Coronavirus, sindacati contro Amazon: "Siamo Davide che lotta con Golia"

Il braccio di ferro tra le sigle e il colosso dell'e-commerce va avanti. Per lo stabilimento di Passo Corese è scesa in campo anche la Prefettura di Rieti. Il segretario regionale Filt Cgil: ''Si tratta della prima volta in cui un Prefetto avalla la nostra posizione, chiedendo all'azienda di soddisfare le nostre richieste''

Foto di repertorio

Si aggiunge una nuova puntata nella diatriba tra Amazon e sindacati sulle condizioni dei lavoratori negli stabilimenti sparsi sul territorio italiano. Nella giornata di lunedì 30 marzo c'è stato lo sciopero nell'impianto di Calenzano, in provincia di Firenze, con il segretario nazionale della Filt Cgil, Michele De Rose, che aveva spiegato a Today.it le richieste fatte all'aziend. ''Siamo come Davide che lotta contro Golia - ha ribadito oggi - Le nostre richieste, soprattutto riguardo alla diminuzione dei carichi di lavoro, non sono ancora state soddisfatte. Amazon sta proseguendo con la spedizione di beni, la cui effettiva essenzialità è difficilmente dimostrabile''.

Coronavirus, per lo stabilimento di Passo Corese scende in campo la Prefettura

Mentre le mobilitazioni proseguono anche in Lombardia, Piemonte e Toscana, l'ultimo aggiornamento arriva dallo stabilimento di Passo Corese, dove nei giorni scorsi è risultata positiva al nuovo coronavirus una delle lavoratrici. Dopo le continue richieste dei sindacati è scesa in campo anche la Prefettura di Rieti che, recependo le necessità evidenziate dalle sigle, ha chiesto ad Amazon di ottemperare quanto invocato dai sindacalisti: ''L'emergenza sanitaria che stiamo attraversando, ha comportato un aumento di produttività presso i magazzini di lavorazione della merce, come nelle operazioni di distribuzione, che mal si conciliano con le prescrizioni anti-contagio previste dal decreto del Governo''.

''Si tratta della prima volta che un Prefetto avalla la nostra posizione'': a sottolinearlo a Today.it è Alessandro Antonelli, segretario regionale Filt Cgil per Roma e Lazio. ''Abbiamo fatto segnalazioni anche ad altre Prefetture – prosegue – ma quella di Rieti è la prima che si espone, chiedendo ad Amazon di soddisfare le nostre richieste''.

Almeno per quanto riguarda l'impianto di Passo Corese, i sindacati sono riusciti, grazie anche ai comitati aziendali, a fare dei passi in avanti, ma al momento, il problema vero è uno, quello della mole di lavoro, come confermato da Antonelli: ''L'impianto si trova in una zona molto “calda”, nei pressi di uno dei focolai più grossi della provincia di Rieti, ma in questo momento la vera questione non è tanto la tutela della sicurezza, su cui l'azienda, inizialmente ostile, si è poi dimostrata disposta al confronto, ma l'elevato peso lavorativo che i dipendenti sono costretti a sopportare in questo periodo di emergenza''.

Coronavirus e Amazon, la questione dei beni di prima necessità

Il “pomo della discordia” è sempre lo stesso, ridurre le spedizioni ai beni di prima necessità: ''Provvedendo soltanto all'invio di prodotti veramente necessari, si potrebbe ridurre il personale dello stabilimento da 2.500 a 1.500 unità, cosa che, allo stato attuale delle cose è impensabile, visto che c'è un volume di ordini superiore a quello del periodo natalizio. Abbiamo chiesto a gran voce – prosegue il segretario regionale Filt Cgil – di ridurre il commercio elettronico ai beni indispensabili, ma Amazon continua a includere in questa categoria di tutto: dalla torta di compleanno per il cane ai libri, passando anche per tapis roulant e altri prodotti per l'attività fisica. E' vero, si tratta di punti di vista, qualche passo in avanti è stato fatto, ma Amazon continua a considerare necessario uno spettro molto ampio di prodotti''.

E' stata invece diversa la reazione del colosso dell'e-commerce alla notizia della lavoratrice di Passo Corese risultata positiva al coronavirus: ''La dipendente ha subito comunicato all'azienda e ai colleghi di essere stata contagiata, così come il marito e la figlia. In questo caso Amazon si è subito mossa, dichiarando di mettere in congedo tutti quelli che sono stati a contatto con questa lavoratrice''.

''Per fortuna – conclude Antonelli – i lavoratori hanno reagito a questa notizia con calma e compostezza, senza creare panico. Amazon ha approcciato la situazione in modo molto serio, l'Asl di competenza sta analizzando in caso, ma non ci risulta che siano stati fatti controlli, o eventuali tamponi, ai colleghi della dipendente contagiata''.

L'emergenza continua, così come questa battaglia dei lavoratori Amazon , con la speranza che Davide e Golia trovino presto un punto di incontro, non soltanto per Passo Corese, ma per tutti gli impianti in Italia.

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