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Domenica, 25 Settembre 2022
Il deserto degli sportelli

L'Italia senza banche: 3mila comuni non hanno una filiale

La desertificazione bancaria non si ferma: dal 2012 ci sono il 34% degli sportelli in meno. Il risultato? Ci sono quattro milioni di italiani che non hanno più un istituto bancario "sotto casa"

In Italia ci sono oltre tremila comuni in cui non è presente un istituto di credito, di conseguenza ci sono circa 4 milioni di italiani che, di fatto, sono senza banca. Una fetta pari al 7% della popolazione, ma con percentuali molto diverse dal punto di vista geografico: se al Nord la 'desertificazione' bancaria interessa il 6% della popolazione, al Centro il fenomeno risulta più circoscritto (3,2%), mentre al Sud e nelle isole, dove la questione è decisamente più marcata, i cittadini che non hanno più un’agenzia bancaria "sotto casa" né a distanza contenuta rappresentano il 10,7% dei residenti.

I comuni italiani senza banca

Sono i dati contenuti nell'ultimo report della Fabi, la Federazione autonoma bancari italiani: secondo il sindacato, la Campania è prima regione per numero di abitanti senza banca: sono quasi 700mila. Tutto ciò è frutto della progressiva chiusura delle agenzie da parte delle banche: gli sportelli, 32.881 nel 2012, a fine 2021 erano 21.650, in calo di 11.231 (- 34%). Tra le regioni più grandi, quella che presenta una minore presenza di banche, in termini percentuali, è la Calabria col 28,8% dei cittadini residenti in territori non coperti da agenzie bancarie. Poi, a seguire: Piemonte (13,8%), Abruzzo (12,6%), Campania (12,5%). Fra le regioni più piccole, il record è del Molise (37,3%) seguita, dalla Valle D’Aosta (33,4%). Nelle isole, la desertificazione bancaria interessa il 6,7% della popolazione in Sicilia e il 6,1% in Sardegna.

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Emilia Romagna e Toscana sono, invece, le regioni che presentano il maggior tasso di bancarizzazione del territorio nazionale: la popolazione che risiede in comuni senza banche, infatti, corrisponde, rispettivamente, solo all’1,2% e all’1,5% del totale. In termini assoluti, la regione con il maggior numero di comuni senza banche è il Piemonte (713 enti locali, 587mila abitanti), seguita da Lombardia (483 enti locali, 575mila abitanti) e, più staccate, Calabria (280 enti locali, 531mila abitanti), Campania (280 enti locai, 699mila abitanti), Lazio (179 enti locali, 245mila abitanti), Abruzzo (173 enti locali, 160mila abitanti). In Sicilia e in Sardegna, i comuni senza abitanti sono rispettivamente 132 (320mila abitanti) e 111 (96mila abitanti).

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Quanto alla dimensione demografica, si va da realtà non significative, con poche decine di abitanti, a enti locali con oltre 10.000 residenti (13 complessivamente, 10 dei quali in Campania): nell’elenco dei 3.062 comuni senza banca, i più piccoli sono entrambi in Lombardia, Pedesina (Sondrio) e Morterone (Lecco), e hanno rispettivamente 30 e 34 abitanti; mentre il primo nella classifica è Pollena Trocchia (Napoli, Campania) con 13.514 cittadini che non possono contare più su neanche un’agenzia o uno sportello bancario a portata di mano. Ciò rappresenta un problema assai rilevante se si pensa che in Italia lo sviluppo dell’e-banking è ancora scarso rispetto alla media europea: meno della metà della clientela bancaria (45%) utilizza i canali digitali per accedere ai servizi bancari, contro una media del 58% e rispetto a grandi potenze economiche, come Spagna e Francia, che hanno tassi di clientela avvezza alla banca digitale pari al 65% e al 72%; il nostro Paese è allineato a realtà come Grecia (42%) e Turchia (46%).

Banche dal 2012 "persi" il 34% degli sportelli

In meno di 10 anni le banche italiane hanno chiuso 11.231 sportelli: le agenzie erano 32.881 a fine 2012, per poi calare a 23.480 nel 2020 e ancora a 21.650 a fine 2021. Dal 2012 la riduzione è stata pari al 34,16%, mentre tra il 2020 e il 2021 la contrazione è stata del 7,79%: in un solo anno le chiusure sono state 1.830. Anche le banche, sostiene il sindacato, sono  molte di meno: dai 706 istituti di credito del 2012 si è passati ai 474 nel 2020 e ai 456 nel 2021. Vuol dire 250 banche in meno (-35,4%) dal 2012 al 2021 e 18 in meno, in un anno (-3,80%), dal 2020 al 2021: la diminuzione è frutto della progressiva aggregazione tra grandi gruppi e banche più piccole, spinta dalle indicazioni del regolatore e degli organi di vigilanza, italiani ed europei. La contrazione ha interessato anche il personale: le lavoratrici e i lavoratori bancari erano 315.238 a fine 2012, 275.433 a fine 2020 e 269.625 a fine 2021. La riduzione netta è stata di 45.613 unità (-14,47%) tra il 2012 e il 2021 e di 5.808 unità (-2,11%) tra il 2020 e il 2021.

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Come ricorda il sindacato, "tutte le uscite dei dipendenti delle banche, comunque, sono state gestite con pensionamenti e prepensionamenti volontari, senza licenziamenti e quindi senza alcuna tensione sociale, grazie al Fondo di solidarietà, uno strumento, importante conquista sindacale del 2000, che non pesa nulla, in termini finanziari, sul bilancio dello Stato. Contemporaneamente, grazie a un altro strumento, il Fondo per l’occupazione, sono stati assunti circa 38.000 giovani under 35 ed è così stato garantito, nel settore bancario, un importante ricambio generazionale".

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