Lunedì, 1 Marzo 2021
L'opinione di Antonio Piccirilli

L'opinione di Antonio Piccirilli

A cura di Antonio Piccirilli

Il cashback e gli altri bonus: se il governo regala soldi ai ricchi

Foto di repertorio

Il “piano cashless” costerà all’Italia 4,75 miliardi di euro, di cui 3 miliardi solo nel 2021. Si tratta di una cifra enorme se pensiamo che il costo del taglio del cuneo fiscale sulle buste paga è stato stimato in circa 6 miliardi l’anno e che, per fare un altro esempio, dei 209 miliardi previsti dal Recovery Fund per l’Italia, alla sanità andrebbero solo 9 miliardi. Viste e considerate le cifre in ballo, viene da farsi qualche domanda. La prima: il bonus cashback servirà davvero a contrastare l’evasione fiscale? La seconda: chi beneficerà di questa iniezione di liquidità? La Cgia di Mestre non ha dubbi: "Nei prossimi 2 anni le risorse necessarie per finanziare il cashback ammonteranno a 4,7 miliardi di euro. Una spesa smisurata che tutti gli italiani saranno chiamati a pagare per incentivare l'utilizzo della moneta elettronica, concorrendo così alla riduzione dei pagamenti in nero effettuati con il contante. Nella pratica, però, sarà un provvedimento che favorirà soprattutto coloro che possiedono una elevata capacità di spesa". Per il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo, si tratta di "persone che secondo le statistiche vivono nelle grandi aree urbane del Nord, dispongono di una condizione professionale e un livello di istruzione medio-alto. Insomma, una misura a vantaggio dei ricchi, ma pagata con i soldi di tutti. Un modo veramente molto singolare di combattere l'evasione fiscale". 

Come ha spiegato Luciano Capone sul “Foglio” il governo ha continuato a a distribuire “bonus e mance destinate prevalentemente alle fasce più ricche del paese, senza che nessuno a sinistra abbia fatto un plissé: cashback, superbonus edilizio, bonus monopattino, incentivi per l’auto elettrica… Questi ultimi due – bonus monopattini e auto elettriche – sono quasi per definizione destinati alle classi abbienti dei centri urbani”. E in effetti, tra i tanti incentivi introdotti dal governo solo il bonus vacanze ha un limite di reddito (pari a 40mila euro).

Che dire poi dell’assegno unico per le famiglie? Anche in questo caso, il bonus verrà erogato a prescindere dalla situazione ISEE, anche se - bontà loro - l’importo sarà però diverso a seconda del reddito familiare. Quanto al bonus mobilità, la ratio della legge fa acqua da tutte le parti: il rimborso è concesso solo a chi risiede in una città con più di 50mila abitanti. Ne consegue che chi ha solo il domicilio in un’altra città (pensiamo ad esempio a chi si sposta per motivi di studio o di lavoro) resta a secco, laddove - paradossalmente - un super ricco che abita nel centro di Roma può legittimamente ambire al bonus.

Del superbonus al 110% e di quello destinato alle auto elettriche si è già detto: il governo insiste sulla necessità di una svolta green, ma c’era davvero bisogno di elargire soldi a pioggi a chi vuole ristrutturare la seconda casa? Il nostro sistema di detrazioni peraltro è già molto generoso nei confronti di chi è benestante. Come fa notare ancora una volta “Il Foglio”, un rapporto dell’Ufficio parlamentare di bilancio del luglio 2015 sul monitoraggio delle spese fiscali, “mostrava come di questo tipo di agevolazioni beneficiassero prevalentemente i più ricchi. Ad esempio, per le detrazioni delle spese di recupero del patrimonio edilizio il 20% dei contribuenti con reddito più elevato ne usufruisce oltre 3,5 volte in più dell’80% più povero”. E del resto non c’è da stupisersene: per spendere dei soldi, bisogna prima averli. E così tutti coloro che si trovano sotto un certo livello di reddito restano a guardare. C’era davvero bisogno di altri bonus a pioggia?   
 

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