Domenica, 25 Luglio 2021
Dumping sociale

Al lavoro con contratti "pirata": quattro su dieci firmati da associazioni fittizie, diritti a rischio

Un'accozzaglia di organizzazioni improbabili che nella stragrande maggioranza dei casi non rappresentano quasi nessuno, ma consentono un'alternativa a quelle imprese e a quei lavoratori subordinati che vogliono fare dumping sociale, aggirando i contratti siglati dalle organizzazioni più rappresentative e diffuse su tutto il territorio nazionale

Su 935 contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) vigenti e depositati al Cnel entro il 31 dicembre scorso 351 sono stati firmati da associazioni datoriali e organizzazioni sindacali non riconosciute dallo stesso consiglio nazionale dell'economia e del lavoro: in pratica 4 su 10, precisamente il 37,5%.

"Sia chiaro: non siamo nel far west - spiega la Cgia, associazione delle piccole e medie imprese - ma in alcune filiere produttive poco ci manca". Sono accordi che spesso abbattono i diritti più elementari, indeboliscono la legalità, favoriscono la precarietà, minacciano la sicurezza nei luoghi di lavoro, comprimendo paurosamente i livelli salariali. Accordi fortemente al ribasso che creano concorrenza sleale delegittimando quelle organizzazioni che, invece, hanno una rappresentanza sindacale presente su tutto il territorio nazionale, fatta di storia, di cultura del lavoro e del fare impresa, di iscritti, di sedi in cui operano migliaia e migliaia di dipendenti che erogano servizi a milioni di imprese e milioni di lavoratori dipendenti.

In un momento in cui il mondo del lavoro sta vivendo delle tensioni sociali profondissime, secondo la Cgia "è giunto il momento di rivedere il sistema della rappresentanza, consentendo alle organizzazioni datoriali e sindacali che sono riconosciute dal Cnel la titolarità di sottoscrivere accordi-contratti di lavoro a livello nazionale e locale, mentre a tutte le altre sigle che firmano un nuovo Ccnl, lo stesso dovrebbe essere 'asseverato' da un'istituzione pubblica terza che, ad esempio, potrebbe essere proprio il Cnel. Senza questa 'bollinatura', il contratto non potrebbe essere applicato, fino al momento in cui le parti non apportano i correttivi richiesti. In alternativa, con una legge parlamentare si potrebbero stabilire i requisiti dimensionali minimi che le organizzazioni di rappresentanza dei lavoratori e delle imprese devono possedere per potersi definire tali, potendo così sottoscrivere su base nazionale un contratto collettivo di lavoro. Una soluzione, quest'ultima, più facile a dirsi che a farsi, visto che le parti sociali ne parlano da almeno 40 anni, ma risultati concreti ancora non se ne sono visti".

  • Tra tutti i settori la situazione più critica si riscontra nell'edilizia. A fronte di 74 Ccnl depositati al Cnel, 37 (pari al 50 per cento del totale) sono stati sottoscritti da organizzazioni non aderenti alla struttura di viale Lubin. Ricordiamo, tra le altre cose, che l'attività nei cantieri è la più a rischio per numero di infortuni e decessi nei luoghi di lavoro.
  • Altrettanto 'anomala' è la situazione che si registra nel commercio/artigianato/turismo. Su 257 Ccnl vigenti, 121 (pari al 47,1 per cento del totale) sono stati firmati da sigle 'fittizie'.
  • Tra le imprese di pulizia e le multiservizi, dei 50 contratti vigenti 23 (pari al 46 per cento del totale) sono stati sottoscritti da sigle pressocché 'sconosciute'".
Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Al lavoro con contratti "pirata": quattro su dieci firmati da associazioni fittizie, diritti a rischio

Today è in caricamento