Lunedì, 19 Aprile 2021

Perdere un altro mese vuol dire perdere un anno: allarme mare, turismo da salvare

Il settore del diportismo vede in questi giorni centinaia di cancellazioni per le prenotazioni dei posti barca, mentre slittano anche i lavori per la preparazione dei natanti. Eppure il settore si presta in modo particolare al distanziamento sociale. L'appello al governo: "Fate presto"

Un'immagine di Capri deserta nel giorno di Pasqua, 12 aprile 2020 FOTO ANSA

Un vero e proprio naufragio: è forte l'allarme delle imprese che si occupano del turismo legato al mare, imprese messe in standby dall'emergenza coronavirus. Assonautica, l'associazione che raccoglie gli imprenditori dell'economia del mare, rivolge un appello al governo indirizzando una lettera aperta al premier Giuseppe Conte.

La richiesta è quella di sbloccare rapidamente le attività produttive della filiera colpite dal lockdown, chiedendo altresì il riconoscimento di un "bonus" liquidità a fondo perduto. Alla base delle richieste i drammatici dati diffusi da Unioncamere che tracciano una vera e propria moria delle aziende. Sono infatti 30mila le imprese stroncate nei primi tre mesi del 2020 dall'epidemia di coronavirus e dalle scelte prese per contenere il contagio. 

Si tratta del bilancio peggiore degli ultimi 7 anni e che avrà effetti sul prosieguo dell'anno. Il blocco, pur se temporaneo, delle attività produttive per l'emergenza Covid 19 ha generato per 3,7 milioni di lavoratori il venir meno dell'unica fonte di reddito familiare e ad essere particolarmente colpiti sono proprio le famiglie più povere e i lavoratori a basso reddito. A pagare il prezzo più alto sono i lavoratori delle piccole e piccolissime imprese con un reddito medio mensile di sole 1.250 euro. 

Il quadro peggiore si registra nelle attività legate al turismo come già denunciato da Federalberghi ed Assobalneari. Assonautica punta i riflettori anche sulle imprese della filiera mare che rappresentano il 5% del PIL nazionale e sono irremidiabilmente legate alla stagionalità: senza una ripartenza immediata delle attività produttive il rischio è quello di perdere completamente l'anno.

Il settore del diportismo vede in questi giorni centinaia di cancellazioni per le prenotazioni dei posti barca, mentre slittano anche i lavori per la preparazione dei natanti. Eppure, come scrive Assonautica, il settore si presta in modo particolare al distanziamento sociale: 

"Chi va in barca normalmente lo fa con la propria famiglia e non c’è dubbio che rispetto al rischio di contagio, la barca sia addirittura ancor più sicura della propria casa. Posso affermare senza ombra di dubbio che ragionevolmente la barca è il posto più sicuro al mondo dove una famiglia può passare il tempo in attesa che la pandemia cessi."

"Senza la possibilità di mettere in acqua le barche entro gli inizi di maggio - spiegano - assisteremo alla rinuncia definitiva degli utenti ad eseguire i lavori di preparazione delle barche, a fronte della compressione della stagione oramai aperta e questo comporterà, ahi noi la perdita dei ricavi dell’intero anno".

Assonautica, l'appello al governo

Egregio Presidente,  
l'effetto economico del coronavirus comincia a delinearsi con forza sempre maggiore nei dati che riguardano il tessuto produttivo. Mentre attendiamo che prendano concretezza le iniziative a sostegno della liquidità per le imprese, i dati della nostra Unioncamere tracciano la moria di aziende: quasi 30mila imprese in meno nei primi tre mesi del 2020 contro un calo di 21mila nello stesso trimestre del 2019. 

Il bilancio della nati-mortalità delle imprese tra gennaio e marzo di quest'anno risente delle restrizioni seguite all'emergenza Covid 19 e rappresenta il saldo peggiore degli ultimi 7 anni. 

Gli effetti conseguenti allo stato di eccezionalità in cui l'economia reale si sta muovendo appesantiscono il risultato di un bilancio che nei primi tre mesi dell'anno chiude sempre in rosso per effetto delle chiusure comunicate sul finire dell'anno precedente. 

Il quadro di congelamento delle imprese non può non riflettersi sui lavoratori.  

