Venerdì, 23 Aprile 2021

Gli immigrati hanno speso 100 miliardi in 12 anni per comprare casa

Il 21,5% degli immigrati che lavorano in Italia vivono in una casa di proprietà: dal 2006 al 2018 le compravendite sono state circa 860mila, per un giro d'affari intorno ai 100 miliardi di euro

Foto di repertorio

Gli immigrati che lavorano in Italia hanno spesso in 12 anni, dal 2006 al 2018, ben 100 miliardi di euro per comprare casa: un giro d'affari che conta nello stesso periodo di riferimento, oltre 860mila cambi di abitazione. Il risultato? Ad oggi poco più di un immigrato su cinque (il 21,5% per la precisione) vive in una casa di proprietà. E' quanto emerge dal quindicesimo rapporto 'Immigrati e casa: un mercato in crescita' realizzato da 'Scenari Immobiliari' attraverso interviste telefoniche e sondaggi online che hanno coinvolto un campione di 450 agenzie immobiliari dislocate in dieci province rappresentative del territorio nazionale.

Compravendite in crescita nel 2019

Continuano a crescere anche quest'anno gli acquisti di case da parte di lavoratori immigrati. Nel 2019 le compravendite hanno registrato una crescita del 13,7% rispetto al 2018 per un ammontare complessivo di 58mila scambi a chiusura d'anno: 5 miliardi di euro il fatturato stimato a chiusura 2019 (+11,1% rispetto al 2018). Circa il 63,5% dei lavoratori immigrati è in affitto, mentre il 7,7% abita presso il luogo di lavoro e il 7,3% alloggia presso parenti o altri connazionali. Le dieci province dove si concentra il maggior numero di acquisti da parte di immigrati sono Milano, Roma, Bari, Torino, Prato, Brescia, Cremona, Vicenza, Ragusa, Modena e Treviso.

"Il mercato immobiliare che interessa gli immigrati - sottolinea Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari - è un segmento considerevole nell'ambito del mercato complessivo italiano. D'altra parte, in assenza di una politica di welfare adeguato, il mercato privato risulta posizionarsi come l'unica soluzione al momento possibile per affrontare il fabbisogno abitativo di tale fascia di popolazione. Inoltre - precisa Breglia - l'osservazione dei dinamismi propri delle persone immigrate rispetto al tema della casa risulta tanto più interessante e strategico quanto la decisione di acquistare l'abitazione si colloca in un'ottica di scelta di integrazione sociale".

L'incidenza percentuale delle compravendite perfezionate da immigrati sul totale compravendite nel 2019 è circa il 9%. Nel 2007 si è raggiunto il picco degli scambi che coinvolgevano immigrati. Le compravendite residenziali a livello nazionale furono circa 780mila e di queste 135mila (il 17,6 per cento) aveva avuto come attore un lavoratore straniero. Da quel momento il numero degli acquisti degli immigrati ha continuato a calare fino al 2014, complice la crisi economica e la difficoltà di accesso al finanziamento bancario, con una discesa più drastica di quella degli acquisti residenziali complessivi.

Case comprate da immigrati: un trend in crescita

A partire dal 2008 gli acquisti degli immigrati hanno perso progressivamente peso sul volume complessivo degli scambi, stabilizzandosi negli ultimi anni attorno all'8%. Dal 2015 si registra un aumento costante delle compravendite da parte degli immigrati. La ripresa è dovuta ad una maggiore facilità di accesso al credito e a prezzi delle case più bassi, che rendono più facile comprare soprattutto nei piccoli centri e nelle periferie. Nella maggior parte dei capoluoghi si riscontra un cambio di zona quando le famiglie straniere mutano situazione abitativa, passando dall'affitto alla proprietà. La maggior parte degli acquirenti immigrati abita in Italia già da diversi anni e la scelta di uscire dalla locazione è sempre per causa di forze oggettive, il calo dei prezzi, e soggettive, come la volontà di stanziarsi e integrarsi. A conferma di quest'ultima esigenza, è da notare come nei capoluoghi gli immigrati escano dalle zone ad alta densità di stranieri per comprare in quartieri abitati da italiani.

La maggior parte dei residenti stranieri vive in affitto e tende a restare in comunità con i propri connazionali, almeno finché la permanenza in Italia è di carattere transitorio. Non appena si sceglie di confermare con un acquisto di casa la volontà di rimanere in Italia, la tendenza è di spostarsi verso zone più eterogenee. Questo favorisce l'integrazione degli stranieri e aiuta a prevenire i forti attriti sociali che si verificano in altre zone d'Europa. La qualità degli immobili è bassa, quasi mai nuove costruzioni, e i pochi stranieri che ottengono il credito bancario cercano l'occasione di potersi sistemare in una casa mediamente grande, dove accogliere tutta la famiglia. Gli stranieri comprano appartamenti, ma sono in grado di acquistare anche villette più o meno grandi in campagna, dove poter magari avviare una piccola attività agricola.

Si preferiscono abitazioni di dimensione compresa fra 75 e 100 metri quadrati, ma soltanto un acquisto su cinque rientra in questa fascia. Aumenta gradualmente la dimensione della superficie media acquistata a livello nazionale, passando da 46 metri quadrati nel 2012 a 55 metri quadrati nel 2018. Relativamente alla distribuzione sul territorio nazionale, al nord è localizzato il 74% degli acquisti (in testa la Lombardia, che ricopre un quinto del mercato), al centro il 22%, mentre soltanto il quattro per cento è localizzato al sud e nelle isole.

Molto bassa la propensione all'acquisto al sud e nelle isole, con solo qualche eccezione, poiché qui gli affitti sono molto più contenuti, il lavoro è più frequentemente precario o di tipo stagionale, e l'immigrazione tende complessivamente ad essere meno stanziale. Gli agenti immobiliari intervistati riferiscono che nell'ultimo anno la domanda presso di loro è stata in prevalenza orientata alla ricerca di un alloggio in affitto, ma che anche questa soluzione comporta problematiche notevoli, che vanno dalla difficoltà di reperimento degli alloggi (a causa dei pregiudizi, ma soprattutto a causa della mancanza di tipologie che soddisfino le esigenze della domanda), ai canoni elevati (per gli immigrati spesso ritoccati verso l'alto), ai contratti irregolari, alla scarsa qualità degli immobili e anche alla difficoltà ad avere garanzie come la fidejussione.

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