Lunedì, 27 Settembre 2021
Economia

Salario minimo, Tfr e contributi: come potrebbe essere il contratto per rider

Orienta, una delle principali agenzie del lavoro in Italia, ha proposto un inquadramento definito 'di somministrazione', un contratto che coniuga le tutele alla flessibilità, con tutte le garanzie minime: dal minimo salariale al Tfr, passando per contributi e copertura sanitaria

Il tavolo sui rider al Mise ha visto soltanto la 'prima puntata' di quella che si preannuncia una lunga serie di incontri tra sindacati, lavoratori, aziende e il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. Mentre la situazione appare ancora in una fase di stallo, il tema resta di grande attualità, soprattutto alla luce di una nuova sentenza del Tribunale del Lavoro di Milano, che ha respinto il ricorso di un fattorino che aveva chiesto di essere assunto. 

I punti chiave per sbrogliare questa 'matassa occupazionale' restano la flessibilità e le tutele, due fattori da dover conciliare per permettere ai lavoratori delle società di Food Delivery di svolgere le loro mansioni con un salario minimo, i contributi e tutte quelle piccole cose (che poi tanto piccole non sono) che rendono un lavoro dignitoso.

Quanti sono i lavoratori della Gig economy

Tra le varie soluzioni paventate in questi primi giorni di trattative c'è quella di un contratto 'su misura' per i lavoratori della Gig-economy, definita anche economia 'on demand'. Un contratto che possa rendere giustizia ai dipendenti delle aziende che lavorano tramite app, che secondo una recente ricerca della Fondazione Rodolfo Debenedetti sono circa un milione. Di questi, il 10% è rappresentato dai rider e di questa fetta, la maggior parte pratica questo lavoro occasionalmente: Sempre secondo la medesima ricerca, parliamo di lavoro saltuario in quanto, il 50% lo fa per 1-4 ore a settimana e il 20% per 5-9 ore, con un età media che in otto casi su dieci è inferiore ai 30 anni.

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Caos contratti 

Andando a vedere le modalità di inquadramento di questi lavoratori, scopriamo che, trattandosi per lo più di un occupazioni saltuarie e su richiesta, ci troviamo di fronte a diverse tipologie contrattuali non proprio 'stabili'. Il 10% sono inquadrati come co.co.co., mentre il 50% con contratto di collaborazione occasione a ritenuta d’acconto. Il 50% è pagato a consegna mentre il 20% è pagato a ora.

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La proposta: il contratto di somministrazione

Mentre al Mise si sta ancora ragionando sulle prossime mosse, l'agenzia per il lavoro Orienta ha proposto la sua soluzione: un contratto di somministrazione. “ L’esigenza sollevata è quella di fornire maggiori tutele a questi lavoratori senza minare la necessità di una gestione flessibile ed elastica di questa modalità lavorativa – si legge nel comunicato Orienta - La migliore soluzione in questo senso è il contratto di somministrazione, un contratto di lavoro subordinato, visto l’auspicio del Ministro del Lavoro Di Maio di collocare questi lavori nell’alveo del lavoro dipendente. Questo contratto prevede la possibilità di essere attivato anche per un solo giorno (massimo di flessibilità) e allo stesso tempo contiene tutte le tutele e le garanzie tipiche del lavoro dipendente (massimo delle tutele): retribuzione minima garantita, ferie, Tfr, contributi Inps, Inail, contributi per la disoccupazione, sanità e così via. Si tratta, formalmente, di un contratto da dipendente flessibile”.

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Le tutele aggiuntive

Il contratto di somministrazione proposto da Orienta prevede anche delle tutele aggiuntive a quelle classiche del lavoro dipendente garantite dal sistema di bilateralità del settore, come: formazione, acceso al credito, forme di sostegno al reddito integrative, per la maternità,  per l’asilo  nido, per la non autosufficienza, per la mobilità. Un innovativo sistema di welfare integrativo per la flessibilità, come confermato dalle parole di Giuseppe Biazzo, amministratore delegato di Orienta Spa: “Il contratto di somministrazione consente ad un lavoratore di avere tutte le tutele del lavoro subordinato anche per periodi lavorativi brevi  e discontinui e alle aziende che utilizzano questa tipologia contrattuale di poter attivare un rapporto di lavoro in modo flessibile e senza nessun aggravio burocratico. Ci sono molti settori economici come quello delle pulizie, della ristorazione, dei servizi alla persona e così via in cui ci sono esigenze simili a quelle del Food Delivery e in genere a quelle della Gig Economy che ricorrono alla somministrazione per gestire la flessibilità”. “Certo – conclude Biazzo - probabilmente ci sarà bisogno di un intervento legislativo per rendere più conforme la somministrazione alla Gig Economy ma questo è lo strumento migliore che abbiamo sul tappeto per conciliare flessibilità e tutele”.

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