Martedì, 20 Aprile 2021

Coronavirus, le conseguenze più letali della pandemia: l'appello della Caritas

In Italia si stima un raddoppio dei nuovi poveri ma in tutto il Mondo si registrano le conseguenze del lockdown: secondo le proiezioni del World Food Programme il numero di persone sull'orlo della fame è destinato a raggiungere quota 230 milioni

pacchi di cibo nella sede della caritas in ungheria foto EPA Peter Komka HUNGARY OUT

Una grave crisi umanitaria sta facendo seguito alla diffusione della pandemia di nuovo coronavirus e le conseguenze potrebbero essere ben più pesanti della pandemia stessa. È la confederazione cattolica Caritas Internationalis a esortare la comunità internazionale ad intraprendere azioni coraggiose e immediate. Se negli ultimi quattro mesi l'attenzione si è concentrata sulla diffusione e sulle strategie di contenimento del virus, ora occorre una presa di coscienza sulle conseguenze che la pandemia sta portando sulle comunità maggiormente vulnerabili che vivono nei Paesi più poveri.

Il lockdown deciso in Europa, negli Stati Uniti, in Cina e in Giappone ha paralizzato l'economia globale che è ora fortemente compromessa. Secondo le proiezioni del World Food Programme in tutto il mondo il numero di persone sull’orlo della fame è destinato a raddoppiare a causa delle conseguenze economiche legate alla pandemia e potrebbe raggiungere quota 230 milioni di persone.

Molti Paesi del Medio Oriente, dell'America Latina e dell'Asia sono già sull'orlo di una grave crisi alimentare che sta comportando un importante aumento della malnutrizione infantile e del numero di adulti che soffrono la fame. Ma è l'Africa è il continente maggiormente colpito a causa della mancanza di cibo - come conseguenza diretta del lockdown posto in essere in diversi Paesi - nonché di una varietà di disastri naturali quali inondazioni, siccità, invasione di locuste, raccolti scarsi.

I migranti, gli sfollati interni, i rifugiati e i rimpatriati sono tra i gruppi maggiormente a rischio, essendo gravemente colpiti dalla crisi alimentare e dalla mancanza di condizioni di vita sicure. "Siamo consapevoli di essere davanti a un'emergenza atipica in cui i Paesi che normalmente sono tra i maggiori donatori sono i più colpiti dal virus - spiega il segretario generale della Caritas Internationalis, Aloysius John - Ma dobbiamo essere coscienti che l’utilizzo degli aiuti internazionali per rispondere ai bisogni nazionali non rappresenta la giusta soluzione". Caritas Internationalis esorta pertanto la comunità internazionale a: sospendere le sanzioni economiche contro la Libia, l'Iran, il Venezuela e la Siria al fine di consentire l'importazione di medicinali, di attrezzature mediche e di beni di prima necessità per la popolazione.

Ma anche a garantire l'accesso a servizi essenziali per gli sfollati interni e i rifugiati, compreso l'accesso ai campi profughi e per sfollati interni. "Non si potrà fermare questa nuova grave crisi umanitaria se non verranno intraprese azioni coraggiose per sostenere le comunità più vulnerabili".

Caritas, raddoppiati in nuovi poveri in Italia

Conseguenze all'estero ma anche in Italia. Un monitoraggio su 101 centri diocesani di Caritas Italiana certifica il raddoppio delle persone che per la prima volta si rivolgono ai Centri di ascolto e ai servizi delle Caritas rispetto al periodo di pre-emergenza. Si stimano in 38.580 i 'nuovi poveri' che richiedono beni di prima necessità e cibo, ma anche che non riescono a pagare le bollette delle utenze domestiche così come gli affitti. "Nel contempo - spiega una nota della Caritas -  aumenta il bisogno di ascolto, sostegno psicologico, di compagnia e di orientamento per le pratiche burocratiche legate alle misure di sostegno e di lavoro".

I vescovi italiani hanno messo a disposizione della Caritas un contributo di 10 milioni di euro dai fondi dell'otto per mille, mentre la campagna Caritas 'Emergenza coronavirus: la concretezza della carità' ha raccolto finora più di 1,9 milioni di euro da parte di 3.760 donatori.

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