Mercoledì, 14 Aprile 2021

Coronavirus, dalle librerie ai negozi per bimbi: cosa riapre dal 14 aprile

Il nuovo decreto annunciato dal premier Conte prolunga il lockdown, ma prevede anche la riapertura di alcune attività: quali sono le principali novità

Foto di repertorio

Nella serata di venerdì 10 aprile il premier Giuseppe Conte, ha comunicato il prolungamento del lockdown fino al prossimo 3 maggio. Una proroga ''annunciata'', quella prevista nel nuovo Dpcm, che però contempla anche altre novità, come la riapertura di alcune attività a partire da martedì 14 aprile. Una manciata di attività tra cui figurano cartolerie, librerie e negozi di abbigliamento per bambini e bebè, negozi che non erano stati considerati di prima necessità, ma per cui in molti avevano invocato la riapertura.

Coronavirus, cosa riapre il 14 aprile

Ma cosa troveremo aperto dal giorno successivo alla Pasquetta? L'elenco completo delle attività si coglie soltanto negli allegati del decreto: oltre alle già citate librerie e cartolerie, riprende anche l'uso delle aree forestali, per la produzione della legna, la fabbricazione dei pc, la silvicoltura, che si accompagna alla ripresa della produzione di fertilizzanti e prodotti chimici per l'agricoltura e a quella di utensileria manuale.

Riprende la produzione del sughero, ma anche gli articoli in paglia e i materiali da intreccio, le attività di riparazione e manutenzione di aerei e treni, oltre alla cura e manutenzione del paesaggio. Via libera anche alle opere idrauliche. Autorizzate anche le attività degli organismi internazionali, come l'Onu e le sue agenzie, proseguono anche le attività di call center, ma, a differenza del precedente Dpcm in scadenza lunedì prossimo, viene precisato nel testo del decreto che vengono consentite "in entrate (Inbound)" e comunque "nei limiti in cui siano espletate in relazione alle attività di cui agli allegati al presente decreto".

Il nuovo decreto, si allenta il lockdown: ecco chi potrà riaprire

All'articolo 4 del Dpcm vengono poi riportate le misure igienico-sanitarie, tra queste l'invito ad "evitare abbracci e strette di mano", "evitare l'uso promiscuo di bottiglie e bicchieri", "pulire le superfici con disinfettanti a base di cloro o alcol". All'articolo 5, infine, le misure per gli esercizi commerciali, dal "distanziamento interpersonale" all"'uso di guanti 'usa e getta' nelle attività di acquisto, particolarmente per l'acquisto di alimenti e bevande".

Coronavirus, cosa resta chiuso

Per i cittadini e le attività non menzionate resta tutto come prima. Per altre tre settimane bisognerà restare a casa, con la possibilità di uscire concessa soltanto per "comprovate esigenze lavorative", necessità o motivi di salute. Resteranno ancora chiusi bar, ristoranti, pub, discoteche e saranno vietati i trasferimenti e gli spostamenti verso le seconde case. Ancora chiusi parchi e aree gioco, così come rimane lo stop per le attività sportive, anche gli allenamenti dei professionisti. Rimane consentita l'attività motoria nei pressi di casa, da soli e mantenendo le distanze. 

Coronavirus, nuove regole per chi arriva in Italia

 Ci sono poi regole più stringenti per chi arriva in Italia dall'estero, anche se per soggiorni brevi. Nella bozza del Dpcm che il premier Conte ha annunciato in conferenza stampa si legge infatti che "chiunque intende fare ingresso nel territorio nazionale, tramite trasporto di linea aereo, marittimo, lacuale, ferroviario o terrestre, è tenuto a consegnare al vettore all’atto dell’imbarco" una dichiarazione che indichi i motivi del viaggio (che devono essere sempre comprovate esigenze lavorative, necessità, salute), indirizzo completo dell’abitazione o della dimora in Italia dove sarà svolto il periodo di sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario e il mezzo di trasporto privato che verrà utilizzato per raggiungere la stessa; recapito telefonico anche mobile presso cui ricevere le comunicazioni durante l’intero periodo di sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario".

Inoltre i vettori e gli armatori dovranno acquisire e verificare la documentazione "provvedendo alla misurazione della temperatura dei singoli passeggeri e vietando l’imbarco se manifestano uno stato febbrile, nonché nel caso in cui la predetta documentazione non sia completa". Sono infine tenuti ad adottare le misure organizzative che assicurano in tutti i momenti del viaggio una distanza interpersonale di almeno un metro provvedendo anche, al momento dell’imbarco, a dotare i passeggeri, che ne risultino sprovvisti, dei dispositivi di protezione individuale. Lo stesso vale per chi debba fare ingresso in Italia per transiti e brevi soggiorni dovuti a motivi di lavoro.

Coronavirrus, in Lombardia librerie e cartolerie restano chiuse

La Regione Lombardia non riapre le librerie, diversamente da quanto previsto dal Dpcm firmato ieri dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. "Il commercio al dettaglio di articoli di carta, articoli di cartoleria e forniture per ufficio; libri; fiori e piante è consentito esclusivamente negli ipermercati e nei supermercati", si legge nell'ordinanza firmata stamattina dal presidente della Regione, Attilio Fontan. Fonti della Regione spiegano all'Adnkronos, a proposito di questo punto, che i libri potranno essere venduti, oltre che nei supermercati, anche nelle edicole o nei piccoli negozi di alimentari.

La decisione della Regione Lombardia di non concedere alcune deroghe al lockdown riguarda, oltre alle librerie, anche le cartolerie, tra gli esercizi commerciali che secondo il Dpcm di ieri avrebbero potuto riaprire al pubblico da martedì prossimo, ovviamente con tutte le precauzioni di sicurezza e il distanziamento sociale. Il Governo regionale, nella sua ordinanza, spiega di ritenere che la possibilità di adottare "misure più restrittive di quelle statali e quindi rigorosamente funzionali alla tutela della salute trovi il suo fondamento negli articoli 32 e 117 della Costituzione". Quest'ultimo, in particolare, disciplina i rapporti e i poteri di Stato e Regioni.

Sempre nell'ordinanza, si fa riferimento alla situazione particolare della Lombardia rispetto al resto del territorio italiano: qui, "il dato epidemiologico è di gran lunga superiore al dato nazionale: al 10 aprile 2020 circa due quinti della popolazione italiana contagiata è lombarda", sottolinea il documento. La decisione di non riaprire librerie e cartolerie rispetto al resto dello Stato, quindi, è legata al "diverso contesto di riferimento" e alle "proiezioni sulla prosecuzione del contagio, che impongono di limitare le limitazioni già poste in essere".

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