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Lunedì, 16 Maggio 2022
Ritorno al passato

Il nucleare divide ma le rinnovabili non bastano

I pro e i contro del nucleare in Italia in vista di una legge che potrebbe riaccendere le centrali nel nostro Paese

Una volta in Italia il nucleare dominava la scena energetica nazionale, ma poi con il disastro di Chernobyl e il referendum del 1987 tutto è cambiato. Da terzo produttore di energia nucleare al mondo siamo passati a zero. Chiuse le cinque centrali di Ispra (Varese), Borgo Sabotino (Latina), Garigliano (Caserta), Caorso (Piacenza) e Montalto di Castro (Viterbo), quest’ultima mai entrata in funzione. Da qui l’esigenza di produrre energia attraverso combustibili fossili altamente inquinanti e la necessità di importare energia dalle nazioni confinanti che (paradosso) la producono con il nucleare, come il caso della Francia. Con la guerra in Ucraina e le implicazioni sul gas russo si è riacceso il dibattito sul nucleare e sulla sua supremazia sulle fonti rinnovabili. 

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Il nucleare in Europa e in Italia

Il primato mondiale nella produzione di energia nucleare spetta agli Stati Uniti, anche se la Cina non resta a guardare, programmando la costruzione di 150 nuovi reattori nei prossimi 15 anni per raggiungere l’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050. In Europa lo scenario è misto: mentre la Finlandia ha aperto la più grande centrale nucleare d'Europa in località Olkiluoto, sul Mar Baltico, Germania e Belgio stanno eliminando gradualmente i reattori. Francia e Regno Unito, invece, stanno rivedendo le proprie posizioni sul nucleare per ridurre la dipendenza dalle importazioni, soprattutto di gas russo. E l’Italia? Il referendum dell’8 novembre 1987 ha fatto da spartiacque tra l’era nucleare e l’era post nucleare in Italia, con la fine appoggiata dall’80% dei votanti, il 65% degli aventi diritto al voto. Una presa di posizione abbastanza netta, ma forse troppo influenzata dal disastro di Chernobyl avvenuto solo un anno prima. Nel 2009 si è tornati sull’argomento ma il l’incidente di Fukushima, in Giappone, ha bloccato definitivamente qualsiasi iniziativa. Se i disastri nucleari di Chernobyl e Fukushima hanno congelato il nucleare in Italia, la guerra in Ucraina e la forte dipendenza dal gas russo potrebbero spingere un ritorno all’atomo, vediamo perché.

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Le rinnovabili non bastano

In un’ottica di diversificazione delle fonti di energia nel nostro Paese si è tornati a parlare di rilancio del nucleare, anche perché affidarsi alle sole fonti rinnovabili non sembra essere una soluzione possibile. L’atomica, infatti, è sicuramente una fonte di energia più efficace ed efficiente rispetto alle rinnovabili. Ad esempio, un reattore nucleare può arrivare a 1,6 GW di potenza nominale, pari all’energia generata da 250 pale eoliche o da 8 chilometri quadrati di pannelli solari. Nemmeno le centrali a combustibili fossili si avvicinano alla potenza del nucleare: un reattore vale circa due centrali a carbone o a gas. Le energie rinnovabili, dunque, potrebbero non risultare adatte a costituire la fonte primaria di approvvigionamento energetico di un paese industrializzato, lo stesso vale per i combustibili fossili visto l’inquinamento e il riscaldamento globale. La soluzione potrebbe essere un mix energetico che comprenda al suo interno anche il nucleare.

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Pro e contro del nucleare in Italia

L’emergenza energetica ha riportato a galla il nucleare, come soluzione per abbassare il costo delle bollette e ridurre la dipendenza dall’estero. Il tema sembra riscuotere molto interesse, tanto che si sta pensando ad un nuovo referendum per promuovere la nascita di nuove centrali nucleari in Italia. A frenare molte persone sono ancora una volta i dubbi legati alla sicurezza del nucleare e agli elevati costi di stoccaggio delle scorie (spendiamo 60 milioni di euro l’anno per lo stoccaggio all’estero delle scorie atomiche prodotte tra il 1963 e il 1990). Analizziamo in dettaglio i pro e i contro del nucleare in Italia.

Vantaggi:

  • produzione di elevate quantità di energia a basso costo;
  • emissioni di CO2 basse;
  • ciclo di vita per singolo impianto molto lungo;
  • ricadute positive sull’occupazione (una centrale di dimensioni medie richiede almeno 500 addetti).                                         

Svantaggi:

  • costi di realizzazione delle centrali molto elevati e tempi lunghi (dai 5 ai 12 anni);
  • difficoltà nella localizzazione delle centrali;
  • gestione delle scorie nucleari;
  • conseguenze in caso di incidente
  • non è una fonte rinnovabile (per la produzione servono plutonio e uranio).

Nuova legge in vista?

A riaprire il tema del nucleare in tempi non sospetti è stato proprio il ministro della transizione energetica, Roberto Cingolani, mostrandosi favorevole ad un ritorno. Successivamente è stata la commissione europea nel 2022 a inserire l’energia nucleare tra le fonti rinnovabili “green” da utilizzare per ridurre le emissioni di CO2. A fronte di queste aperture e cavalcando l’onda del caro bollette, il centrodestra, con Salvini in primis, si è schierato a favore del nucleare mentre Pd e M5s frenano. Il dibattito resta aperto, ma dai referendum del 1987 e del 2011 molto è cambiato. Prima di tutto il contesto economico-politico e la consapevolezza che stiamo vivendo un paradosso, ossia quello relativo alle importazioni di energia da paesi confinanti che la producono nelle centrali nucleari (58 solo in Francia, 128 in tutta Europa). Da considerare poi le innovazioni tecnologiche, con differenze abissali tra il nucleare di prima generazione e quello di quarta generazione di cui si parla ora, che predilige piccoli reattori modulari più piccoli e sicuri.

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