Congedo di maternità, quando il cambiamento è in peggio 

Il 'pacchetto famiglia' contenuto nella manovra economica raccoglie diverse novità che riguardano soprattutto le neo-mamme: ecco perché la possibilità per le donne di lavorare fino al nono mese di gravidanza sta facendo molto discutere

Foto di repertorio

Nella manovra economica approvata, non senza polemiche, prima di Capodanno, è contenuto il cosiddetto 'pacchetto famiglia' che raccoglie diverse novità per i neo-genitori che riguardano soprattutto i congedi di maternità (e paternità) e il bonus nido. Novità tese a migliorare le condizioni di mamme e papà, ma che invece sono finite nel mirino dell'Usb, Unione Sindacale di Base, secondo cui i cambiamenti del 'governo di cambiamento' ci sono, ma in peggio: “La nuova legge di bilancio alla fine contiene ben poco di nuovo e tanto meno di diverso rispetto a quello che abbiamo visto negli ultimi anni. Anzi, per molti aspetti, si pone su una linea di rinforzo e peggioramento delle politiche liberiste dei governi precedenti e imposte dall’Unione Europea. Per quel che riguarda le lavoratrici, poi, contiene sicuramente dei cambiamenti, ma sono tutti peggiorativi, figli di una logica che non tiene in alcun conto la condizione delle donne sia che si parli di lavoro produttivo che riproduttivo o di cura”.

Une delle misure che più sta facendo discutere riguarda la possibilità per le donne di lavorare fino al nono mese di gravidanza, mentre con le vecchie norme il congedo obbligatorio riconosciuto era di cinque mesi, due prima del parto e tre dopo, con il periodo che poteva essere prorogato dalla Direzione territoriale del lavoro: “Il provvedimento più grave di tutti – prosegue l'Usb - è indubbiamente il ‘diritto’ di andare in congedo di maternità a parto avvenuto, ovvero il ‘diritto’ di lavorare fino all’ultimo giorno di gravidanza. Questo cosiddetto diritto si configura in realtà come una nuova e gravissima forma di sfruttamento, che potrà essere usata in modo ricattatorio dai datori di lavoro nei confronti delle lavoratrici ed in particolare di quelle più precarie”.

“Che poi sia un 'quadro clinico'- prosegue il comunicato - delineato da un medico (come se la gravidanza fosse una malattia!) a decidere se la donna possa usufruire di tale “diritto” aggiunge la beffa al danno perché rappresenta un ulteriore attacco all’autonomia e all’autodeterminazione delle donne. Senza contare che in quest’ottica quelle che rischiano di farne le maggiori spese sono le donne a più basso reddito, italiane e migranti, che non possono permettersi medici privati”.

Proprio il fatto che un diritto venga subordinato ad un certificato è, secondo l'Usb, una logica aberrante che cancella anni di conquiste sociali, non tenendo in considerazione i contesti e le condizioni nelle quali oggi le donne, sempre più precarie e sempre più povere, lavorano.

“Se nella logica del capitale il lavoro di riproduzione e cura è da sempre occultato, reso gratuito, considerato una prerogativa “naturale” delle donne, invece che lavoro che si concretizza nella riproduzione sociale, funzione essenziale in ogni consesso umano, con questo provvedimento si arriva ad ignorare completamente la condizione particolare della gravidanza, le sue specifiche caratteristiche, i bisogni fisici e psicologici che essa comporta per la donna, peraltro scientificamente riconosciuti e provati”

Il problema, secondo l'Unione Sindacale di Base, è che invece che aumentare diritti e tutele per le neo-mamme, sembra si stia andando nella direzione opposta: “Questo provvedimento arriva a misconoscere le basi della riproduzione stessa, nascondendosi sotto un velo (assai sottile a dire il vero) di presunta libertà e modernità. Le donne avrebbero bisogno di un’estensione e di una protezione maggiore del diritto alla maternità, di poter stare a casa prima del parto e dopo il parto, con un compenso pieno anche dopo il quarto mese di vita del bambino, invece ora anche le lavoratrici dipendenti potranno come le donne a partita IVA (vera o finta che sia), lavorare fino all’ultimo giorno”.

Il sindacato conclude elencando alcuni provvedimenti che potrebbero agevolare, sul serio, la vita dei neo-genitori: “Politiche a sostegno della maternità e paternità condivisa; estensione incondizionata delle indennità (maternità, paternità, parentali) a tutte le tipologie contrattuali; congedo di paternità obbligatorio ben oltre i 5 miseri giorni (in Spagna sono 5 settimane); potenziamento ed accesso universale e gratuito agli asili nido e ai servizi pubblici all’infanzia; promozione della prevenzione e salute delle donne attraverso la riqualificazione ed il potenziamento della rete nazionale dei consultori”. Il finale ironico della nota 'punge' l'esecutivo, sul motivo per cui, pur essendo provvedimenti utili, non li vedremo mai attuati, almeno per adesso: “Ma tutto ciò (riferito alle misure sopraelencate ndr.), sembra già di sentirlo, non è nel contratto di governo!”.

Congedo di maternità, cosa cambia

Per capire meglio su cosa si fonda la protesta dell'Usb, andiamo a vedere quali sono le principali novità per i neo genitori contenute nella legge di Bilancio. Partendo dalle donne, il provvedimento più importante riguarda il congedo di maternità. Fino al 2018 le donne incinte erano obbligate a congedarsi dal lavoro due mesi prima della gravidanza, mentre con la nuova legge le future mamme potranno lavorare fino all'ultimo giorno prima del parto, ovviamente previa richiesta della diretta interessata e con il parere favorevole di un medico che evidenzi l'assenza di pericolo per la mamma e per il bambino. Una novità che permetterà alle donne di utilizzare tutti e cinque i mesi del congedo dopo la nascita del piccolo.

Congedo di paternità, cosa cambia

Lo scorso anno il congedo per i neo-papà era stato aumentato da due a quattro giorni, ma in un primo momento la manovra non prevedeva una proroga per questo esperimento, che si è rivelato sicuramente utile per gli uomini che in un momento come quello del parto, hanno così la possibilità di stare vicino alla loro donna ed aiutarla nei giorni precedenti e successivi alla nascita del bimbo (o bimba), che sono sempre i più complicati per i genitori. Grazie ad una raccolta firme è stato possibile porre rimedio a questa 'svista', con alcuni emendamenti ad hoc che sono serviti per confermare i quattro giorni di congedo obbligatorio per i papà, a cui ne è stato aggiunto anche un quinto. Come confermato nel testo della manovra, la misura è valida per i lavoratori dipendenti con contratto subordinato e può essere sfruttata entro cinque mesi dalla nascita del figlio o dall'entrata nel nucleo familiare di un minore adottato.

Bonus Nido, aumenta l'assegno

Il 'pacchetto famiglia' si conclude con il rinnovo del bonus nido a sostegno dei genitori lavoratori, di cui è stata aumentata da 1.000 a 1.500 euro la cifra destinata all'iscrizione del bimbo all'asilo nido, che sia pubblico o privato. Dal prossimo 28 gennaio sarà attivo il servizio online dell'Inps attraverso il quale sarà possibile presentare la richiesta.

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