Cassette di sicurezza tra patrimoniale e condono: il Governo guarda ai "soldi sotto il materasso"

Il vicepremier Salvini mira ai "soldi sotto il materasso" ma assicura niente nuove tasse. Per il Governo è la prova del nove: servono soldi per portare la flat tax nella nuova legge di bilancio e incombe la procedura di infrazione mentre l'economia non decolla e i conti pubblici sono fuori controllo. E così torna a riaffacciarsi la stagione dei condoni

L'Italia ha un problema di conti, questo è appurato. Il debito pubblico aumenta più della capacità del sistema paese di produrre ricchezza, mentre lo Stato affronta sempre più spesso spese improduttive. A completare il quadro l'incertezza sul futuro che spinge gli italiani a ridurre spese ed investimenti, e conservare sempre più spesso i soldi "sotto il materasso". 

Riprendendo un poco la celeberrima favola di Esopo sulla formica e la cicala, l'essere così risparmiosi costituisce un unicum tutto italiano che, per paradosso, rallenta l'economia tricolore. Piaccia o meno la spinta produttiva non può permettersi capitale "fermo", mentre per lo Stato il tesoretto degli italiani è da sempre scudo e vanto sulla scena internazionale. Resta così ricorrente l'ipotesi di ricorrere ad una patrimoniale, una tassa sul capitale delle famiglie, con alzate di scudi a difesa del risparmio. Proprio oggi il consigliere delegato di  Banca Intesa SanPaolo Carlo Messina ha parlato di una patrimoniale "inevitabile" se il governo non ridurrà il debito pubblico.

Succede così che la proposta del leader della Lega Matteo Salvini di una sanatoria sulle cassette di sicurezza diventa casus belli, ma vediamo in cosa consiste. Il vicepremier riprende alcune idee già fatte circolare dalla Lega lo scorso anno scorso quando, intervistato da Bruno Vespa a Porta a Porta ha introdotto l'idea di uno "scudo sulle cassette di sicurezza": 

"Non parlo di soldi all'estero, se qualcuno ce li ha portati sono affari suoi, ma mi dicono che ci sono centinaia di miliardi di euro in cassette di sicurezza, fermi. Parliamo di soldi tenuti sotto al materasso"

In sostanza il vicepremier spiega che chi tiene nelle cassette di sicurezza del denaro potrebbe dichiararlo al fisco e, pagando una certa percentuale (il 15%) farlo pienamente "riemergere".

cassette sicurezza-2

Dopo neppure 24 ore Salvini è tornato sul caso dopo le accuse di voler preparare una tassa patrimoniale. "Siamo al governo per togliere, non per aggiungere tasse" precisa il segretario del Carroccio. 

"Sono prive di qualsiasi fondamento le ipotesi di una patrimoniale, di tasse sui risparmi, sui conti correnti degli italiani o su cassette di sicurezza. L'unico ragionamento in corso riguarda una 'pace fiscale' per chi volesse sanare situazioni di irregolarità relative, oltre che ad Equitalia, al denaro contante". 

Insomma, una riedizione della pace fiscale che è piaciuta oltre un milione e mezzo di italiani (al 30 aprile si contano domande per 38 miliardi di euro). La differenza rispetto alla "rottamazione" e "saldo e stralcio" delle cartelle esattoriali, è che qui si tratta di soldi contanti nascosti al Fisco. 

Cassette di sicurezza, il condono dei contanti

Ma quanti sono questi soldi chiusi nelle cassette di sicurezza? Fisicamente le cassette di sicurezza sono dei contenitori collocati all’interno di un luogo sicuro delle banche. Con una spesa che si aggira tra i 50 e i 200 euro all’anno possono essere affittate per conservare somme di denaro, ma anche gioielli e beni di lusso.

Una caratteristica che ha fatto la fortuna di questo strumento è l'alone di mistero che le avvolge: le banche infatti non hanno possibilità di intervenire sul contenuto delle cassette di sicurezza, a meno che non ci sia una esplicita richiesta da parte di un giudice. E gli accertamenti fiscali sulle cassette di sicurezza sono rarissimi poiché necessita di controlli all'anagrafe dei conti correnti.

Dato il particolare strumento non esistono che stime riguardo all'effettivo contenuto delle cassette di sicurezza. Rimase celebre l'affermazione del procuratore capo di Milano Francesco Greco che -durante un convegno della Cgil nel 2017- espose alla platea degli statali in protesta per il mancato adeguamento del contratto, puntò il dito contro i circa 200 miliardi di euro di contanti sepolto nelle cassette di sicurezza italiane.

Lo stesso governo Renzi aveva accarezzato l’idea di "scudare" quelle somme, ma la protesta venne accantonata per le delicate implicazioni che la mossa comporta. La maggior parte di quel denaro -150 miliardi secondo le stime- costituirebbe infatti provente di attività illecita. Un condono su quel denaro potrebbe sfiorare l’ipotesi di riciclaggio di denaro sporco da parte dello Stato.

"Condonare i contanti chiusi nelle cassette di sicurezza, la cui provenienza è sicuramente illecita, oltre a rappresentare un favore agli evasori è pericoloso poiché può facilitare il lavoro alle organizzazioni criminali e mafiose che potrebbero così 'ripulire' i proventi delle loro attività illegali" spiegano i segretari confederali della Cgil Gianna Fracassi e Giuseppe Massafra.

"Dopo la rottamazione delle cartelle fiscali, con la quale lo Stato ha rinunciato a 17 miliardi di euro, si ipotizzano nuove misure che non combattono l'evasione fiscale e l'economia sommersa -aggiungono- in un Paese in cui il gettito da economia sommersa ed evasione ammonta a circa 120 miliardi di euro all'anno, vengano premiati anziché colpiti i responsabili di questa somma ingiustizia".

Che cos'è la voluntary disclosure

Di fatto il condono sulle cassette di sicurezza sarebbe un altro pezzo della cosiddetta pace fiscale che ha portato al tentativo di riconciliazione tra lo Stato e i cittadini per oltre 38 miliardi. Nota bene: l'importo non equivale a quanto recupererà lo Stato perché dal conto vanno sottratti interessi e sanzioni e nel caso del cosiddetto saldo e stralcio anche gli importi condonati in virtù di una difficoltà economica dimostrata attraverso l'Isee.

Rimane inoltre attiva la "collaborazione volontaria" (voluntary disclosure) uno strumento dell'agenzia delle entrate che consente ai contribuenti che detengono illecitamente patrimoni all’estero di regolarizzare la propria posizione denunciando spontaneamente all’Amministrazione finanziaria la violazione degli obblighi di monitoraggio.

Intanto è arrivato il via libera delle Commissioni Bilancio e Finanze della Camera all'emendamento della Lega che riapre i termini della rottamazione delle cartelle. La riapertura rispetto alla scadenza del 30 aprile prevede che il debitore entro il 31 luglio dichiari la propria volontà, con le modalità già previste per la rottamazione-ter, di voler aderire optando per il pagamento in un'unica soluzione al 30 novembre, cioè in massimo 17 rate, la prima delle quali sempre al 30 novembre. Riaperti anche i termini per il "saldo e stralcio".

Nel decreto crescita sono stati presentati e approvati emendamenti per la riapertura dei termini della "rottamazione-ter" e del "saldo e stralcio". La riapertura rispetto alla scadenza del 30 aprile scorso prevede che il debitore entro il 31 luglio prossimo dichiari la propria volontà, con le modalità già previste per la rottamazione-ter.

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