Giovedì, 5 Agosto 2021
Economia Italia

Come andare in pensione con le novità della manovra 2018

Che l’aspettativa di vita farà salire l’età pensionabile a 67 anni è un dato ormai assodato ma non influirà su quanti andranno in pensione nel 2018. Per loro le regole restano le stesse previste fino a tutto il 2017, tranne che per le donne

Che l’aspettativa di vita farà salire l’età pensionabile a 67 anni è un dato ormai assodato ma che non influirà su quanti andranno in pensione nel 2018. Per loro le regole restano le stesse previste fino a tutto il 2017, tranne che per le donne.

Nel 2018 la pensione di vecchiaia si centrerà a 66 anni e 7 mesi di età: infatti i paventati 5 mesi di aumento avranno effetto solo nel 2019 e comunque secondo il piano presentato dal Governo, dall'aumento dell'età pensionabile verranno esclusi i soggetti alle prese con lavori usuranti e una quindicina di categorie di lavoro da considerare gravose.

L’unica variazione di età anagrafica pensionabile che entrerà in vigore nel 2018 riguarda le lavoratrici donne che fino a dicembre 2017 potevano lasciare il lavoro a 65 anni e 7 mesi di età e che dall’anno prossimo saranno uniformate agli uomini.

I contributi necessari restano sempre i classici 20 anni minimi di versamenti.

Per chi vuole andare in pensione prima: c'è l'Ape

Con l'anticipo pensionistico (Ape volontario) in pratica la banca presta i soldi al pensionato per l’intera durata dell’anticipo e fino a quando lo stesso arriverà a 66 anni e 7 mesi (67 anni dal 2019) e quindi percepirà la pensione di vecchiaia a lui spettante. Da quel momento la funzione della banca passerà da finanziatrice dell’anticipo a creditrice dello stesso, perché al pensionato spetta l’onere di restituire con trattenute sulla pensione di vecchiaia mensile, quanto percepito di anticipo. Tutto naturalmente con interessi e spese assicurative con l’Inps a fungere da tramite per erogazione di anticipo e restituzione del prestito e quindi da garante per conto del pensionato.

L'anticipo pensionistico "senza debiti"

L'Ape sociale riguarda una ristretta cerchia di soggetti e soprattutto, prevede periodi di contribuzione più lunghi. Si tratta dell’anticipo di pensione di vecchiaia sempre a 63 anni, ma destinata a soggetti disagiati come lo sono i disoccupati, gli invalidi, quelli con invalidi a proprio carico e lavori gravosi. Per le prime tre categorie citate, necessari 30 anni di contributi versati

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