Giovedì, 25 Febbraio 2021

Cashback: cos'è questa storia del limite di 15 euro per i rimborsi

È vero che è prevista una soglia massima per ogni acquisto? La risposta è sì, ma attenzione ad un post virale che sta girando sui social: contiene molte informazioni inesatte

Foto di repertorio

Sui social gira un post di chiaro stampo complottista nel quale viene raccontata una fantomatica conversazione tra una cliente e il direttore di un supermercato sul cashback, la misura introdotta dal governo che prevede un rimborso per i clienti che pagano con carta o bancomat. Si tratta, è meglio premetterlo, di una conversazione palesemente inventata che dovrebbe - almeno nell’ottica di chi la condivide - svegliare gli italiani per farli “ragionare con la propria testa e non come un gregge di pecore” (sic). Nel post, la cliente - inizialmente favorevole al cashback - si “redime” e finisce per dare ragione al direttore del fantomatico supermercato che la mette in guardia da quella che viene descritta come una fregatura che serve a ingrassare “solo le casse delle banche”. Inutile dire che di vero c’è ben poco… ma andiamo per ordine. Il post inizia così:

“Supermercato:

Signora sessantenne alla cassiera.

  • Voi non avete il programma cashback?!
  • No signora per volontà della proprietà noi non l’abbiamo attivato
  • È uno scandalo, non verrò più qui a fare la spesa!

Vedendo il trambusto mi avvicino con il direttore.

  • Signora buongiorno, sono il proprietario, posso aiutarla in qualche modo ?
  • La vostra dipendente mi ha impedito di usare il cashback se lo sapevo non venivo neanche.
  • No signora, non dipende dalla cassiera, ma da me. Il criminale sono io. Sono io che ho rifiutato di installarlo. Ma non si preoccupi, le faccio io un buono spesa del 10% sulla sua spesa di oggi”.

Il direttore etichetta poi come “coglioni” e “ignoranti” gli italiani che hanno scaricato l’App per partecipare al cashback. E spiega all’ingenua signora come funziona lo sconto. “Per tutti gli acquisti fatti con bancomat o carta di credito dall’8 al 31 dicembre vi valutano il 10% della spesa come cashback per un totale massimo di 150.00€ . Ve li riaccreditano a febbraio. Non sapete però, che il rimborso massimo è di 15.00€ a transazione. Che voi spendiate quindi 1500.00€ o 150.00€ il rimborso sarà sempre 15.00€. Che nel caso di 1500.00€ non è il 10%. Bensì l’1%.”.

Cashback: il limite di rimborso di 15 euro per ogni acquisto

Fin qui nulla di palesemente falso, anche se le pretese del presunto direttore appaiono francamente eccessive (e vedremo tra poco perché). Ad ogni modo il limite dei 15 euro per ogni transazione è effettivamente previsto nel provvedimento del governo. Come spiega “Il Sole 24 Ore”, il rimborso natalizio è infatti pari al 10% della spesa e può arrivare fino a 150 euro. “Con l’avvertenza che il cashback per singola operazione sarà al massimo di 15 euro. Ad esempio, chi esegue nove acquisti da 100 euro e uno da 600 euro riceverà un cashback di 105 euro (10 euro x 9 + 15 euro)”. Nel caso specifico, il risparmio complessivo è stato ad esempio del 7% (105 euro su 1500 spesi).

Il cashback può dunque far risparmiare fino al 10%, ma non sempre si arriva a questa percentuale dal momento che è previsto un tetto massimo di 150 euro. Il fantomatico direttore si lamenta del fatto che su una spesa di 1.500 euro il risparmio è esiguo, ma è abbastanza evidente che la misura è stata concepita per acquisti per così dire ordinari e non straordinari. D'altra parte l'obiettivo numero uno della misura era e resta quello di contrastare l'evasione fiscale. 

Il direttore prosegue nella sua intemerata spiegando che “per accedere al programma dovrete fare minimo 10 acquisti. Il che si traduce che per ottenere i famosi 150.00€ massimi di bonifico, dovrete spendere 1500.00€ in dieci transazioni da 150.00€ l’una”.

“Voglio proprio vedere sette milioni di italiani che spendono 1500.00€ in dieci operazioni per fare regali. Sapete come finirà? Che userete il cashback soprattutto nei supermercati come i miei, e lo dico contro i miei interessi, per fare la spesa. Ingrassando solo le casse delle banche, che per ogni transazione vi preleveranno minimo 2.00€ di commissioni, intascando 20.00€ ad italiano, e le casse dei grandi gruppi di distribuzione organizzata che fatturano diverse centinaia di milioni di euro ogni anno. Altro che negozi di prossimità...”.

La bufala sulla commissione da 2 euro per i clienti

È vero che per ottenere i 150 euro bisogna spenderne 1.500, ma non bisogna certo arrivare alla soglia massima per ottenere lo sconto del 10%. Se ad esempio faccio 10 acquisti da 80 euro, per un totale di 800, risparmierò comunque il 10%. È invece palesemente falsa la parte sulle commissioni che costerebbero “minimo 2.00€” al cliente. Pagare on line non comporta alcun costo per i consumatori, ma ha dei costi per gli esercenti che devono pagare una piccola commissione.  A favore dei commercianti è stato comunque istituito un credito di imposta del 30% sulle commissioni pagate, mentre  dai grandi circuiti di pagamento stannoa arrivando offerte per abbassare i costi. Ma di certo da questo punto di vista si deve e si può fare di più. Resta il fatto che nel post viene affermata una cosa falsa: ossia che il pagamento della presunta commissione (peraltro piuttosto esosa) spetti al cliente.

“E per finire signora - dice ancora il direttore - non le dicono che per adeguare le casse al cashback il negozio deve sostenere una spesa non detraibile compresa tra i 100€ ed i 350€. E non solo: io negozio ricevo il pagamento dopo 7 giorni dalla transazione. In quei sette giorni le banche guadagnano con la valuta virtuale e gli interessi al capitale”. Anche qui si afferma una cosa non vera dal momento che per l’adeguamento dei registratori di cassa è previsto un credito di imposta del 50%  fino a un massimo di 250 euro in caso di acquisto e di 50 euro in caso di adattamento. Sul fatto che le banche guadagnino guadagnano “con la valuta virtuale e gli interessi al capitale” sorvoliamo per carità di patria.

Il post si conclude con la signora che finalmente edotta dai pericoli del cashback dà del “cretino” al marito che si “è lasciato infinocchiare...”. “Signora non si preoccupi - risponde pronto il direttore -, lei prelevi al bancomat e paghi con i contanti. Poi mi mandi qua suo marito che facciamo un buono anche a lui!”. Morale della favola: al cashback si può essere favorevoli o contrari, così come si può legittimamente preferire il contante alla moneta elettronica. L’importante è poter decidere sulla base di informazioni corrette. Che non sempre si trovano sui social.  

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