Martedì, 15 Giugno 2021
Lo sciopero generale all'orizzonte

Sui lavori pubblici si torna all'antico?

Facciamo un po' d'ordine. Al centro dell'attenzione c'è la proroga di 5 anni per le deroghe al Codice degli appalti previste dal decreto di luglio dello scorso anno, ma con modifica delle soglie per i contratti senza gara. Per i sindacati la logica del subappalto libero e del massimo ribasso sono contro la sicurezza delle persone e la qualità delle opere

Sciopero generale all'orizzonte. "È una vera scelta indecente quella che si appresta a fare il governo". Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini commenta oggi il decreto Semplificazioni minacciando lo sciopero generale: "Alcune nostre categorie sono già pronte. Noi lo valuteremo insieme a Cisl e Uil". Il governo "sta sbagliando. E' chiaro che se non cambia ragioneremo su tutte le forme di mobilitazione necessarie, nessuna esclusa". Landini critica la "liberalizzazione del subappalto" e le "gare al massimo ribasso" che portano il Paese "indietro di vent'anni, ai tempi del governo Berlusconi".

Di tutt'altro avviso il giudizio del leader della Lega Matteo Salvini che chiede di "azzerare il Codice degli appaltiI" e sulle grandi opere "di dare il potere ai sindaci" e di usare le norme Ue. Salvini efinisce "una fortuna" lo snellimento delle procedure e riguardo alle proteste dei sindacati sostiene che “a essere felici saranno gli operai, perché lavoreranno di più. In che condizioni? Nelle stesse che ci sono state per la costruzione del ponte Morandi. Una grande opera fatta in fretta, a regola d’arte, senza incidenti, senza tangenti e senza problemi”. Per questo “la via d’uscita finale su cui stiamo lavorando”, come previsto nero su bianco nel Piano di ripresa, "è l’azzeramento del codice degli appalti e l’utilizzo delle norme europee che sono più veloci e snelle. E io darei ai sindaci i poteri diretti sulle grandi opere". Posizione non troppo distante da quella di Italia Viva, che da tempo chiede di "uscire dal pantano della burocrazia". Lo scontro è solo all'inizio.

Codice Appalti: che cosa sta succedendo

Ma di che cosa stiamo parlando? Facciamo un po' d'ordine. Al centro dell'attenzione c'è la proroga di 5 anni per le deroghe al Codice degli appalti previste dal decreto di luglio dello scorso anno, ma con modifica delle soglie per i contratti senza gara. Lo prevede la bozza del decreto semplificazioni, ancora oggetto di confronto. In dettaglio sale da 75.000 a 139.000 euro la soglia dei contratti senza gara di servizi e forniture, mentre l'affidamento dei lavori sarà sottoposto a procedura negoziata senza bando per i contratti di importo compreso tra i 150.000 euro e un milione di euro, con la consultazione invece di almeno dieci operatori solo per le opere dal valore pari o superiore a un milione.

Inoltre, è previsto nella bozza l'appalto integrato a massimo ribasso mentre viene abrogato il divieto di affidamento congiunto del Codice Appalti. La bozza, ancora provvisoria, del Decreto Semplificazioni prevede il cosiddetto 'appalto integrato', in cui progettazione ed esecuzione dei lavori possono essere oggetto della stessa gara e quindi affidati allo stesso aggiudicatario. Per le opere del Recovery viene abrogato il divieto di affidamento congiunto previsto dal Codice degli Appalti. "L'aggiudicazione - si legge - può avvenire sulla base del criterio del prezzo più basso".

I sindacati sono contrari al fatto che si vada alla liberalizzazione del subappalto e alla logica delle gare al massimo ribasso. "In un paese dove si continua a morire sul lavoro - ha detto Landini - la logica del subappalto libero e del massimo ribasso sono contro la sicurezza delle persone e la qualità delle opere che si vogliono mettere in campo. Così si torna indietro". La critica è che con il termine "semplificazioni" si mettano in atto azioni che inevitabilmente vanno nella direzione di ridurre le tutele e i diritti conquistati dai lavoratori, facendolo a colpi di decreto, generalizzando il massimo ribasso come criterio di assegnazione invece che l’offerta economicamente vantaggiosa e liberalizzando totalmente il subappalto. Se aziende si aggiudicano le gare e in seguito si spezzettano all’infinito la commessa, il rischio concreto è una sequela di "scatole cinesi" dove si perdono diritti, salario, qualità del lavoro e pure dell’opera. Secondo la Fillea Cgil "con la liberalizzazione del subappalto e la reintroduzione del massimo ribasso il Governo si accinge a dare un duro colpo alle tutele di lavoratrici e lavoratori dei servizi in appalto, ed anche su questo fronte le categorie dei servizi sono sul piede di guerra".

Parte del mondo delle imprese apprezza invece la scelta dell’esecutivo di intervenire in tempi brevi sul Codice Appalti con misure volte a rafforzare il regime "speciale" previsto dal D.L. Semplificazioni. Per ANIE è necessario intervenire con misure di dettaglio senza sospendere l’applicazione del Codice – che ricordiamo per il 90% già reca una fedele riproduzione delle direttive europee del 2014 – in quanto questa ultima scelta comporterebbe un inevitabile blocco del mercato a causa delle incertezze che provocherebbe nelle stazioni appaltanti. La Federazione ritiene che, al netto del necessario snellimento delle procedure, il Codice già contenga tutti gli spunti in tema di innovazione e sostenibilità che, se correttamente attuati, possono rappresentare un ottimo volano per la ripresa del settore. Il Decreto Semplificazioni (D.L. 76/2020) ha correttamente introdotto misure fortemente acceleratorie; manca dunque l’ultimo miglio: semplificare le procedure a monte della gara e ridurre notevolmente gli oneri burocratici previsti in fase di partecipazione, ciò anche nell’ottica di un abbattimento del contenzioso.

