Martedì, 13 Aprile 2021
Italia

Secondo il Governo i soldi per uscire dalla crisi ci sono e... sono i nostri

Il piano di riforme strutturali con cui il governo intende calmare i mercati finanziari e mettere un giogo allo spread passa dalla Cassa depositi e prestiti, l'ex banca dello Stato che si finanzia col risparmio postale

Di Maio, Conte e Salvini al termine del vertice di palazzo Chigi, foto ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Nel prossimo quinquennio Cassa Depositi e Prestiti punta a 22 miliardi di euro attraverso le società partecipare del suo gruppo. 

Il piano di riforme strutturali con cui il governo intende calmare i mercati finanziari e mettere un giogo allo spread passa dalla Cassa Depositi e Prestiti. Nel prossimo quinquennio la società per azioni controllata dal Ministero dell'economia e dalle fondazioni bancarie potrà mobilitare 22 miliardi di euro attraverso le società partecipare del suo gruppo, ma secondo fonti dell'agenzia Adnkronos, punta ad un piatto di 35 miliardi di euro. 

Questo quanto trapela a margine della prima riunione della 'cabina di regia' per gli investimenti in cui il premier Giuseppe Conte ha esposto il piano di investimenti dedicati alle infrastrutture materiali e immateriali contenute nella bozza della legge di bilancio 2019: sul piatto il governo avrebbe messo risorse aggiuntive per 15 miliardi oltre ai 5 miliardi già previsti dalla manovra 2018.

"Abbiamo avuto la sensazione che l'Italia possa fare sistema'' ha detto il premier Giuseppe Conte uscendo da palazzo Chigi.

Che cos'è la Cassa depositi e Prestiti

Autonoma dal 1983, la Cassa depositi e prestiti è stata trasformata in società per azioni dal 2003 e oggi rappresenta la terza istituzione bancaria italiana più grande d'Italia dopo UniCredit e Intesa Sanpaolo, operando come una vera e propria banca d'affari con partecipazioni nelle medie e grandi imprese nazionali "ritenute strategiche per lo sviluppo del Paese" come si legge nella mission del gruppo. Un'altra sua particolarità deriva dal metodo di raccolta delle risorse finanziere che avviene principalmente dal risparmio postale italiano che CDP gestisce dal 1875. Un tesoretto da oltre 250 miliardi di euro a cui va aggiunta la raccolta di obbligazioni.

In poche parole la Cassa depositi e prestiti è il "salvadanaio"degli italiani e ha in pancia circa il 14% del risparmio nazionale.  Che il  governo Conte facesse particolarmente fede sulla Cassa Depositi e prestiti è stato chiaro fin dal primo atto di indirizzo dell'allora neonata compagine gialloverde con la nomina di Fabrizio Palermo, ad amministratore delegato di Cdp.

Intanto è arrivato il via libera alla Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza, da parte delle commissioni Bilancio di Camera e Senato. Ora il provvedimento è atteso nell'aula di palazzo Madama per il voto della risoluzione di maggioranza, che conterrà le richieste del parlamento da inserire nella legge di bilancio 2018. Mentre l'aula di Montecitorio si riunirà per l'approvazione del documento.

L'agenzia Fitch: "Def, rischi considerevoli"

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Inuovi target di deficit definiti nella Nota di aggiornamento al documento di economia e finanza "potrebbero portare l'Italia nella procedura di infrazione per i disavanzi eccessivi" ma "non ci aspettiamo che questa prospettiva porti il governo a modificare sostanzialmente l'obiettivo di disavanzo del 2019". Lo segnala l'agenzia Fitch in una nota sui conti pubblici italiani in cui si evidenzia anche come "la risposta conflittuale da parte dei leader della Lega e del M5S alla preoccupazione della Commissione europea indica che il governo vede opportunità politiche nell'attaccare le norme fiscali dell'UE, specialmente in vista delle elezioni del Parlamento europeo del prossimo maggio".

I contabili dell'agenzia di rating Fitch avanzano dubbi in particolare sulla possibilità di una "moderata riduzione del deficit del 2020 al 2,1% del PIL". Anzi, aggiunge, "prevediamo un risultato più vicino al 2,6% previsto in agosto" che porterebbe a un rapporto deficit - Pil del 129,8% entro la fine del 2021, contro il 126,7% stimato dalla NADEF.

Fitch prevede infatti "una crescita del PIL più bassa,1,2% nel 2019 e 0,9% nel 2020 contro 1,5% e 1,6% nella NADEF" che - si osserva - "contiene pochi dettagli sulle singole misure" Inoltre, "le 'strozzature' strutturali potrebbero ostacolare l'obiettivo della NADEF di aumentare gli investimenti pubblici al 3% del PIL dall'attuale 1,9% alla fine dell'attuale legislatura e rappresentano un'ulteriore sfida alle previsioni del governo". 

Ora restano 4 giorni perché il governo M5S-Lega trasmetta alla Commissione europea il progetto della legge di bilancio con le annunciate riforme. Ed rntro la fine del mese tutte le agenzie di rating avranno emesso i loro verdetti: attualmente il rating dell'Italia ha una valutazione Baa2, solo due gradini al di sopra del livello spartiacque sotto cui si ricade nelle attività ritenute più a rischio ("speculative" o "junck", in gergo: spazzatura).

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