Martedì, 13 Aprile 2021
Milano

"Se non muoio di Covid ci pensa il governo": la protesta dei commercianti, da nord a sud

Centinaia di ambulanti in protesta sotto il Comune a Milano. E monta la rabbia anche a Cosenza: "La ripartenza è difficile perché non è arrivato nulla nelle tasche dei commercianti e le misure anti contagio non consentono di poter garantire grandi introiti"

La protesta degli ambulanti a Milano, nel giorno della riapertura delle attività commerciali, 18 maggio 2020. ANSA / MATTEO BAZZI

Da oggi i negozi, i bar e i ristoranti possono rialzare le saracinesche dopo più di due mesi di lockdown. L'Italia prova così lentamente a ripartire, nel rispetto delle linee guida arrivate nelle scorse ore dopo il confronto governo-regioni. Riaprire, però, non è affatto facile e molti commercianti si sentono abbandonati nella cosiddetta fase 2. C'è chi, come i venditori ambulanti, esprime dissenso per le condizioni di lavoro imposte dall'emergenza Covid che ha escluso molti di loro dall'attività di mercato anche con la riapertura. E c'è chi lamenta l'inadeguatezza dei sussidi predisposti per far fronte alle perdite registrate nei mesi di lockdown. Manifestazioni di protesta da nord a sud del Paese, in particolare a Milano e a Cosenza.

Ambulanti in protesta a Milano: "Gli aiuti non arrivano, siamo stati abbandonati"

Lunedì mattina almeno duecento ambulanti, proprietari di bancarelle di mercati e fiere, si sono infatti ritrovati in piazza della Scala a Milano per chiedere di non essere più "invisibili" agli occhi delle amministrazioni locali e nazionale nel pieno dell'emergenza coronavirus. I manifestanti, con le distanze di sicurezza più o meno rispettate, si sono schierati sotto palazzo Marino con i tricolori, hanno cantato l'inno d'Italia e hanno esposto numerosi cartelli. "Rispetto per noi ambulanti", si legge su una bandiera dell'Italia, mentre su un'altra campeggia la scritta: "Se non muoio di Covid, ci penserà il governo". "Siamo ambulanti non mendicanti", ha scritto su un foglio giallo uno dei presenti alla protesta, "noi siamo untori ma lavoratori", gli ha fatto eco un altro. E ancora: "Senza soldi, senza speranza, senza futuro", si legge su altri striscioni.

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"Siamo lavoratori invisibili - ha detto Nicola Zarrella, presidente di Eurocommercio, che ha indetto la manifestazione -. Da due mesi e mezzo il governo non ci menziona nei decreti legge che ha preparato e anzi toglie la Cosap a ristoratori e bar, giustamente, ma agli ambulanti no e noi siamo fermi da due mesi e mezzo e dobbiamo pagare. A Milano sono ripartiti solo pochi mercati e solo con le bancarelle di alimentari, gli altri fanno la fame. Chiediamo che possano ripartire tutti i mercati cittadini con tutte le bancarelle - ha auspicato -, per noi che siamo all'aria aperta ci sono troppe limitazioni". A Milano, in effetti, hanno riaperto 26 mercati sui quasi cento tradizionali e al momento sono consentite soltanto le bancarelle con alimentari. Nel nuovo decreto c'è stata un'apertura, ma lunedì mattina il sindaco di Milano, Beppe Sala, ha preannunciato che organizzare la ripartenza di tutti i mercati non sarà affatto semplice. Proteste analoghe degli ambulanti anche a Torino

Commercianti protestano a Cosenza: "Bloccate le tasse comunali"

Commercianti in protesta anche in Calabria. Questa mattina un gruppo di circa 50 imprenditori ha manifestato davanti Palazzo dei Bruzi a Cosenza, chiedendo misure utili a ripartire. "Riposa in pace dignità" recita lo striscione appeso davanti all'entrata del Comune. Lamentano l'inadeguatezza dei sussidi predisposti per far fronte alle perdite registrate nei mesi di lockdown. "La ripartenza è difficile perché non è arrivato nulla nelle tasche dei commercianti e le misure anti contagio non consentono di poter garantire grandi introiti", ha affermato il sindaco Mario Occhiuto prima di ricevere una delegazione dei commercianti.

Durante l'incontro il primo cittadino ha garantito ai manifestanti di farsi portavoce delle loro istanze. "Abbiamo chiesto - afferma l'impreditore De Napoli - di bloccare le tasse comunali come la Tari o quella per l'uso di suolo pubblico, di togliere il paletto della regolarità del Durc (Documento unico di regolarità contributiva, ndr) per la liquidazione del sussidio regionale dei 2mila euro ed infine di sollecitare le banche che non erogano il prestito dei 25mila euro previsto dal decreto ministeriale". Qualora la situazione non dovesse mutare sono state già annunciate prossime proteste a Catanzaro presso la Cittadella della Regione Calabria.

La situazione non è delle più rosee. Saracinesche abbassate anche nella fase 2 per un negozio su tre: il 33% di bar, ristoranti e commercio al dettaglio, "affossato dai costi, non sarà in condizione di ripartire e non riaprirà". Per almeno un terzo degli imprenditori, la ripresa di alcuni esercizi commerciali "non è conveniente sul piano economico, tenuto conto dei costi fissi che non vengono in alcun modo congelati né ridotti (affitti, utenze, tassa sui rifiuti e sul suolo pubblico)". A lanciare l'allarme è il Centro studi di Unimpresa. Secondo l'associazione, "il crollo del 33% di negozi, bar e ristoranti si potrebbe tradurre, considerando le attività connesse, in una riduzione del giro d'affari complessivo che interessa 250 miliardi di euro di prodotto interno lordo": a questa cifra si arriva partendo dal presupposto che il 60% del Pil è legato al mercato interno e che il 30% di questo mercato (ovvero il 18% del totale del pil) potrebbe subire pesanti ripercussioni. Sul fronte delle finanze pubbliche, la riduzione del gettito potrebbe arrivare a 80 miliardi, mentre dalle casse dello Stato continuerebbero a uscire fondi in favore dei nuovi disoccupati, afferma Unimpresa.

Fase 2, tutto quello che si può fare (e cosa no) da oggi lunedì 18 maggio

E per via della pandemia di coronavirus "c'è un rischio di danni permanenti all’economia". A lanciare l'avvertimento  è il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. Il suo commento è relativo ai dati che oggi ha diffuso l’Ufficio Studi di Confcommercio e che indicano che ad aprile "i consumi sono crollati del 47%". Per Sangalli ora ci sarà bisogno di una ripartenza che vada oltre il decreto rilancio, "un piano di ricostruzione complessiva del Paese che oggi ancora non c'è, indennizzi più robusti e liquidità vera". Secondo i dati di Confcommercio, nel complesso del secondo bimestre, nel confronto con lo stesso periodo dello scorso anno, si è registrato un calo del 38,9% dei consumi.

Il più penalizzato è il settore dei servizi e in particolare quelli relativi al tempo libero. Il completo lockdown di aprile "ha avuto conseguenze che il sistema economico italiano non ha mai sperimentato dopo la seconda guerra mondiale", ha spiegato Confcomemrcio. Le perdite si sono concentrate soprattutto sui settori del turismo e dell'intrattenimento, che sono anche quelli più soggetti a forme di distanziamento e rigidi protocolli di sicurezza, ma anche la mobilità e l'abbigliamento. Chi più ha pagato la crisi fino ad oggi dovrà continuare a combattere con misure che limiteranno l'esercizio della propria attività.

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