Venerdì, 14 Maggio 2021
Italia

Contratti scaduti, verso un autunno caldissimo: in "attesa" 8 dipendenti su 10

L'indice di tensione contrattuale ai massimi dell'ultimo lustro: secondo i dati Istat a fine giugno 2020 sono in attesa di rinnovo i contratti collettivi che riguardano oltre 10 milioni di dipendenti

La quota dei lavoratori dipendenti in attesa di rinnovare il proprio contratto è salito all’82,4%: un valore mai toccato negli ultimi 5 anni che fa presagire un caldissimo autunno sul piano delle vertenze sindacali. Lo rilevano i dati Istat nel giorno in cui l'istituto di statistica pubblica l'inquientante indice di tensione contrattuale che mette in evidenza anche la crescita dei mesi che i lavoratori devono attendere per vedere regolarizzata la propria posizione.

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Le vertenze contrattuali toccano punte superiori all'anno: l'attesa per i lavoratori con il contratto scaduto è mediamente di 16,6 mesi mentre l’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 13,7 mesi, più del doppio di quella registrata un anno fa (6,6).

Con riferimento al solo settore privato, la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è pari al 77,2% in forte aumento rispetto a giugno 2019 (24,8%); i mesi di attesa per i dipendenti con il contratto scaduto sono 16,0, mentre l’attesa media è di 12,4 mesi considerando il totale dei dipendenti del settore.

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La prospettiva è tutt'altro che rosea, sia per gli effetti del rallentamento dei processi negoziali indotti dall’incertezza economica (nel periodo aprile-giugno 2020 nessun nuovo accordo è stato recepito), sia per effetto della revisione verso il basso delle previsioni dell’inflazione per il 2020 e 2021, ampiamente inferiori al punto percentuale.

Quanto alla retribuzione oraria media, nei primi sei mesi dell’anno, si assiste ad una cresciuta dello 0,6% rispetto allo stesso periodo del 2019. L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie è aumentato dello 0,1% rispetto a maggio 2020 e dello 0,6% nei confronti di giugno 2019. L’aumento tendenziale registrato a giugno è stato dello 0,8% per i dipendenti dell’industria, dello 0,6% per quelli dei servizi privati e dello 0,3% per quelli della pubblica amministrazione.

Ma c'è anche chi gioisce per aver visto aumentare il proprio stipendio: sono gli impiegati nei settori del credito, delle assicurazioni e degli alimentari (+2,3%) e dell’energia elettrica e gas ( +1,5%). 

Nota metodologica. Se per la pubblica amministrazione l'indagine rappresenta il 96,2% del totale dei dipendenti, i contratti nazionali monitorati nel settore privato sono 58 a fronte di circa 280 contratti collettivi nazionali di lavoro censiti. Per la determinazione dell’indice l’indagine ha escluso i contratti dei dirigenti e la parte relativa agli apprendisti: sono 73 i CCNL monitorati dall’indagine tra cui il contratto specifico di lavoro per i dipendenti del gruppo Fiat (che dal 2012 non sono più regolati dal CCNL metalmeccanica industria) e il contratto per i dipendenti delle farmacie private.

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