Domenica, 7 Marzo 2021

Casa e fisco: attenzione alla rendita catastale

La rendita catastale è la base di calcolo di imposte e tributi. Cosa succede se l'Erario la modifica

La rendita catastale costituisce la base per calcolare tributi locali e imposte sugli immobili. Per diversi motivi può accadere che il Fisco decida di modificare il valore maggiorandolo. Ovviamente ne segue una serie di aumenti a cascata. Perché l'aumento trovi applicazione, però, è necessario che l'Erario segua una specifica procedura. La questione, molto controversa, è stata affrontata recentemente dalla Corte di Cassazione che ha stabilito un importante principio di diritto con Ordinanza n.4587 /2020.

Gli ermellini hanno chiarito che, ai fini fiscali, non è sufficiente che la nuova rendita venga iscritta in catasto. La Cassazione spiega infatti che gli atti modificativi od attributivi di rendite catastali, per avere efficacia fiscale, devono essere regolarmente notificati da parte dell’Agenzia del Territorio.

I giudici di legittimità, in particolare, richiamano l’art. 74 della legge 342/2000 che, appunto, prescrive che (a partire dal 1 gennaio 2000), gli atti attributivi o modificativi delle rendite catastali per fabbricati e terreni hanno efficacia a decorrere dalla loro notifica al contribuente da parte dell’ufficio del territorio.

Contro la modifica della rendita, se ci sono i presupposti, può essere presentato ricorso in Comissione Tributaria.

Attenzione: la nuova rendita, a pari condizioni intrinseche ed estrinseche dell'immobile, ai fini fiscali è applicabile anche ai 5 anni precedenti la notifica. Se poi l'erario non comunica la variazione della rendita catastale ma un accertamento Imu basato su di nuova rendita, il secondo atto costituisce prova valida che il contribuente ha avuto conoscenza della modifica.

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