Lunedì, 12 Aprile 2021

Non più reddito ma contributo di emergenza: da 400 a 800 euro a famiglia, cosa cambia

Non si chiamerà più reddito di emergenza ma contributo di emergenza il nuovo sussidio 'una tantum' destinato a dare una boccata d'ossigeno a circa 2,5 milioni di italiani

Niente più reddito di emergenza ma un contributo a tempo. Un cambio di denominazione scelto dall'esecutivo anche per marcare le distanza col famigerato reddito di cittadinanza, croce e delizia dei due governi Conte. A quanto apprende l'Adnkronos da fonti di maggioranza al ministero dell'economia si lavora alla riscrittura del testo del decreto aprile (divenuto ormai maggio) dopo i rilievi sollevati da Italia Viva e Partito Democratico. Il contributo di emergenza destinato a disoccupati e alle categorie escluse dai precedenti bonus coronavirus sarà un sussidio una tantum.

Contributo di emergenza, da 400 a 800 euro a famiglia

Il reddito di emergenza, o meglio denominato contributo di emergenza sarà pertanto un sussidio straordinario e verrà erogato dall'Inps una volta soltanto, con due tranche da accreditare e che varieranno da 400 a 800 euro a seconda del quoziente familiare. Per finanziare il sussidio il governo necessita di un miliardo di euro destinanto a dare una boccata d'ossigeno a circa un milione di famiglie, pari a 2,5 milioni di persone.

Secondo la bozza del decreto il contributo di emergenza potrà essere richiesto all'Inps da chi soddisfa i seguenti requisiti:

  • residenza italiana;
  • un reddito mensile inferiore al reddito di emergenza stesso;
  • un patrimonio mobiliare sotto i 10mila euro (fino a un massimo di 20mila considerando gli altri componenti della famiglia);
  • un valore dei reddito ISEE sotto i 15mila euro;
  • coloro che hanno terminato la NASpI e l'indennità di disoccupazione;
  • coloro che sono esclusi dalle coperture definite dal Cura Italia;
  • il sussidio potrà integrare il reddito di cittadinanza 

Nel nuovo decreto inoltre saranno riconfermate tutte le misure di sostegno al reddito già previste nel decreto Cura Italia: cassa integrazione per 9 settimane, indennizzi per stagionali e autonomi, congedi parentali e bonus baby sitter il cui utilizzo sarà allargato anche a servizi per l’infanzia e centri estivi.

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