Il blocco, pur se temporaneo, delle attività produttive per l'emergenza Covid 19 ha generato per 3,7 milioni di lavoratori il venir meno dell'unica fonte di reddito familiare. 

A pagare il prezzo più alto sono i lavoratori delle piccole e piccolissime imprese con un reddito medio mensile di sole 1.250 euro. 

Nelle imprese della filiera mare esistono, in generale, due problemi che si sovrappongono:  

  • un primo problema, che possiamo definire di sopravvivenza, è legato in misura determinante alle grandezze finanziarie, alla gestione del debito e alla sostenibilità finanziaria dell’attività; 
  • un secondo problema è legato alla stagionalità: perdere un mese e mezzo in queste condizioni significa perdere, nella migliore ipotesi, un anno di attività o, peggio e più probabilmente, significherà perdere per anni successivi fatturato reddito ed occupazione del comparto intero.  

Tutto questo è fonte di grande preoccupazione e queste problematiche vanno certamente affrontate.  

Ora, al fine di evitare il collasso di un intero sistema che, da solo, senza considerare il significativo indotto ad esso connesso, genera circa il 5% del PIL nazionale, si ritiene essenziale quanto segue: 

  • avvio immediato delle attività produttive della filiera;
  • concessione di “bonus” liquidità a fondo perduto. 

Sta al comportamento della Politica e alle azioni messe in atto dal Governo da Ella presieduto evitare che la filiera collassi.   

Assistiamo in queste ore, con non poca amarezza, a centinaia di disdette delle prenotazioni di posti barca da parte di clienti esteri e l’assenza quasi totale di ordini di lavori di preparazione delle barche da parte dei clienti delle nostre associate.  

L’andare in barca è un’attività isolante per sua natura, chi va in mare si allontana dai luoghi di massa da sempre. Il diportismo non si caratterizza, come la maggior parte delle attività ludiche con necessità di stare in una squadra o con gli assembramenti tipici delle manifestazioni sportive. Chi va in barca normalmente lo fa con la propria famiglia e non c’è dubbio che rispetto al rischio di contagio, la barca sia addirittura ancor più sicura della propria casa. Posso affermare senza ombra di dubbio che, ragionevolmente la barca è il posto più sicuro al mondo dove una famiglia può passare il tempo in attesa che la pandemia cessi. I distinguo da mettere in atto poi per evitare il rischio di contagio sono veramente pochi e di facile applicazione: l’utente nautico esce da casa, sale in auto, arriva in porto, sale in barca ed esce in mare. Non ha bisogno cioè di condividere niente con nessuno, tranne che fare carburante una tantum con le dovute precauzioni ed usando i dispositivi individuali, così come per fare il pieno all’auto. 

Senza la possibilità di mettere in acqua le barche entro gli inizi di maggio, assisteremo alla rinuncia definitiva degli utenti ad eseguire i lavori di preparazione delle barche, a fronte della compressione della stagione oramai aperta e questo comporterà, ahi noi la perdita dei ricavi dell’intero anno dato che, con le barche a secco, non ci sarà nemmeno necessità a novembre prossimo, di fare manutenzione pre-invernale.   

Riceviamo quotidianamente, anche attraverso un apposito Sportello Legale attivato ad hoc dalla scrivente Associazione, il grido di allarme delle nostre imprese e centinaia di richieste dei nostri iscritti di poter tornare in mare, attività quest’ultima che non farebbe di certo male a molte, troppe persone in tensione.  

Per queste ragioni, insistendo sul carattere di isolamento della pratica nautica, Le chiedo di voler fare quanto di Sua competenza per permettere agli armatori ed ai soli componenti dei loro nuclei familiari di poter riprendere l’attività nautica entro l’inizio del mese di maggio e di darne avviso adesso. 

Ciò consentirà di sbloccare le lavorazioni nei cantieri che, nonostante rientrino a pieno titolo nelle attività ammesse di cui all’allegato n.1 del DPCM 22 marzo e seguenti, sono a tutt’oggi in attesa di ordini di lavoro che non arrivano, e permetterà altresì alle famiglie chiuse in casa da oltre 40 giorni di stare all’aria aperta.  

Lettera Assonautica a Conte (Pdf)

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