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Lunedì, 24 Giugno 2024
Nuove regole

Concorsi pubblici, cambia tutto

L'emendamento del governo al Decreto Pa contiene diverse novità che riguardano le selezioni pubbliche. Dai tempi e le scadenze, passando per i requisiti e lo stop alla prova orale, ecco quali sono le principali modifiche

Ci sono grosse novità in arrivo per i concorsi pubblici, una delle principali opportunità che i cittadini cercano di sfruttare per ottenere un lavoro stabile e duraturo. L'emendamento del governo al Decreto Pubblica Amministrazione, approvato ieri con voto di fiducia alla Camera, e il Dpr che oggi verrà approvato dal Consiglio dei Ministri, modificano sensibilmente alcune caratteristiche delle selezioni pubbliche, che saranno più rapide e totalmente digitalizzate. Vediamo quali sono le principali novità introdotte dal governo Meloni.

Tempi stretti e scadenze

Il primo punto su cui l'esecutivo è intervenuto è quello dei tempi: con le nuove indicazioni i concorsi dovranno concludersi nel giro di sei mesi. Le procedure dovranno terminare quindi in un semestre, che verrà calcolato a partire dal termine di presentazione delle domande dei candidati. Un modo per snellire la parte burocratica, mantenendo comunque dei termini rigidi per le scadenze. Inoltre, le procedure concorsuali diventeranno interamente digitalizzate, anche  per quanto riguarda gli enti locali. Tutti gli step della procedura concorsuale, dalla pubblicazione del bando all'invio delle candidature, fino all'uscita dei risultati, si svolgeranno online tramite il portale InPa.

Niente prova orale fino al 2026

Un'altra grande novità contenuta nell'emendamento del governo riguarda la prova orale: per le posizioni "non apicali", i candidati dovranno affrontare soltanto la prova scritta. L'addio momentaneo all'interrogazione dovrebbe durare almeno fino al 2026, anno in cui si concluderanno i progetti del Pnrr. Proprio questo punto, introdotto per ottenere un ulteriore snellimento nelle procedure, ha già suscitato diverse polemiche, in quanto espone al rischio di una valutazione poco accurata perché basata soltanto su un test scritto e senza un confronto diretto con i singoli candidati.

Concorsi territoriali

Con le nuove regole i concorsi avranno delle divisioni su base territoriale. In questo modo, nei bandi nazionali, i candidati non potranno presentare la domanda di partecipazione per più di un profilo oggetto del bando e per più di un ambito territoriale. Presentando la domanda di partecipazione, i cittadini dovranno indicare la città o la Regione per cui intendono candidarsi e non potranno farlo altrove. Nel caso in cui non si riuscisse a coprire il numero di posti messi, ci sarà il classico scorrimento delle graduatorie.

Equilibrio di genere

Tra le novità c'è anche l'introduzione di clausola di equilibrio di genere. Cosa vuol dire? In ogni bando verrà indicata la percentuale di "rappresentatività dei generi nell’amministrazione che lo bandisce" e, nel caso in cui la differenza tra le quote di uomini e donne fosse superiore al 30%, appartenere al sesso svantaggiato costituirà un titolo preferenziale. Prove "asincrone" invece, per le candidate in gravidanza o in fase si allattamento.

Requisiti e servizio civile

A cambiare saranno anche i requisiti per l'idoneità. Con le nuove indicazioni, i candidati che rientreranno nel 20% dei posti successivi all’ultimo di quelli banditi potranno essere identificati come idonei. Infine, è prevista anche l'introduzione di una quota di posti riservati a chi ha svolto il servizio civile, concludendolo senza demerito.

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