conferisce una funzione e non è ammessa alcuna sovrapposizione di ruoli. Le Commissioni tributarie, però, si avvalgono della struttura organizzativa ed economica del Ministero dell'Economia e delle Finanze a cui appartiene anche l'Agenzia delle Entrate che è la controparte del contribuente. Ora, nessuno mette in discussione l'indipendenza e l'imparzialità dei giudici tributari, ci mancherebbe, sta di fatto che il problema esiste e nel contenzioso giuridico tra fisco e contribuente lo squilibrio c'è e, purtroppo, è a svantaggio di quest'ultimo".

Operatori stranieri non investono da noi

Più in generale, concludono dalla CGIA, i tempi e i costi della burocrazia sono diventati una patologia che caratterizza negativamente tutto il nostro Paese. "Non è un caso – dichiara il Segretario della CGIA Renato Mason - che molti operatori stranieri non investano da noi proprio per l'eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico. Incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza giuridica e adempimenti troppo onerosi hanno generato un velo di sfiducia tra imprese e Pubblica amministrazione che non sarà facile rimuovere in tempi ragionevolmente brevi".

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Secondo un' indagine realizzata da PROMO PA Fondazione, l'81 per cento delle imprese con meno di 50 addetti, vale a dire le piccole, è costretto a ricorrere a consulenti esterni per fronteggiare questo nemico invisibile: di cui il 70 per cento ad integrazione o a supporto del lavoro svolto dagli uffici amministrativi che operano all'interno dell'azienda, mentre l'altro 11 per cento si affida a terzi per tutte le incombenze". 

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