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Domenica, 25 Febbraio 2024
L'ipotesi

Nuovo condono edilizio all'orizzonte: il piano di Salvini e chi ne potrebbe approfittare

Una sanatoria su verande, pareti e altri abusi "minori" permetterebbe a milioni di cittadini (questo è il ragionamento che vi sta dietro) di tornare a vendere e affittare casa, con lo Stato che incassa e con i prezzi delle abitazioni, alle stelle ormai in alcune grandi città ma non solo, che si abbassano

Nel Piano Casa che Salvini e la Lega vogliono realizzare e intestarsi entro il 2025 (e che può avere un peso già nella campagna elettorale verso le europee) ci sarà spazio per un condono edilizio. "Non parlo di ville abusive sul mare o sui greti dei fiumi. Parlo di piccoli abusi e irregolarità, difformità rispetto ai progetti iniziali su pareti, cantine, verande, box", avrebbe detto il leader leghista secondo un retroscena rilanciato oggi dal quotidiano La Stampa. Si tratta, per ora, solo di ipotesi, è bene ribadirlo. Il numero uno del Carroccio ne parla però da mesi (lo scrivevamo già a settembre) e avrebbe preannunciato la sua strategia anche di recente, a metà gennaio quando riunì banche e associazioni dell'edilizia a Roma, nella sede distaccata del ministero delle Infrastrutture a Pietralata.

Una sanatoria permetterebbe a milioni di cittadini (questo è il ragionamento che vi sta dietro) di tornare a vendere e affittare casa, con lo Stato che incassa e con i prezzi delle abitazioni, alle stelle ormai in alcune grandi città ma non solo, che si abbassano. Almeno, tale è il "progetto", se così lo si può definire. Le case-vacanza spuntate ovunque come funghi hanno fatto salire il valore degli immobili, in primis quelli in locazione, a livelli mai visti prima. Basterà condonare verande, stanze raddoppiate dove prime ce n'era una sola, sottotetti, pareti spostate, e altro di simile a dare una benefica scossa al mercato? Dubitarne è lecito. Nella storia recente italiana i condoni hanno, infatti, portato incassi sempre di gran lunga minori delle aspettative.

I grandi condoni edilizi italiani sono stati tre. Uno nel 1985 col governo Craxi, altri due coi governi Berlusconi nel1994 e 2003. In tutti i casi a beneficiarne furono soprattutto i diretti interessati, con le "briciole" nelle casse pubbliche. Nel condono introdotto dal governo Craxi I, secondo i dati elaborati dalla Cgia di Mestre, fu incassato solo il 58% gettito previsto (3,1 miliardi), con quello approvato dal governo Berlusconi I il 71% (5,2 miliardi) e quello del governo Berlusconi II solo il 34,5%, ovvero poco più di 7 miliardi di euro.

Ma sul fronte dell'acquisizione del consenso a breve termine i condoni erano, sono e resteranno strumenti politici quasi senza rivali, e Matteo Salvini potrebbe puntarci parecchio (resta da capire quanto Fratelli d'Italia lo seguirà su questo percorso).

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