Coronavirus e lavoro, perché si parla di collocamento agricolo d'emergenza

L'ipotesi a cui stanno lavorando le ministre dell'Agricoltura Teresa Bellanova e del Lavoro Nunzia Catalfo potrebbe risolvere il problema della carenza di manodopera nei campi, occupando chi prende sussidi come il reddito di cittadinanza e la cassa integrazione

Foto di repertorio

Un lavoro nei campi, in un momento in cui molti settori sono fermi: un modo per soddisfare la carenza di manodopera nell'agricoltura, e allo stesso tempo trovare un'attività per chi adesso non può lavorare. Ovviamente fino a quando tutto non tornerà alla normalità. Si chiama collocamento agricolo d'emergenza e potrebbe essere una delle soluzioni da adottare per arginare le conseguenze economiche dell'epidemia di coronavirus in Italia. L'ipotesi, su cui stanno lavorando le ministre dell'Agricoltura Teresa Bellanova e del Lavoro Nunzia Catalfo, dovrebbe prevedere una piattaforma a cui potranno iscriversi i lavoratori che ad oggi percepiscono sussidi, quali il Reddito di cittadinanza o la cassa integrazione, per trovare facilmente lavoro nei campi.

Coronavirus e lavoro, cos'è il collocamento agricolo d'emergenza

In un momento di emergenza, in cui sono bloccati in casa sia i percettori di sussidi come il reddito di cittadinanza che i lavoratori messi in cassa integrazione, esiste un settore come quello agricolo, in cui il problema è inverso: il lavoro c'è, ma manca chi lo possa fare. Nasce da questa doppia esigenza l'idea del collocamento agricolo d'emergenza, spiegato nel dettaglio dal ministro dell'Agricoltura, Teresa Bellanova: "Stiamo ipotizzando un collocamento agricolo d'emergenza dove ci si possa iscrivere in maniera semplice candidandosi per un lavoro anche stagionale. Si tratta di individuare soluzioni ad hoc consapevoli dell'emergenza che il settore agricolo vive ma sapendo anche che è verso soluzioni strutturali che dobbiamo muovere. Su questo ho già scritto alla Ministra Catalfo, per iniziare a farci carico di un problema che evidentemente è complesso. Mi arrivano, anche a mezzo posta elettronica, disponibilità di singole persone e lavoratori prima occupati in altri settori, come ad esempio quello turistico, oggi bloccati. Mi chiedono come fare per trovare lavoro in agricoltura".

In questo momento il settore della produzione alimentare si trova sotto pressione per l'aumento della richiesta:  "La filiera alimentare sta assicurando il bene-cibo al Paese, confermandosi una volta di più centrale e strategica. Lavori fino a ieri considerati umili oggi si dimostrano essenziali perché consentono a noi tutti, pur nella situazione data, la normalità dell'esistenza. Chi può, deve dare una mano. - insiste Bellanova - Per questo ho chiamato ad un apporto quei lavoratori e quelle categorie che già percepiscono sussidi e che potrebbero, senza perdere i diritti acquisiti, rendersi disponibili". "Continuo in ogni caso a ritenere urgente accelerare su quanto già previsto: la costruzione di una piattaforma dove incrociare in modo immediato e trasparente domanda e offerta.- conclude la ministra - La filiera agricola e alimentare, così centrale adesso, lo sarà sempre di più perché ha potenzialità enormi. E noi non dovremo farci trovare impreparati".

Collocamento agricolo d'emergenza, i dubbi di sindacati e associazioni

"Bisogna comporre le esigenze: far fronte alle necessità che ci sono nei campi senza che questo si traduca in ulteriore precarietà", dice a proposito di una possibile estensione dei voucher in agricoltura per sopperire alla mancanza di manodopera in questo periodo, a fronte anche dell'emergenza coronavirus. La questione è oggetto di un dibattito tra i timori dei leader di Cgil, Cisl e Uil rispetto ad una possibile precarizzazione del lavoro agricolo e le richieste di alcune organizzazioni agricole, in primis la Coldiretti".

"La soluzione non è nella svalutazione e precarizzazione del lavoro o nelle rigidità a prescindere. - spiega la ministra - La mappatura dei fabbisogni di lavoro agricolo è essenziale perché mette in relazione aziende e rappresentanze dei lavoratori e costruisce il luogo dove le parti si confrontano per raggiungere un'intesa. Assicuro tutto il mio impegno in questa direzione. Ovviamente è un lavoro che dobbiamo fare in rete con gli altri Ministeri interessati, primo tra tutti il Lavoro". "D'accordo con la ministra Luciana Lamorgese abbiamo prorogato a giugno i permessi di soggiorno stagionali in scadenza. Penso dovremo farlo fino a dicembre", dice. "Adesso bisogna lavorare per accelerare l'emanazione del decreto flussi, - aggiunge Bellanova - che per la prima volta vedrà una collaborazione attiva delle organizzazioni agricole per gestire le quote regolari e trasformarle in contratti di lavoro".

"Il momento è complesso. Ci sono situazioni sedimentate nel corso degli anni, oggi acuite dall'emergenza con la quale ci confrontiamo e che va affrontata senza ipocrisia. La via da seguire è tracciata nel Piano triennale contro caporalato e lavoro nero in agricoltura, e non solo per i lavoratori migranti", afferma. "Mappare i fabbisogni, incrociare in modo trasparente e legale domanda e offerta di lavoro, costruire la rete integrata dei servizi" precisa la ministra. "Nel nostro Paese vivono migliaia di persone alla mercé dei caporali e dell'informalità assoluta, - prosegue - trovando asilo nei luoghi più tragici: un meccanismo perverso che va eliminato in radice. Bisogna farsi carico senza ipocrisia di queste persone, costruendo un percorso di lavoro regolare per sconfiggere lo sfruttamento e sottrarre le imprese al giogo criminale dei caporali e del crimine organizzato. Che anche attraverso la fornitura di manodopera a condizioni inumane tenta di entrare nel controllo delle aziende ricattandole, a maggior ragione se sono meno solide e se lo Stato non dà una pronta risposta".

