Domenica, 1 Agosto 2021
Economia

Gli italiani restano senza medici di famiglia: 45mila pensionamenti in 5 anni

L'allarme arriva dai dati elaborati dalla Fimmg: l'anno di picco sarà il 2022. Ma il problema è un altro: le uscite non saranno bilanciate con le nuove assunzioni

Foto di repertorio

Gli italiani sono condannati a restare senza medici di famiglia: nei prossimi cinque anni ci sarà una vera e propria emorragia con 45mila pensionamenti che riguarderanno sia i medici di famiglia sia i medici del Servizio sanitario nazionale.

Un dato che diventa ancora più grave se si pensa che le uscite per pensionamento non saranno bilanciate da altrettante nuove assunzioni. L'allarme arriva dai dati elaborati dalla Fimmg, la Federazione medici di medicina generale e dal sindacato dei medici dirigenti Anaao

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Italia senza medici nei prossimi 10 anni

Un S.O.S. che peggiora con le stime per i prossimi 10 anni: al 2028 saranno andati in pensione 33.392 medici di base e 47.284 medici ospedalieri, per un totale di 80.676 camici bianchi. Infatti, le borse per il corso di formazione in medicina generale messe a disposizione sono 1.100 all'anno e, secondo i dati Fimmg, tra 10 anni i medici ad essere rimpiazzati saranno meno di 11mila, con un saldo in negativo di 22mila unità.

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Un calcolo difficile da fare per il Servizio Sanitario Nazionale. Secondo quanto rilevato dall'Anaao, non è semplice capire quanti saranno i nuovi medici rispetto ai pensionamenti. Un problema espresso anche dal vice segretario nazionale Anaao Carlo Palermo: “Al momento non sappiamo quando saranno banditi i concorsi dalla Regioni e quanti saranno i posti a disposizione, considerando anche il fatto che in diverse Regioni ancora in atto il blocco del turn-over parziale o totale”. 

Picco di pensionamenti nel 2022

L'anno 'nero' per i pensionamenti dei medici di famiglia sarà il 2022: sempre secondo i dati elaborato da Fimmg, tra quattro anni il picco di uscite arriverà a sfiorare le 4mila unità. Le Regionie che nel breve e nel lungo periodi faranno registrare le maggiori emorragie saranno Sicilia, Lombardia, Campania e Lazio.

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Scotti ai partiti: “Se volete rottamarci ditelo adesso”

Sul sito della Federazione medici di medicina generale è stata pubblicata anche la dichiarazione del segretario nazionale Fimmg, Silvestro Scotti: “Siamo stufi di allarmi, analisi, fabbisogni sulle necessità di investimenti necessari e urgenti per compensare i pensionamenti dei medici di famiglia che nei prossimi cinque/otto anni priveranno 14 milioni di cittadini di questa figura professionale. Appare quasi ridicolo assistere al fatto che nessuna forza politica che aspira a governare il Paese proponga e si impegni sul tema dell’assistenza territoriale, della cronicità e della non autosufficienza in un Paese che, per caratteristiche demografiche, avrà soprattutto bisogno di un'assistenza medica domiciliare, residenziale e di prossimità”.

“Forse bisognerà per paradosso pensare che senza nuovi giovani tanto vale destinare risorse contratti al prepensionamento/rottamazione dei medici di medicina generale - continua Scotti - Vista la totale mancanza di programmazione che riguarda la sanità e soprattutto l’assistenza territoriale facilitiamo il compito a chi silenziosamente vuole distruggere noi e il Servizio Sanitario NAzionale. Dopo anni di denunce non ci resta che la massima provocazione e quindi esca allo scoperto chi (partito, uomo politico, funzionario di stato o regionale) ha il coraggio di sedersi a un tavolo del genere per destinare le somme e i costi del nuovo e dei futuri ACN direttamente all’ente previdenziale e conseguentemente rottamare la medicina di famiglia. Almeno i cittadini sapranno da subito cosa li aspetta ovvero l’avvio allo sfasciacarrozze del servizio sanitario nazionale”.

“Per poter continuare a garantire ai cittadini italiani il diritto di essere curati tutti nello stesso modo  - conclude Scotti - devono essere garantiti investimenti economici sul numero e sulla qualità della formazione dei medici di medicina generale, sul personale sanitario e amministrativo nei nostri studi, sulle tecnologie – sottolinea Scotti - A questo punto la figura e la presenza del medico di medicina generale appare impotente per promuovere il vero cambiamento e allora, coraggio, chi vuole rottamare la medicina di famiglia si faccia avanti a viso scoperto e non come un ladro che ruba a piccole quantità per non essere scoperto. Ormai il buco è evidente e le impronte si cominciano a vedere. Noi non vogliamo essere dei complici silenziosi né peggio omertosi anche perché ci sentiamo, insieme ai cittadini, le vittime di tanta superficiale approssimazione”.

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