Giovedì, 4 Marzo 2021

La beffa del cashback: i soldi da restituire a Bruxelles

Il piano di Natale nelle prime due settimane di vita ha fatto partecipare cinque milioni di italiani che però hanno maturato una quota di rimborso pari ad appena 18 euro a testa. E i fondi sono stati presi dai prestiti del Recovery Plan

I soldi del cashback dovranno essere restituiti a Bruxelles. L'ultima versione del piano per il Recovery Fund dell'Italia prevede una spesa di 4,75 miliardi di euro per i pagamenti digitali, una cifra che equivale alla metà di quanto verrà destinato alla sanità. Ma quei soldi, nell'ambito del Recovery Plan, verranno presi in prestito dall'Unione Europea e quindi dovranno essere restituiti.

La beffa del cashback: i soldi da restituire a Bruxelles

A parlarne oggi è il Messaggero in un articolo a firma di Luca Cifoni e Francesco Bisozzi: il cashback di Natale nelle prime due settimane di vita ha fatto partecipare cinque milioni di italiani che però hanno maturato una quota di rimborso pari ad appena 18 euro a testa. Secondo le previsioni del governo, il piano può portare a un gettito addizionale per lo Stato pari a 4,5 miliardi di euro al 2025, grazie all'aumento dei pagamenti elettronici e all'emersione del sommerso. A giudicare però dal prologo la strada appare in salita. Per il cashback il governo ha programmato di spendere 1,75 miliardi nel 2021 e 3 miliardi nel 2022. E all'extracashback di Natale sono destinati 228 milioni.

Ma visto che i 4,75 miliardi che il governo ha programmato di spendere fanno parte della quota dei prestiti - e non di quella dei contributi a fondo perduto - il governo si appresta a indebitarsi con l'Europa per finanziare i futuri rimborsi sui pagamenti senza contante. E in modo piuttosto importante, visto che, come ricorda il quotidiano, il piano Italia Cashless assorbirà 4 miliardi in più rispetto a quanto verrà destinato all'innovazione organizzativa della Giustizia. Ma c'è di peggio: l'operazione cashback ha suscitato alcune perplessità in Europa e anche alla Bce: l'ex membro del direttivo Yves Mersch nell'ultimo giorno del suo mandato, il 14 dicembre scorso, ha espresso le proprie perplessità in una lettera indirizzata al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri.

Le critiche sono state prontamente rispedite al mittente da Roma, ma rimane il fatto che i numeri registrati finora dall'iniziativa non soddisfano. Sicuramente hanno pesato le difficoltà dell'app Io, che nella fase di decollo non hanno reso agevole l'iscrizione al programma, al punto che circa la metà di quelli che hanno scaricato l'app pubblica non hanno aderito ancora al cashback. Poi le chiusure anti-contagio di questi giorni hanno contribuito a tenere bassa la quota di rimborsi maturati dai partecipanti, rendendo il programma meno attraente. 

Cosa riapre a gennaio (e quali regioni rischiano la zona rossa o arancione)

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La beffa del cashback: i soldi da restituire a Bruxelles

Today è in caricamento