"A chi mi obietta di dare troppa attenzione ai lavoratori nei ghetti e all'emersione del lavoro nero, rispondo che senza soluzioni di manodopera legale, il rischio è esporre le imprese alla mano della criminalità, pronta a fornire braccia e servizi. In questo caso non c'è una terza via: o è lo Stato a garantire incrocio regolare tra domanda e offerta di lavoro e rete integrata dei servizi necessari o c'è la criminalità".

Coronavirus e lavoro nei campi, Confagricoltura: ''Servono soluzioni urgenti''

Il grido d'allarme dai campi arriva anche da Confagricoltura. L'associazione ha manifestato la carenza di braccianti, sollecitando il Governo a trovare soluzioni al più presto: "Il tempo sta per scadere. La carenza di manodopera in agricoltura rischia di compromettere i raccolti. Sarebbe un fatto gravissimo in una situazione di emergenza che vede salire ogni giorno il numero delle persone che chiede aiuti alimentari. Abbiamo avanzato le nostre proposte e siamo pronti a discutere con tutti, senza preclusioni".

"Lo strumento migliore è quello più rapido. - afferma il presidente Massimiliano Giansanti  - In pochi giorni dobbiamo trovare una soluzione e dare una risposta alle pressanti richieste degli agricoltori che non vogliono perdere il risultato del loro lavoro".

"La raccolta delle primizie nei campi in alcune regioni è già iniziata e nelle prossime settimane entra nel vivo con la maturazione di gran parte delle produzioni ortofrutticole e delle lavorazioni per i raccolti d'autunno. Confagricoltura ha già proposto alle ministre delle Politiche agricole e del Lavoro di facilitare il ricorso alla manodopera, dando da un lato la possibilità, solo per questa fase emergenziale, di impiegare persone che hanno perso il lavoro - cassintegrati o fruitori del reddito di cittadinanza - senza far perdere loro tali diritti acquisiti, garantendo condizioni sanitarie ottimali e l'inquadramento nell'ambito del contratto collettivo nazionale".

"Dall'altro lato - prosegue Confagricoltura - la possibilità di utilizzare in campagna le persone che si trovano momentaneamente inoccupate a causa del blocco di molte attività produttive, individuando velocemente un percorso comune, all'interno dello stesso ccnl, volto a dare garanzie a tutti. "Da quando abbiamo avanzato tali proposte - afferma Giansanti - abbiamo ricevuto numerose richieste di persone pronte a lavorare in campagna in questo periodo di necessità. Mai come ora è evidente che occorre semplificare i passaggi burocratici. Occorrono soluzioni immediate per dare seguito a questa disponibilità di domanda e offerta e garantire i raccolti". "In Italia, primo Paese europeo colpito dall'epidemia Coronavirus, non abbiamo ancora trovato una soluzione a un'emergenza annunciata. Il nostro appello alla politica - conclude Giansanti - è di non perdere altro tempo prezioso e di attivare gli strumenti più adeguati a dare risposte concrete".

Coronavirus e lavoro nei campi, Coldiretti: ''Senza voucher rischio scaffali vuoti''

In questi giorni anche la Coldiretti ha manifestato a più riprese sulla carenza di lavoratori nel settore agricolo, con il presidente Ettore Prandini che ha commentato la decisione della Commissione Bilancio del Senato di dichiarare improcedibile l’emendamento per la reintroduzione dei voucher nell’ambito dei lavori per la conversione del dl Cura Italia: ''La bocciatura dell’emendamento sulla semplificazione dei voucher necessari per garantire il lavoro di raccolta nelle campagne mette in pericolo la fornitura alimentare del Paese e rischia di lasciare presto vuoti gli scaffali dei supermercati''.

''Stiamo vivendo una situazione eccezionale con l’intera filiera alimentare impegnata in prima linea a garantire quel cibo necessario alle famiglie italiane e che – sottolinea Prandini - rischia di mancare se non verranno assunti provvedimenti straordinari per assicurare la presenza di manodopera nelle campagne. Soprattutto dopo che – evidenzia il presidente della Coldiretti - il blocco delle frontiere ha fatto venire meno la presenza di gran parte dei 370mila lavoratori stranieri dai quali dipende ¼ della produzione di Made in Italy alimentare''.

"In una situazione di emergenza nazionale - ha affermato Prandini - serve una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di cassaintegrati, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui scuole, università attività economiche ed aziende sono chiuse e molti lavoratori in cassa integrazione potrebbero trovare una occasione di integrazione del reddito proprio nelle attività di raccolta nelle campagne.

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''Chi si oppone ai voucher per il lavoro agricoltura – precisa Prandini - si assume la responsabilità di situazioni di tensione sociale generata da una parte dalla mancanza di lavoro e di fonti di reddito per sé e per la propria famiglia e dall’altra dal rischio di carenza di prodotti alimentari in negozi e supermercati. In questo momento – continua Prandini – l’Italia non ha bisogno di posizioni ideologiche, ma di scelte pragmatiche per il bene del Paese, come quelle che riguardano l’agricoltura e la produzione alimentare. Chiediamo quindi – conclude Prandini - al Governo di riammettere l’emendamento nell’ambito della discussione Parlamentare in un clima di collaborazione delle forze politiche nell’interesse generale''.

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