Libera: "Nessuna deroga al Codice degli Appalti fino al 2026"

"I contenuti delle bozze del decreto semplificazioni sul codice degli appalti suscitano grande preoccupazione. Nel provvedimento atteso in Consiglio dei ministri la prossima settimana si prevede una proroga fino al 2026 delle deroghe al Codice degli appalti, con un ulteriore innalzamento delle soglie per affidamenti diretti senza gara. La pericolosa logica emergenziale della ''fuga dalle regole'' allarga così il suo raggio di applicazione e si estende all'intero arco temporale di gestione dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza". In una nota Libera esprime preoccupazione dalla lettura delle bozze del decreto semplificazioni sul codice degli appalti, provvedimento atteso in Consiglio dei ministri la prossima settimana.

"Torna nella bozza il cosiddetto 'appalto integrato', in cui progettazione ed esecuzione dei lavori sono oggetto della stessa gara e quindi affidati allo stesso aggiudicatario, con una pericolosa commistione di ruoli che depotenzia la funzione pubblica di programmazione e controllo. Per le opere del Recovery viene infatti abrogato il divieto di affidamento congiunto previsto dal Codice degli appalti e l'aggiudicazione può avvenire sulla base del criterio del prezzo più basso. Un meccanismo dagli effetti negativi ben noti: deresponsabilizzazione delle stazioni appaltanti da un lato, dall'altro gli incentivi per le imprese a recuperare sui costi con accordi collusivi, perizie suppletive e varianti d'opera, oppure allentando le tutele alla sicurezza dei lavoratori. Illudersi di velocizzare le procedure per questa via è una strategia miope e rischiosa, che apre la strada ad una liberalizzazione di fatto potenzialmente criminogena delle gare d'appalto, un vero e proprio ''liberi tutti'' per mafie e corruzione" prosegue la nota.

"In Italia da sempre le infiltrazioni di consorterie mafiose e corruttive hanno trovato terreno fertile nella gestione emergenziale degli appalti. Proprio in questa fase cruciale di rilancio degli investimenti pubblici, con l'attuazione dei progetti inseriti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, gli strumenti di contrasto e prevenzione di mafie e corruzione vanno rafforzati e resi più efficienti, non aggirati e indeboliti. Riteniamo che il generico richiamo all'applicazione di presunti - e condivisibili - principi di semplificazione e velocizzazione nasconda in realtà la sostanziale e pericolosa deregolazione e liberalizzazione del sistema- appalti. ''Siamo davanti ad un'involuzione normativa- prosegue Libera nella nota- che sottoporrà a un vero e proprio stress-test un'amministrazione pubblica chiamata a sostenere l'impatto della gestione straordinaria dell'ingente ammontare di risorse del Recovery fund spogliata di cruciali presidi di legalità". "E' un segnale sbagliato, perché un'applicazione mirata delle complesse disposizioni del codice degli appalti potrebbe rappresentare una salvaguardia di fondamentali principi di correttezza, concorrenza ed efficienza nella gestione delle risorse e per una buona realizzazione delle opere pubbliche. Più che prorogare deroghe all'insegna di un'emergenza permanente, proiettata già almeno fino al 2026, occorre intervenire per rafforzare i controlli preventivi, applicare norme già esistenti che permettono uno snellimento mirato delle procedure, rafforzare i sistemi di prevenzione e di controllo della qualità delle opere, realizzare un sistema di trasparenza integrale e di indicatori di rischio, valorizzando il ruolo dell'Anac e la messa in rete delle banche dati esistenti. Occorre- conclude Libera- altresì, investire in trasparenza delle informazioni, partecipazione dei cittadini ai processi decisionali, consultazione e dibattito pubblico adeguato, monitoraggio civico, formazione e qualificazione delle competenze dei funzionari, qualità dei progetti, tutela e sicurezza dei lavoratori, insieme al potenziamento degli strumenti di prevenzione della corruzione".

"Liberalizzare l'utilizzo senza limiti dei subappalti per velocizzare le opere pubbliche è un rimedio ben peggiore del male. Con il Codice degli appalti si era regolamentata la materia con risultati positivi nella lotta alla corruzione e nella sicurezza del lavoro. La velocizzazione necessaria per rispettare i tempi del Recovery non può e non deve significare meno sicurezza per i lavoratori e abbassare l'asticella nel contrasto alle infiltrazioni della criminalità organizzata. Si riducano i tempi delle procedure di aggiudicazione ma su continui a tenere la barra dritta della lotta alla corruzione e alle mafie e della massima tutela della sicurezza di chi lavora" afferma il capogruppo di Liberi e uguali alla Camera, Federico Fornaro.

"Il codice degli appalti, così come congeniato, rappresenta un freno - secondo Roberto Occhiuto, capogruppo di Forza Italia alla Camera -  un appesantimento burocratico che rallenta gli investimenti e le opere pubbliche. Guardiamo l'esempio del ponte di Genova: è stato ricostruito in tempi record solo grazie ai poteri straordinari affidati a un commissario e alla possibilità di poter derogare alle norme esistenti. Forza Italia lo dice da tempo: per semplificare davvero, bisogna abolire o quantomeno rivedere in modo invasivo il codice degli appalti. Occorre accelerare in questa direzione - per creare opportunità e sviluppo - e intervenire già con il prossimo decreto Semplificazioni che il governo sta discutendo in questi giorni".

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