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Sabato, 28 Maggio 2022
Effetto boomerang

Il pasticcio dei contratti di somministrazione: chi rischia di perdere il lavoro

Con il vincolo di 24 mesi ai contratti di somministrazione, a rischio licenziamento 100 mila assunti a tempo indeterminato dalle agenzie per il lavoro

La chiave per uscire dalla crisi economica Covid è il lavoro. Un aumento del numero di occupati non solo eviterà una profonda crisi sociale ma servirà anche ad innescare una ripresa solida e duratura guidata dai consumi. Che sia a tempo determinato o indeterminato, il lavoro è essenziale, anche quello in somministrazione che passa attraverso le agenzie di lavoro. Questa forma contrattuale, molto utilizzata in tempi di pandemia, rischia un arresto forzato a causa di alcune modifiche. Tra queste il ripristino delle causali nei rapporti a termine e i limiti all’impiego dal 30 settembre 2022 per i dipendenti delle agenzie assunti a tempo indeterminato. Le nuove misure potrebbero far saltare oltre 100 mila posti di lavoro. Facciamo il punto della situazione e vediamo chi rischia di perdere il lavoro. 

Contratto di somministrazione: cos'è e come funziona

Il contratto di somministrazione è un rapporto di lavoro a tre, con le agenzie di lavoro che fungono da tramite tra le imprese e i lavoratori. Questa forma contrattuale, introdotta nel 2003 a sostituzione del lavoro interinale, viene utilizzata quando un’azienda si rivolge ad agenzie autorizzate per fruire delle prestazioni di uno o più lavoratori. I soggetti coinvolti nel contratto di somministrazione sono: 

  • l'utilizzatore, ossia l’azienda che ha bisogno di manodopera;
  • il somministratore, l’agenzia autorizzata che fornisce la manodopera;
  • i lavoratori somministrati.

Le agenzie per il lavoro, iscritte in un apposito albo, si occupano della selezione del personale e della stipula del contratto con il lavoratore e con l'utilizzatore. Nella somministrazione, dunque, i contratti sono due:

  • il contratto di somministrazione che vene stipulato tra l'agenzia per il lavoro e l'azienda che necessita di manodopera;
  • il contratto che viene stipulato tra l'agenzia per il lavoro e i lavoratori. Questo può essere sia a tempo determinato, sia a tempo indeterminato. 

Ricapitoliamo: il lavoratore viene assunto dall'agenzia per il lavoro ma lavora per un'altra azienda, che organizza e dirige l'attività lavorativa del somministrato. Il lavoratore viene pagato direttamente dall'agenzia per il lavoro che poi si rifà sull'azienda utilizzatrice. Da sottolineare che i lavoratori somministrati godono di un trattamento economico e normativo non inferiore a quello dei dipendenti di pari livello dell’utilizzatore. Questa forma contrattuale di lavoro prevede solo alcuni limiti quantitativi: non può superare il 20% del numero dei lavoratori assunti a tempo indeterminato nell'impresa utilizzatrice (il 30% per i lavoratori assunti a tempo determinato).     

Boom di contratti di somministrazione con il Covid

Il lavoro in somministrazione è un fenomeno in crescita, lo dicono i numeri, specie in tempi di pandemia quando le aziende hanno un maggior bisogno di flessibilità. Secondo l’ultimo bollettino di Ebitemp - Ente bilaterale del lavoro temporaneo, nel mese di novembre 2021 si è registrato un aumento medio mensile di occupati in somministrazione del 21,4% su base annua: 92.737 contratti in più rispetto allo stesso mese dello scorso anno, con un +26,1% per il lavoro a tempo determinato e un +6,1% per quello a tempo indeterminato. In termini di ore lavorate la crescita è del 23,8% (+29,6% per il tempo determinato e +9% per il tempo indeterminato) mentre il monte retributivo dei lavoratori registra un incremento del 25,1% (+35% per i lavoratori a tempo determinato e +6,9% quelli a tempo indeterminato). Guardando al singolo lavoratore, invece, si registra un incremento del 2% di ore lavorate rispetto a novembre 2020. Il lavoro in somministrazione è molto apprezzato non solo dalle aziende ma anche dai sindacati, visto che prevede numerose garanzie per i lavoratori e scoraggia il lavoro nero. Inoltre registra il più alto tasso di stabilizzazione rispetto alle altre tipologie contrattuali.

100 mila lavoratori rischiano il licenziamento

Il trend in crescita dei contratti di somministrazione, che come abbiamo visto fanno bene al mercato del lavoro, potrebbe presto interrompersi a causa di due importanti novità normative. La prima riguarda il ripristino delle causali per proroghe e rinnovi, che erano state eliminate durante l'emergenza Covid fino al 31 dicembre 2021. La seconda riguarda un emendamento al Dl Fiscale, che introduce a partire dal 30 settembre 2022 il limite di 24 mesi di lavoro presso l’azienda utilizzatrice anche per gli assunti a tempo indeterminato. Le nuove misure, introdotte per combattere il lavoro precario, rischiano di colpire i lavoratori, mettendo a rischio oltre 100 mila lavoratori assunti a tempo indeterminato dalle agenzie per il lavoro, "senza che vi sia un beneficio per nessuno", dichiara Alessandro Ramazza presidente di Assolavoro, Associazione nazionale delle agenzie per il lavoro. "Questo emendamento - sostiene Agostino Di Maio, direttore generale dell'associazione - non c’entra nulla con il cosiddetto decreto Dignità. Quest’ultimo, con i vincoli aggiunti ai contratti di lavoro dipendente a tempo determinato, per via diretta o in somministrazione, ha determinato due effetti. Da una parte ha accelerato la stabilizzazione dei lavoratori con più elevate professionalità, dall’altra ha aumentato il turn over per i più deboli. Ora questo emendamento, se non intervengono correttivi, determinerà un elevato turn over anche per i lavoratori in somministrazione assunti a tempo indeterminato. Un assurdo. Non si può urlare contro la precarietà e poi favorirla con norme scellerate. Confidiamo in rapidi correttivi".

Assolavoro chiede un passo indietro

Questi nuovi vincoli ai contratti di somministrazione rappresentano un serio pericolo per i lavoratori somministrati stessi, tanto che si parla di effetto boomerang. Di fronte a questo paradosso, infatti, le agenzie di lavoro che hanno assunto i lavoratori a tempo indeterminato, ma che sono in missione a termine, si trovano davanti a due sole alternative possibili: proporre alle aziende lo staff leasing, ovvero la somministrazione a tempo indeterminato, o destinare il lavoratore a un’altra azienda utilizzatrice. "Se queste due strade non fossero percorribili, questi lavoratori rientrerebbero nella disponibilità dell’agenzia", spiega a Il Sole 24 Ore Marco Valentini, direttore dell’ufficio legale di Sgb Humangest. Il lavoratore si troverebbe a dover ricominciare da zero, rischiando persino il licenziamento in caso di problemi nella sua ricollocazione. Assolavoro e sindacati chiedono al governo un passo indietro: "Il legislatore ha voluto aggiungere altri problemi a quelli che il mondo del lavoro di suo già ha - ha dichiarato Alessandro Ramazza di Assolavoro - Nonostante vi sia piena concordia tra Assolavoro e i sindacati nel considerare il nuovo vincolo introdotto dal decreto fisco-lavoro un errore che danneggia tutti, in primis i lavoratori, il legislatore tarda a ravvedersi".

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